di Piera Genta
Sarà stato un caso, ma una delegazione de Le Donne del Vino del Piemonte si è trovata “al momento giusto nel posto giusto”. Proprio sabato 4 luglio, giorno in cui è stata resa pubblica la decisione dell’Unesco di iscrivere due siti francesi – Coteaux, maisons et caves de Champagne e Climats della Borgogna nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità – ventuno Dames tra produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommeliers e giornaliste guidate dalla delegata del Piemonte, Francesca Poggio, iniziavano la loro vacanza studio.
Ci accoglie Reims, la città delle incoronazioni, con i suoi tesori: la splendida cattedrale gotica di Notre Dame, l’antica abbazia reale di Saint-Rémi e l’antico palazzo episcopale, conosciuto col nome di Palazzo di Tau.

Le nostre visite tra piccoli vigneron  e prestigiose Maison iniziano con la Maison Lenoble a Damery, guidata dai fratelli Malassagne nella Vallée de la Marne,   18 ettari suddivisi nei migliori terreni di  Choully, il villaggio 100% Grand Cru, la porta settentrionale della Côte des Blancs e di Bisseuil  1er Cru, circa 340mila bottiglie. I nostri assaggi: Cuvée brut nature dosage Zéro; Cuvée Grand Cru Blanc de Blancs; Cuvée Premier Cru Blanc de Noirs millésimée della Collezione Classic e per finire la Cuvée Les Aventures Grand Cru Blanc de blancs prodotta in 2000 bottiglie, collezione Prestige. La vinificazione avviene principalmente in acciaio, ma si usa anche un po’ di legno a seconda delle cuvée.

Dopo è la volta della Maison Corbon ad Avize nel cuore della Côte des Blancs, dove incontriamo Agnès, la figlia del titolare,  la quale con grande passione ci fa notare che loro sono dei  “récoltant-manipulants” ovvero  spumantizzano solo uve di proprietà, circa sei ettari di vigneto.  Prima della degustazione un excursus per capire il territorio e la produzione del vino per passare agli assaggi. Blanc de blancs Grand Cru Avize Brut 2004 e due Brut d’Autrefois,  ottenuti con una cuvée continua simile al metodo Soleras, il top di gamma della Maison, studiato nei minimi particolari. Il tappo salta subito all’occhio, legato con l’antica tecnica del ficelage, che lo fissa alla bottiglia con lo spago al posto della classica gabbietta metallica. Uno champagne di una volta, senza filtraggi e collaggi, con una permanenza minima di 7 anni sui lieviti. Tre regole importanti per il loro prodotto: niente filtrazioni, nessuna aggiunta di additivi, tre anni di attesa prima di metterlo in commercio, a volte anche di più.

Sempre ad Avize c’è Maison Bouquin Dupont, piccolo produttore con soli 3 ettari nei quattro villaggi grand crus della Côte des Blancs. Ci accoglie Dominique che di bottiglie ne produce veramente poche (circa 15mila), ma con una cura veramente maniacale. I suoi champagne sono dritti, bocca tesa, molto secchi e poco o niente dosati,  non svolgono malolattica. Abbiamo degustato brut rosé, Blanc de blanc vieille reserve, brut e non dosé. Una sincera espressione del territorio, a volte difficile da comprendere.

Siamo poi a Maison Henriot fondata nel 1808 grazie all’iniziativa di una giovane donna, Apolline Henriot,  champagne ufficiale della Corte Imperiale d’Austria. Una delle poche ad essere a conduzione familiare, sette generazioni, circa 35 ettari ripartiti tra la Vallée della Marne,  la Montagne di Reims e la Côte des Blancs, il resto delle uve acquistate da vignerons che condividono la loro filosofia.  Accompagnati da Béatrice Brossier scopriamo lo stile Henriot con Rosé, Brut souverain, Blanc de Blanc, il portabandiera della Maison, Millesimé 2006. Nelle splendide cantine la Cuvée des Enchanteleurs, bollicine estremamente sottili e superbi aromi fruttati, realizzata solo nelle annate eccezionali.  Il nome di “enchanteleur” nasce dall’epoca in cui la vinificazione si faceva solo nelle barriques, le botti erano impilate su sostegni di legno (chantiers) per isolarle dal suolo, gli operai che eseguivano il lavoro erano gli  “enchanteleurs”.

Per finire il nostro viaggio in Champagne la Maison Veuve Clicquot fondata nel 1772 legata alla figura di Madame Clicquot, una donna dallo spirito innovativo: nel 1810 produce il primo Champagne millesimato, nel 1816 inventa la  “table de remuage”, nel 1870 utilizza il giallo per le etichette. 381 ettari totali, 144 si trovano nella Grande Montagne de Reims, 50 nella Grande Vallée de la Marne, 124 nella Côte des Blancs, 38 nella Montagne Ouest de Reims e 25 nel Massif de Saint-Thierry. Sono 24 km di cave di gesso (“crayère”), realizzate fra l’era gallo-romana e il XVIII secolo, aperte al pubblico dedicate a quanti vi hanno lavorato per 40 anni, dove riposano i loro vini.  Bellissima lezione guidata da un giovane enologo dell’azienda con l’assaggio delle varie basi provenienti da terroirs differenti che vanno a formare il loro champagne. Al termine la degustazione: Rosé,  Brut e  La Grande Dame 2004, il Millesimato corrente, esclusivo assemblaggio proveniente dagli 8 storici Grand Cru della Maison (Verzenay, Verzy, Ambonnay, Bouzy, Aÿ, Avize, Mesnil-sur-Oger e Oger): 61% di Pinot Noir e 39% di Chardonnay con un dosaggio di 8 g/l. Un vino lanciato nel 1972 in occasione del bicentenario della Maison per ricordare colei che fu veramente la Grande Dame de la Champagne ed il suo motto “Una sola qualità, la migliore”.