(U.G)
Ospite del nostro spazio “personaggi” è un’amica, una donna che nella variopinta galassia del vino ha ricoperto diversi ruoli. Oggi è di fatto la prima e unica “wine auctioneer” italiana, cioè banditrice di aste dei vini rari e pregiati. Leggendo l’intervista riuscirete a scoprire segreti e retroscena di questo mondo particolare e per certi aspetti misterioso ai più. Seguiteci allora.

Cara Chiara, racconta ai nostri lettori chi sei, cosa hai fatto e cosa stai facendo nel mondo del vino. 
Sono nel mondo del vino da quando sono nata, grazie alle aziende vinicole di famiglia nelle Marche e in Toscana, che mi hanno avvicinato e fatto appassionare all’enogastronomia fino a farla diventare il perno centrale della mia vita. Un po’ come Obelix sono stata presa per i piedi e immersa nel calderone della pozione magica, e da allora rappresenta la mia principale forza e il mio punto debole. L’ho conosciuto e vissuto sotto diverse sfumature, inizialmente come produttrice, curandone anche la parte commerciale estera e le pubbliche relazioni per oltre 15 anni. Un aggettivo per descrivere questo mondo non basta. Ne servono almeno tre: meraviglioso, avvincente, complesso. 

Questo era il passato. Oggi come ti definisci?
Da quando la mia famiglia ha ceduto le cantine, sono diventata una comunicatrice del vino, ma non saprei assolutamente come etichettarmi: non mi sento né giornalista, né blogger, né influencer, né sommelier, né critica enogastronomica, ma in realtà sono un pochino di tutto ciò. Di base sono felice. Perché comunicare il vino e tutto quello che gli gira intorno è la parte che più mi piace e che avrei sempre voluto fare.

Perciò oggi di cosa ti occupi? Una cosa è certa: fermarti a parlare di te non è affatto facile, sei sempre in movimento …
Vero! Sono praticamente una trottola! Cosa faccio? In parallelo mi occupo di svariati progetto che ruotano sempre intorno all’enogastronomia. In particolare quello delle Aste dei vini rari e da collezione per la Casa d’Aste romana Ansuini. Un lavoro molto interessante perché ti permette di entrare in contatto con un settore del vino particolare e divertente dove sono coinvolti produttori e vini che hanno fatto la storia, o che sono diventati una leggenda, un sogno, un oggetto esclusivo, a volte veri e propri pezzi da collezione.

Come e perché hai deciso di dedicarti alle aste dei vini pregiati e rari? Come si è illuminata la lampadina? Qualcuno è stato determinante nella scelta di dedicarti alle aste o semplicemente è stata una tua idea?
Tutto il merito del mio ingresso nel mondo delle Aste va ad Andrea Ansuini, proprietario di “Ansuini Aste 1860”, una delle più antiche e prestigiose aziende specializzate nel lusso, e una delle pochissime in Italia coinvolte con il settore Vino e distillati. È lui che mi ha cercata e che mi ha affidato questo reparto.

Quante tipologie di aste dei vini ci sono oggi? Come si differenziano e a chi sono rivolte?
Non ci sono vere e proprie tipologie che distinguono le Aste dei vini. In realtà dipende soprattutto dall’impostazione che gli vuole dare l’Esperto che ne cura il Catalogo: è lui (nel mio caso, lei), che può decidere se focalizzarla su un determinato settore (ad esempio solo vino escludendo i distillati), su determinati prodotti (come formati solo da collezione e tirature limitate), su annate particolari (magari solo prodotti vintage precedenti al 1990) o persino incentrando l’Asta su un unico produttore e via dicendo.

Quali sono le caratteristiche delle aste che tu organizzi periodicamente? E’ vero che sono molto “sui generis”, nel senso che si partecipa facilmente online o in altri modi che magari spezzano l’immaginario collettivo del personaggio austero che, senza apparente emozione, alza la manina per rilanciare l’offerta?
Le Aste che organizziamo sono fatte in modo da rendere il più semplice possibile la partecipazione degli acquirenti. Si può infatti partecipare, oltre che in sala, anche facendo delle offerte scritte via mail, o in diretta via telefono o online, da tutto il mondo perché le case d’aste usufruiscono anche di particolari agevolazioni per spedire poi in qualsiasi nazione, cosa impensabile per un privato.  Devo ammetterlo però: vedere il cliente che alza la famosa paletta in sala per fare l’offerta mi dà sempre una soddisfazione particolare. E devo su questo ringraziare nuovamente Andrea Ansuini che mi ha permesso di diventare Banditrice d’Asta, cosa molto rara poiché normalmente esperto e banditore non coincidono: io sono così una delle pochissime figure femminili di Wine Auctioneer esistenti al mondo. 

Lot 77 Biondi Santi

Dacci qualche dritta sui vini d’asta più ricercati dai collezionisti: Quali sono quelli che oggi vanno per la maggiore, dei quali siete pressoché sicuri della vendita? Riuscite a far incontrare domanda e offerta?
Si ci sono delle tipologie ben precise di vini che vanno all’Asta e che hanno un ottimo mercato. Sono una serie di produttori diventati un vero punto di riferimento qualitativo per la loro zona, denominazione o tipologia e che hanno mantenuto nel tempo credibilità e costanza, aumentando negli anni il loro valore di mercato e diventando dei veri e propri oggetti non solo di culto ma anche di investimento. Alcuni esempi italiani possono essere il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno, il Brunello di Montalcino Biondi Santi, i Supertuscan Masseto, Sassicaia e Ornellaia, gli Amarone Dal Forno e Quintarelli, solo per citarne alcuni.  Sono richiestissimi, ovviamente, i vini francesi con quotazioni molto alte per alcuni prodotti come Romanée Conti, Henry Jayer, i cinque Premier Cru di Bordeaux – Chateaux Lafitte Rothschild, Chateau latour, Chateau Margaux, Chateau Haut-Brion e Chateau Mouton Rothschild – per non parlare del Petrus che pur non essendo classificato si mantiene a valori elevatissimi. Grande attenzione va soprattutto alle annate: come potete immaginare, i valori dei grandi vini oscillano sensibilmente a seconda delle annate. Molto interessanti per gli amatori i formati speciali, così come i prodotti a tiratura limitata. Da non sottovalutare poi i distillati: in particolare i Whisky, sono molto ricercati e raggiungono quotazioni a volte molto, molto interessanti. Hanno inoltre il vantaggio di non maturare in bottiglia come il vino, cosa che gli dà maggiore longevità  in generale.

Lot 234 France Celebration

Chi sono i tuoi clienti che vendono e quelli che acquistano? Ovviamente niente nomi, ma ti chiedo di stilare un identikit tipo delle due categorie.
I clienti che vendono possono essere di varie tipologie: le principali sono le enoteche e i ristoranti che devono, per qualche ragione, alleggerire o dismettere la cantina: proprio questi clienti dispongono di prodotti mantenuti nel migliore dei modi, negli ambienti giusti e alla corretta temperatura. Un altro profilo tipico è il collezionista, o più spesso i suoi eredi, che decidono di dar via a volte la collezione intera. Anche in questo caso ci si trova spesso di fronte a vini tenuti in maniera quasi maniacale. Al di là di questo ci sono poi professionisti che hanno ricevuto in dono tantissime bottiglie negli anni, ma non osano stapparle e preferiscono venderle oppure che vogliono guadagnare semplicemente spazio, magari per un trasloco o per l’allargamento della famiglia. Le ragioni possono essere tante: a volte anche solo la curiosità di vedere come possa essere valutato un proprio vino all’Asta. A partecipare sono anche le cantine vinicole stesse: spesso per affermare la loro presenza in un contesto di prestigio, ovviamente con annate più vecchie o con formati particolari. Sono proprio questi i miei clienti preferiti perché garantiscono ovviamente la conservazione ottimale dei prodotti messi in asta. In definitiva, le categorie degli acquirenti sono più o meno le stesse dei venditori, ma per esigenze completamente opposte. Non mancano perciò enotecari e ristoratori, così come collezionisti e grandi appassionati. Ci sono anche molti commercianti che comprano e rivendono, poiché alle aste spesso può spuntare il grande affare.

I vini pregiati all’asta hanno un futuro? Secondo te, può essere considerata una forma di investimento sicura?
Ci sono vini, come quelli citati prima, che rappresentano sicuramente anche una forma di investimento. Molti collezionisti li acquistano in quest’ottica. Direi quindi che hanno sì un grande futuro, specialmente se ricollegabili a grandi annate. Per scegliere quindi un vino da investimento bisogna dare priorità alla tipologia, al produttore, al suo posizionamento di mercato negli anni, all’annata, allo stato di conservazione della bottiglia al momento dell’acquisto e all’originalità di capsula ed etichette. Detto ciò, anche scegliendo il meglio, va sempre tenuto conto che il vino è pur sempre un bene deperibile e necessita di cure e attenzioni idonee a garantirgli una conservazione ottimale.

E’ vero che le aste sono frequentate da sceicchi e miliardari russi e cinesi? Qual è l’offerta più alta da te battuta e per quali vini? Chi era l’acquirente (senza rivelarne il nome)?
Le aste sono frequentate da chiunque, anche perché avendo la possibilità di partecipare online da tutto il mondo e in anonimato, può capitare davvero di tutto. Ovviamente le bottiglie più pregiate sono acquistate da personaggi molto facoltosi, ma non sempre si tratta di sceicchi, russi e cinesi, anzi. La nostra Asta, essendo ormai l’unica su Roma, può contare su un grande pubblico composto anche da acquirenti italiani. La prova? Una delle bottiglie più care da me vendute è stata aggiudicata proprio ad un collezionista romano.

Dove sta andando il vino italiano, inteso come valore intrinseco, rispetto al mercato internazionale? In soldoni: riusciremo a colmare il gap in valore medio per bottiglia con i vini francesi?
Devo ammettere, che questo in valore medio tra francesi e italiani è ancora molto alto. Potrei anche dire: tra francesi e resto del mondo in realtà. I nostri cugini d’Oltralpe dispongono di una serie di prodotti che possono spuntare cifre sopra le migliaia di euro per bottiglie da 750 ml: cifre inarrivabili per i vini degli altri paesi. Al secondo posto ci posizioniamo noi italiani che comunque stiamo facendo grandi passi. Ci sono parecchi nostri vini che riescono a mantenere valori importanti e che negli ultimi anni sono cresciuti molto, come ad esempio il Masseto. Ci sono anche dei produttori che, grazie a formati speciali e tirature limitate, sono riusciti a valorizzare moltissimo il vino italiano: penso all’Ornellaia con le sue “vendemmie d’Artista”.

Raccontaci un aneddoto stuzzicante relativo allo svolgimento di una tua asta. O anche di qualche cliente curioso o di una tipologia di vini che non pensavi di riuscire mai a vendere e invece…
Durante le aste è sempre un bel divertimento. Non si sa mai cosa possa succedere ed è difficilissimo prevedere quale sarà il prezzo di aggiudicazione finale di un vino o di un lotto completo. Mi è capitato, una volta, di avere un lotto che mi trascinavo da varie aste: non riuscivo a venderlo, non si sa perché. Ogni asta il suo valore veniva ribassato e credevo fosse ormai senza speranza. Improvvisamente, invece, ad un’asta proprio quel vino è diventato ofggetto di un’accesa contesa e il suo valore è salito alle stelle, recuperando e superando di gran lunga la sua base d’asta iniziale. La cosa mi ha dato molta soddisfazione, sorprendendomi alquanto: anche se – riflettendoci è una strategia del banditore – può succedere che partendo più bassi di valore si attirino più clienti: e a quel punto, quando parte la sfida, non ci sono più regole che tengano!

Per acquistare dei vini alle tue aste cosa si deve fare? Immagino che voi siate sempre garanti della privacy sia di chi vende sia di chi acquista…
Si la privacy è molto importante e viene tutelata al 100%. Il venditore resta sempre anonimo a meno che non sia lui a volersi palesare e la stessa cosa vale per l’acquirente. I due soggetti inoltre non si incontrano mai e a nessuno dei due viene rivelata l’identità dell’altro.

Quale vino importante hai visto passarti davanti durante un’asta e ti sei mangiata le unghie perché avresti voluto averlo tu e berlo?
(Chiara scoppia in una risata sonora, ndr). In verità mi vorrei portare a casa la maggior parte dei vini che vanno in asta perché sono tutti strepitosi, ma quello che più di tutti ha messo a dura prova le mie unghie è stato il Richebourg Gran Cru di Henry Jayer del 1985!  Ma per me che sono una grandissima appassionata di vini, specialmente di annate vecchie, devo dire che essere banditrice di un’Asta rappresenta sempre una continua tentazione!

Martedì 13 giugno c’è una vostra Asta a Roma, vero Chiara? Allora buona Asta e occhio alle unghie!

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