(U.G.) Il Chianti Classico può festeggiare una ricorrenza non da poco: tre secoli dal bando con cui si  delimitava il proprio territorio vinicolo (di fatto l’antenato delle DOC) che risale al 1716, su volere del Granduca Cosimo III de’ Medici di Toscana. Fu quello il primo tentativo (riuscito) di tutelare e disciplinare i vini migliori in un territorio regionale che del nettare di Bacco aveva tratto da sempre ragione di vita, di commerci e di cultura.

Un anno di festeggiamenti (inclusa la tappa a cronometro del Giro d’Italia, il 15 maggio, sul percorso Radda-Greve in Chianti) che avranno il loro culmine il prossimo 24 settembre: esattamente trecento anni dopo l’emissione del bando granducale in cui Cosimo de’ Medici metteva ordine alla produzione dei vini dell’epoca, tracciando l’area per la produzione dei vini di alta qualità. L’editto storico così recitava: “Sopra la Dichiarazione de’ confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Valdarno Superiore” e stabiliva con precisione i territori entro i quali dovevano essere prodotti i vini per ottenere la denominazione corrispondente: una vera e propria DOC che risale al XVIII Secolo. L’area delimitata dal Granduca corrisponde a quella dell’odierno Chianti Classico che è perciò la prima storica denominazione della viticoltura italiana, il primo territorio del vino, che confina con le altre, anch’esse codificate: Pomino, Carmignano, Valdarno Superiore.
“Tre secoli vissuti sempre a cresta alta” per un vino divenuto simbolo dell’Italia nel mondo e per il Consorzio del Gallo Nero, presieduto da Sergio Zingarelli, celebrato con la bella e colorata “Chianti Classico Collection”, che ha fatto convergere alla Stazione Leopolda di Firenze migliaia di appassionati, wine lover e giornalisti, tutti con l’immancabile calice in mano, presto chiazzato dell’ottimo rosso toscano. Oggi “Chianti Classico” (mi raccomando: Chianti sempre unito all’aggettivo “Classico”) è DOCG e può vantare nel 2015 tutta una serie di dati col segno più in bella evidenza: +8% di vendite, +2% sul mercato interno, 80% di quota di vini esportati; + 48% di crescita a partire dal 2009, l’anno nero della crisi e ancora il successo della nuova tipologia Gran Selezione che oggi conta un centinaio di aziende rispetto alle 25 iniziali.

Il Consorzio del Gallo Nero ha intrapreso l’iter per inserire il territorio di produzione nella lista dei Patrimoni dell’Unesco, in modo tale da valorizzare il complesso di risorse culturali, storiche e paesaggistiche dell’area del Chianti Classico.

Parleremo in un prossimo reportage delle migliori degustazioni di Chianti Classico alla Leopolda, evento al quale hanno partecipato 165 aziende con 587 etichette per un totale di settemila bottiglie servite dalla squadra dei sommelier di Ais Toscana. Circa 250 i giornalisti che hanno assaggiato le nuove e vecchie annate dei Chianti Classico a disposizione . Dalle DOCG 2014 (con numerosi campioni di botte), 2013, 2012 e 2011, alle riserve 2013, 2012m 2011, 2010, 2009, fino a un 2006 (Castello di Ama, ben presto esaurito), ai Gran selezione dal 2013 e 2012 fino a un 2008.