di Manuela Zanni
Metti tre giorni trascorsi a gustare le eccellenze enogastronomiche di Camporeale, piccolo comune dell’entroterra palermitano, profondamente ancorato alle tradizioni culturali legate a due elementi, il vino e il legno, sui quali affonda le proprie radici storiche.
Metti anche che, oltre al vino, presente in maniera qualitativamente interessante, trovi anche tante leccornìe irresistibili e tante cose interessanti da vedere in giro, ecco che tre giorni volano via come l’acqua, o forse, in questo caso, sarebbe più opportuno dire come il vino.
Eh già! Perchè di vino al Camporeale Days ce n’era proprio tanto, e anche di qualità.

La manifestazione, giunta alla sua quinta edizione, quest’anno più che mai, ha messo in campo le migliori leve dell’esercito enogastronomico camporealese.
Non solo aumenta ogni anno il numero delle cantine partecipanti, ma anche le referenze di ciascuna cantina sono in crescita, direttamente proporzionale all’impegno profuso dalle case vinicole le cui viti insistono nell’areale camporealese.

Si tratta di un territorio in cui i contadini hanno creato delle piccole realtà autosufficienti in grado di badare al sostentamento di ogni nucleo familiare, coltivando, oltre alle viti, ulivi e grano, oltre ad allevare animali, tutti alimenti base della dieta mediterranea. Tali risorse rappresentano la cultura e il nucleo delle tradizioni intorno alle quali si è evoluto il tessuto urbano e, a fianco ad esse, si sono sviluppate produzioni artigianali locali di grande pregio come quella del legno, innanzitutto, e quella del ferro, nonché quelle strettamente legate alla vita sociale della popolazione come la lavorazione della ceramica e il ricamo dei tessuti.

 

Ne deriva una tradizione enogastronomica basata sulla cucina povera di origine contadina, in cui, nei giorni di festa, il pane “si metteva l’abito buono” e diventava una profumata focaccia, la sciavata, una via di mezzo tra la pizza e lo sfincione, cosparsa di cipolla, pomodoro, origano e formaggio caciocavallo, a pezzi e grattugiato.

Cassatedde

Anche la ricotta, dono degli animali allevati da ciascuna realtà contadina, si trasformava in golosa merenda per i più piccoli, addolcendosi e divenendo prezioso ripieno da inserire tra due “pezzi” di impasto fritto su cui si faceva ricadere una candida neve di zucchero a velo. Nascevano così le “cassatedde” alla ricotta, croccanti fuori e cremose dentro, imperdibile peccato di gola di queste giornate camporealesi.

Così, tra un assaggio e l’altro, costantemente avvolti dall’odore intenso delle braci che arrostiscono carni e salsiccia di origine locale, le degustazioni di vini tra gli stand, le masterclass e quelle durante le visite in cantina, ci hanno riservato davvero delle belle sorprese oltre a confermare l’indiscutibile qualità dei vini prodotti in questo areale.

Camporeale è una zona vocata alla coltivazione della vite, non solo di specie autoctone quali Inzolia, Grillo e Perricone, di recente rientrati all’interno della stretta forbice della Doc Monreale che ha ridotto da 12 a 4 i vitigni ammessi, ma anche di un vitigno internazionale quale il Syrah, il quarto degli “eletti”, che sembra aver trovato in questo territorio il proprio habitat naturale.

La manifestazione si è svolta all’interno del Baglio del Palazzo del Principe dove è stata anche inaugurata, lo scorso venerdì 5 ottobre, una enoteca che l’Amministrazione Comunale ha concesso in comodato d’uso per la gestione all’Associazione Turistica Pro Loco Camporeale, che da cinque anni cura l’organizzazione della manifestazione, e che diventerà Ufficio di Informazione e Accoglienza ai turisti.

Fra tutti i vini assaggiati, ai banchi di degustazione, alle masterclass e in occasione delle visite in cantina, noi abbiamo selezionato 10 etichette, di diverse cantine e tipologie, che ci hanno colpito maggiormente.

Ecco i dieci migliori assaggi del Camporeale Days 

Bianchi 

Feudo Disisa- Lu Banco Catarratto 2016
Colore giallo paglierino. Naso con eleganti note di fiori bianchi e fruttate di pera e pesca equilibrate da sentori agrumati e di erbe mediterranee come timo, salvia e rosmarino. In bocca esprime una bella freschezza e una giusta corrispondenza gusto-olfattiva.  Finale piacevole ed armonico.

 

Valdibella- Grillo sulle Bucce 2017

Giallo dorato nel calice. Al naso intense note floreali, agrumate e di spezie miste. In bocca il sorso è armonico ed elegante, equilibrato da una giusta sapidità che rende il finale persistente e ben articolato. 

Spadafora-  Siriki  Grillo 2015
Colore giallo oro, dono della fermentazione sulle bucce per 25 giorni. Naso intrigante di frutta esotica mista ad intense note agrumate e speziate. In bocca sorprende con un sorso intenso e ricco che avvolge il palato e chiude con un bel finale fresco e persistente ed un restrogusto caramellato. Sorprendente.

Case Alte- 4 filari – Grillo 2017
Giallo dorato. Al naso note di fiori di zagara ed erbe aromatiche con sentori esotici e tropicali. Al palato è fresco, sapido ed il finale armonico ed equilibrato.

 

 

Rossi 

Alessandro di Camporeale – Kaid Syrah 2016 


Naso elegante di frutti rossi maturi e spezie miste tra cui emerge il pepe nero. Sorso armonico e avvolgente con un finale intenso ed equilibrato.

Marino Sontuoso – 2016
All’olfatto offre un bel bouquet di frutti di bosco e spezie pungenti. In bocca mantiene le promesse con un  sorso intenso e avvolgente e un tannino morbido ed elegante. Bel finale.

Fattorie Azzolino – Di More 2016
Profumo intenso di more selvatiche e frutti rossi, elegantemente accompagnato da note speziate. Al palato offre un tannino vellutato e avvolgente. Buona persistenza.

Terre di Gratia Perricone – Don Sasà 2016
Al naso sprigiona note fruttate e speziate ben equilibrate. In bocca si ha una buona corrispondenza gusto-olfattiva e un tannino presente e ben estratto. Finale di buona persistenza. 

Sallier de la Tour – La Monaca Syrah 2010
Assaggiato in occasione di una masterclass sui “vini nel tempo”. Stupisce per il colore fulgido, per il sorso intenso, per la freschezza ed integrità del frutto. Tannino vivace e fragrante e finale lungo, incredibilmente elegante. Indimenticabile.

Dolci

Cossentino –Muscarò   Moscato delle Rose
Rosso rubino brillante. Al naso inebria per le sue eleganti note fruttate di ciliegie rosse ed amarene, speziate di chiodi di garofano e cannella. In bocca è fresco ed avvolgente con un sorso mai stucchevole. Finale intenso e persistente.