Il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne (CIVC) ha la sua sede a Epernay, nel Nord della Francia, proprio nella regione della Champagne. Al CIVC aderiscono otto paesi europei, Italia compresa. Il Comité raggruppa insieme – con eguale dignità – grandi Maisons e piccoli Vignerons che producono Champagne. E’ un comitato molto democratico. 

CIVC ha fra i suoi scopi la protezione dei vini della denominazione Champagne in tutto il mondo. Ce n’è bisogno perché lo Champagne è il vino in assoluto più falsificato del  pianeta. Perciò il Comité dispone di un budget medio di circa 20 milioni di euro l’anno (versati dalle stesse aziende in misura proporzionale alle loro dimensioni) per tutelare una produzione complessiva di 340 milioni di bottiglie nella regione della Champagne.

Nicola Roni, abruzzese verace di Lanciano, è uno degli ambasciatori italiani dello Champagne. Lui , oltre che un professionista della materia, si può dire che sia un vero esteta e cultore della bevanda più famosa al mondo. Wining lo ha intervistato nel giugno 2014 (leggi qui l’intervista, ndr). Il seminario di Roma, organizzato dal CIVC Bureau Italia, alla Città del Gusto del Gambero Rosso, ha visto la partecipazione di una trentina di appassionati, ivi compreso chi vi scrive, tutti animati dal sano spirito di volerne sapere di più su questo straordinario vino. Due ore di full immersion su tutto ciò che ruota attorno a queste bollicine non solo “glamour”.

Per chi ancora non lo sapesse, fino al 1600 gli Champagne erano vini fermi, chiamati all’epoca “vins de montagne” e “vins de riviere”. La grande intuizione dei monaci, fra questi, anche del benedettino Dom Pierre  Pérignon, economo e procuratore dell’abbazia di Hautvillers, porta alla produzione di vini effervescenti (il metodo Champenoise, con la seconda fermentazione in bottiglia. Siamo nel periodo compreso fra il 1670 e il 1690. Per la prima volta un vino effervescente viene associato a un preciso terroir: la Champagne. È anche la prima volta che vengono utilizzate specifiche tecniche di vinificazione.

Paradossalmente per la grandeur transalpina, il successo dello Champagne arriva prima in Inghilterra e solo qualche anno dopo in Francia. Il vino diventa rapidamente famoso fra l’aristocrazia e le corti francesi ed europee.

La regione della Champagne è a 49° latitudine Nord, quasi al limite estremo settentrionale di coltivazione della vite. Si dice, a ragione, che lo Champagne è solo della Champagne: proviene cioè solo da una regione precisa e ben delimitata della Francia. 
Fondamentale per la crescita delle uve in vigna l’influsso del doppio clima: oceanico (piccole differenze di temperature e piogge regolari), continentale (gelate, piogge moderate, soleggiamento favorevole).
Il terroir molto particolare della regione Champagne conta su tre fattori unici: doppio clima e latitudine settentrionale, suolo e sottosuolo, i coteaux (orografia). Questi si combinano tra loro in modo molto particolare per dar vita a un mosaico di micro-terroirs dalle caratteristiche uniche dal quale l’esperienza di 15.000 vignaioli sa trarre solo il meglio. Il tutto in un mosaico di circa 280 mila parcelle nel territorio. 
Perciò, oltre al doppio clima, ci sono: l’influsso del sottosuolo calcareo e gessoso (che garantisce 300-400 litri d’acqua per ogni metro quadrato di strato gessoso); i coteaux – le colline e i versanti – con pendenze medie del 12% fino a punte del 59% consentono un’irradiazione solare favorevole e il drenaggio dell’acqua in eccesso. 

Si distinguono quattro regioni di produzione dello Champagne.

  • La Montagna di Reims.
  • La Côte des Blancs et la Côte de Sézanne
  • La Valle della Marna
  • La Côte des Bar.

I tre vitigni principali con cui si produce Champagne sono lo Chardonnay (bacca bianca), il Meunier e il Pinot Noir (entrambi a bacca nera) . L’area di produzione (3.400 ettari) delle uve destinate allo Champagne è stata delimitata nel 1927. L‘AOC (Appellation d’Origine Controlée) Champagne nasce nel 1936 e non è scritta in etichetta, ma tutti i tappi in sughero riportano la scritta Champagne.

Quattro gli Champagne degustati al seminario di Roma, scelti appositamente da Nicola Roni, chiarissimo nelle sue spiegazioni. 

Duval-Leroy Cuvée Rosé Prestige Premier Cru (Vertus, Cote de Blancs)
66% Pinot Nero, 34% Chardonnay. Permane 30 mesi sui lieviti, di fatto è un millesimato non dichiarato.
Rosa salmone, luminoso, brillante, perlage fine, molto persistente. Al naso ribes, fragoline di bosco, melagrana, liquirizia. E’ fresco negli aromi, netto, pulito. Bocca dolce, rotonda, morbida con note di ribes nel finale. Uno champagne che denota freschezza e pulizia di aromi e al gusto, con piacevole tinta iodata. Easy! 

 

 

Piper Heidsieck  Cuvée Brut (Reims)
Classico assemblaggio Champenoise con 50-55% Pinot Nero, 30-35% Meunier, 15-20% Chardonnay, più il 20% vin de reserve di 5 annate. Minimo due anni sui lieviti.
Giallo dorato brillante, note salmastre pan grigliato, crema pasticcera, spezie come tiglio e salvia, note di mandarino, poi mandorla dolce. Bocca potente, avvolgente, sapida, nettamente minerale, finale di crema chantilly e poi una punta di moka nel finale. Vino molto secco e maturo. Consistente! 

 

 

Jospeh Perrier Cuvée Royale Blanc de Blancs
100% Chardonnay, cinque anni sui lieviti. Dai vigneti Grand Cru della Cote des Blancs (Chouilly, Les Mesnil-sur-Oger, Bergeres-les-Vertus) e da Cumières e Bassuet.
Giallo paglierino scarico, perlage fine e persistente. Naso complesso.sentori di agrumi, pompelmo, lime, confetto, crema pasticcera, felce bagnata. Sorso che parte delicato e poi si amplia e diventa intenso e persistente, gessoso, sapido, avvolgente. Effervescenza gaudiosa. E’ citrino sulla punta della lingua, lunghissimo, non finisce mai. Richiama subito un nuovo sorso. Leggiadro e di spessore!

 

Collard-Chardelle Zero Dosage (Villers sous Chatillon)
100% Meunier di Daniel Collard da uve selezionate nei villaggi di Villers, Reuil e Damery, nella Valle della Marna. Oltre cinque anni sui lieviti, nessun dosaggio. E’ un RM (recoltant manipulant) che lavora solo con uve proprie.
Giallo dorato intenso, carico, perlage molto persistente e finissimo. Naso vegetale, erbaceo con tinte di cioccolato bianco, caramella d’orzo, miele d’acacia e millefiori, panettone, liquirizia, fungo e sottobosco. Gusto sapido, molto minerale, gessoso, ampio, bel finale di tabacco. Elegantissimo!

 

 

Conclusioni
Abbiamo assaggiato quattro esempi di tipologie molto diverse che fanno capire (se ancora ce ne fosse bisogno) perché lo Champagne presenta mille facce, tutte davvero eccellenti e appaganti per i nostri sensi. Non solo una bevanda edonista o che richiama il lusso, ma soprattutto un vino “super” da bere abbinato a pietanze differenti.
Il Blanc de Blancs di Jospeh Perrier ha una marcia in più, nel senso che quando lo bevi non finisce mai: è lunghissimo, appagante, emozionante, appassionante, gaudente per gaudenti. 95/100
Gli altri tre assaggiati sono solo un passo indietro ma tutti eccellenti. Li metto nell’ordine.
Secondo posto per il “superminerale” Meunier Zero Dosage di Collard-Chardelle (93/100), piccolo e determinato vigneron che mi piacerebbe conoscere sul campo (anzi, in vigna).
Terzo posto (omaggio alla freschezza e alla versione rosé) di Duval-Leroy, per la sua ricchezza semplice e la bevibilità immediata. 92/100
Quarta la cuvée Brut di Piper-Heidsieck, complessa e cremosa. Ma è un quarto posto da 90/100 almeno. Tanto per farvi capire dei livelli di qualità assoluta di cui si parla. 
Complimenti al Bureau italiano del CIVC per i suoi seminari in giro per l’Italia e a Nicola Roni per la piacevole e completa esposizione.   

  

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