di Umberto Gambino
Cantina Tramin è l’oro di Termeno. Inutile girarci intorno: i maestri del Gewurztraminer (e non solo) sono proprio loro. Sono loro a proporci, anno dopo anno, quei vini bianchi ricchi di profumi fino a stordire, anche quando il calice è ancora lontano dal naso. Fondata nel 1898 da un piccolo nucleo di produttori, oggi Cantina Tramin conta circa 200 ettari vitati e 290 viticoltori. Il Gewurztraminer è il vitigno autoctono per eccellenza della filiera produttiva di questa cooperativa, molto identitaria nel territorio. I vini? Se pensiamo all’immaginario collettivo fondato sull’equazione “cooperativa uguale tanta quantità e bassa qualità”, nel caso di questa cantina sociale ci troviamo – al contrario – di fronte a una fra le migliori e più organizzate del nostro Paese. La prova concreta? L’evento organizzato qualche tempo fa a Roma, all’Open Colonna, dove ha sede il noto ristorante di Antonello Colonna, chef stellato della capitale. E, ovviamente, gli ottimi vini proposti e degustati.

#waitisover – L’attesa di 15 mesi è finita

Cantina Tramin ha scelto una location d’eccezione per presentare alla stampa le nuove annate dei suoi vini, puntando decisamente sulla condivisione e sui social. Il tag prescelto per la campagna di comunicazione (davvero azzeccata: complimenti!) è stato: #waitisover, cioé “l’attesa è finita”.

Spiego meglio. La frase chiave è “15 mesi”. Perché 15 mesi? Perché, per la prima volta nella storia della Cantina di Termeno, i migliori vini bianchi (Nussbaumer, Stoan e Unterebner) sono rimasti a maturare in cantina per 15 mesi. Per celebrare la ricorrenza, anche le bottiglie sono state presentate con packaging nuovo di zecca.

Abbiamo scelto di perfezionare ulteriormente la qualità e la personalità dei nostri vini, mettendoci in ascolto delle esigenze dei singoli vitigni che rappresentano la punta di diamante della nostra produzione”, queste le parole di Willi Stürz che non lasciano spazio ad alcun fraintendimento.

In una società sempre più frettolosa, disattenta e superficiale, Cantina Tramin ha voluto e preteso “più tempo” per i suoi vini di punta. Più tempo significa lasciare il tempo necessario alla maturazione e all’affinamento dei vini; significa rispettare i tempi della natura; significa avere il coraggio di uscire “dopo” sui mercati, con l’annata 2014 quando (quasi) tutti gli altri escono con i bianchi 2015.
Applaudiamo una scelta non casuale, un po’ in controtendenza, non un esperimento. Sturz era convinto che il grande potenziale del terroir non fosse pienamente espresso nei vini ma che ci fosse bisogno di più tempo per consentire alla componente aromatica di aprirsi e diffondersi nel calice con tutta l’intensità possibile.   Su questa linea l’enologo ha trovato la giusta sponda in Wolfgang Klotz, direttore commerciale della Cantina di Tramin. E i risultati si vedono e sono molto positivi, come ha confermato Ian D’Agata, nel corso della presentazione romana, perfettamente organizzata dall’agenzia “Il Finestrino” di Manuela Popolizio e Zaira Zanella.
Ma c’è dell’altro. Quando degustiamo un vino si parla spesso di sinfonia di aromi, di paragoni con la musica. Annusare e assaggiare i vini di Tramin ci ha portato a scoprire delle assonanze con i profumi. Grazie perciò a Paola Bottai, compositrice di fragranze, che ha fornito le sue inedite deduzioni olfattive. Nei fatti un’esperta di profumi ed essenze che ha offerto il suo contributo.

Parliamo dunque delle ultime annate. Secondo l’enologo, in Alto Adige la 2014 è stata un’annata piovosa, la 2013 soleggiata, la 2012 ha portati più acidità ai vini in conseguenza della vendemmia ritardata.

Vini degustati

Pepi 2014, Sauvignon

Sa di bosso, tiglio, foglia di pomodoro, ortica, sambuco, litchi. E’ morbido, fresco, sapido, non lunghissimo. In sintesi è un Sauvignon corretto e rotondo, molto tipico e immediato negli aromi. I vigneti da cui deriva si trovano in due microzone diverse: Penon e Pinzon. Da qui il nome Pepi. La vinificazione prevede 8 mesi a contatto con i lieviti in grandi botti di rovere, senza fermentazione malolattica.

Stoan
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Quattro annate di un blend di quattro bianchi: Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco e Gewurztraminer.  Chardonnay 65%, Sauvignon 20%, Pinot Bianco10%, Gewürztraminer 5% per l’annata 2014

Note di vinificazione: affina in botti grandi di legno (30-40 hl), sempre a contatto con i lieviti fino alla fine di agosto. Dopo il vino è lasciato in bottiglia per un minimo di 4 mesi per un’ulteriore maturazione, portando il periodo di affinamento complessivo ad un minimo di 15 mesi.

Quattro le annate proposte e assaggiate: 2014, 2013, 2012 e, a sorpresa, un’intrigante e longeva 2005.

Il vino che trovate in commercio (2014) si distingue per un ventaglio di aromi molto freschi e spinti, in una sinfonia di note olfattive che vanno dalla frutta bianca (mela, pera, banana), alle spezie, dagli agrumi (cedro, mandarino) al balsamico (menta e anice), con pennellate di vegetale (foglia di pomodoro, peperone verde). Insomma, se volete far contento il vostro naso, questo è il vino che fa per voi. Con una bella differenza non da poco: nello Stoan i profumi ci sono, variopinti e numerosi: e rimangono tutti lì, nel calice, a vostra disposizione. Non sono fugaci: al contrario sono persistenti! E il gusto? Piacevolmente fresco e sapido, morbido, avvolgente. Stoan chiude con una lieve scia di mandorla dolce. In sintesi estrema? Naso esplosivo e multicolore, bocca onestamente piacevole ma “basic”.

L’annata 2013 è la mia preferita. Perché nonostante le alte temperature stagionali, lo staff di cantina Tramin è riuscito a fare un ottimo lavoro, mettendo in bottiglia un nettare equilibrato e perfettamente armonico tra olfatto e gusto. Al naso mantiene intatte freschezza e sfaccettature: è aromatico e vanigliato, poi pepe, timo e rosmarino, pera, mela e banana in sequenza; di più, spuntano le note floreali di gelsomino e una componente di roccia e calcare. Tante belle sensazioni che – unite a un gusto rotondo, polposo, fresco, vivace, molto lungo – contribuiscono a rendere la 2013 l’annata più elegante e completa. Anche qui il consueto “marker” del finale agrumato e mandorlato. E’ un bianco che più lo bevi e più desideri un altro sorso.

Per il 2012, sono in evidenza i sentori di noce, nocciola, mentolo e meno quelli di frutta fresca. In bocca risulta meno equilibrato.

E l’annata 2005? Siamo a undici vendemmia fa! Intanto è già sorprendente trovare un bianco integro di un’annata così datata. Poi, tanto di cappello! Nel calice è tutta un’altra sinfonia rispetto alle annate giovani. Giallo dorato l’aspetto. Il naso? Investito da profumi di frutta tropicale (litchi, mango), liquirizia e poi fiori di acacia, vaniglia, burro. Il gusto è un po’ spigoloso, più sapido e meno morbido del millesimo 2014. Si nota anche il metodo di lavorazione diverso rispetto al “new style” del “waitisover” a 15 mesi.

Unterebner

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Quattro annate di Pinot Grigio (2014, 2013, 2010 e 2006).

Affina in botti grandi di legno (30-40 hl) e in piccola parte in tonneaux, sempre a contatto con i lieviti fino a fine agosto. Dopo l’imbottigliamento, il vino è lasciato in bottiglia per un minimo di 4 mesi per un’ulteriore maturazione, portando il periodo di affinamento complessivo ad un minimo di 15 mesi. Il Pinot Grigio, nell’interpretazione di Tramin, potrebbe dare di più.

Annata 2014. Sentori netti di cedro, mandarino, bergamotto, lievi tinte di gelsomino, pepe bianco, il tutto diffuso in modo tenue. E’ un vino lieve anche al palato, un po’ a fisarmonica: fa sentire il ritornello, ma fa a meno delle strofe.

Vi parlo subito dell’annata 2010, la migliore del lotto: è stata un’ottima annata (come si dice spesso abusandone). Ha un naso spudorato (più che esplosivo) di pera Williams, spezie come anice, cannella, cardamomo, menta, timo. Poi frutta tropicale (ananas, passion fruit) e vegetale (foglia di pomodoro). In bocca fluisce teso, intenso, con la giusta sapidità e una morbidezza che tuttavia non lo appiattisce. Anzi, lo porta a un equilibrio perfetto. E’ un bianco senz’altro intenso.

Detto della 2013 che risente molto delle temperature elevate, la 2006 è pungente, lunga e verticale in bocca mentre al naso si apprezza un frutto molto maturo. Mantengo il giudizio molto positivo sulla 2010 anche se il Pinot Grigio non è fra i miei vini preferiti.

Nussbaumer

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Ovvero, sei annate di Gewurztraminer. Il nome ha origine dal maso omonimo. E’ un vino imbottigliato la prima volta nel 1990, da piante che hanno un’età media di 20-25 anni, ma alcune vantano 80 anni d’età. C’è più zucchero nella composizione analitica di questo vino rispetto agli altri prodotti. E’ certamente il vino di punta e identitario della Cantina.

Note di vinificazione. Affina in piccoli contenitori d’acciaio, a contatto continuo con i lieviti fino alla fine di agosto. Dopo l’imbottigliamento, il vino riposa in bottiglia per un minimo di 4 mesi per un’ulteriore maturazione, portando il periodo di affinamento complessivo ad un minimo di 15 mesi. Torna sempre il magico numero 15!
Mettiamolo in chiaro: se il Traminer non è di Tramin, allora di chi dovrebbe essere?

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Andiamo a scoprire le sensazioni nel calice.
2014 – Naso tipico, uvoso, punteggiato da un floreale di rosa, smaltato, erbaceo. Al gusto sfodera morbidezza e buona freschezza, un bel finale di pera. Giovane, ma promettente.

2013 – Sensazioni più minerali, fruttate, speziate con tinte di gesso, acacia, liquirizia. Risulta dolce e zuccherino al palato, ma meno avvolgente.

2012 – Sensazioni floreali, di smalto, seguite da frutta tropicale e molto minerali. Scorre meno fluido in bocca, ma la concentrazione ce lo fa apprezzare con piacevolezza.

2009 – Giallo dorato nel calice. Naso decisamente fine, di frutta gialla, nocciola, aromatico, di spezie come rosmarino e ginepro. Il sorso è molto gradevole, intenso, avvincente, coinvolgente. Vena minerale e un bel ritorno di nocciola. Il migliore del lotto per corrispondenza fra naso e bocca, ma anche per eleganza.

2005 – Dimostra intatta la longevità e la potenzialità del vitigno. Ancora fresco e minerale, floreale, intriso di spezie come timo e salvia. Gusto fresco, ancora sorprendente, lungo, intenso, riempie perfettamente il palato e lo delizia.

2003 – Sensazioni floreali intense poi un sottofondo più tropicale. Sembra però in fase calante, dopo aver dato tutto. Molta sapidità nel finale.

Terminum

E’ un Gewurztraminer da vendemmia tardiva prodotto per la prima volta dalla metà degli anni ’90.
Note di vinificazione. La particolarità è data dal vigneto stesso che, pur essendo in collina, non è influenzato dal vento che giunge dal lago di Garda, perché situato in una piccola conca. Nel caso del Terminum è un grande vantaggio: solo così la muffa nobile si può evolvere. Dopo la raccolta a mano, le uve sono riposte in piccoli contenitori. Seguono circa dodici ore di macerazione, poi vengono pressate molto delicatamente. Dopo la decantazione, il mosto passa in barrique, dove avviene la lenta fermentazione, per un periodo variabile da 6 a 9 mesi. Conclusa questa, il vino continua l’affinamento in barrique per altri 7 -10 mesi e poi in bottiglia per un minimo di 3 mesi. Da notare: zuccheri residui: 211 grammi/litro

2012 – 60% di acini muffati. Giallo dorato. Sentori di fichi secchi, datteri, floreale giallo, tè verde, nocciola, nota botritica contenuta. Bocca polposa, dolce, non stucchevole, morbido, equilibrato, non lunghissimo.

2009 – 70% di acini muffati. Naso lattico e botritico, molto “alsaziano”, scorza di arancia candita, e (sorpresa) anche una componente salina, addirittura marina. E’ un naso non esplosivo ma fine. Al palato sa di nocciola. E’ morbido, dolce, misurato, elegante, più fresca che potente. In definitiva un vino eccellente. Per Paola Bottai, compositrice di fragranze, questo Terminum 2009 profuma di kashmir. Strizza l’occhio all’Oriente! Siamo d’accordo con lei!

Complimenti a tutto lo staff della Cantina Tramin Kellerei!

Cantina Tramin Kellerei
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