di Alessia Canarino
La rassegna di degustazione dei vini campani, Campania Stories, termina con la degustazione dei vini rossi. Una piacevole carrellata delle diverse declinazioni di aglianico, piedirosso, sciascinoso, dalle varie denominazioni della regione.  Ecco gli assaggi più interessanti, tra novità e conferme.

Martusciello Salvatore – Penisola Sorrentina Gragnano 2018 – Ottouve: La degustazione dei rossi è iniziata con lo storico rosso della costiera sorrentina, dell’azienda Martusciello, giovane realtà che ha tutto il merito di aver ridato lustro e dignità al Gragnano, con l’Ottouve, appunto blend di diverse uve rosse della costiera. Il Gragnano è un vino rosso con una piacevole petillance, che lo rende vivace e probabilmente anche il miglior abbinamento alla pizza margherita. Vinoso, piacevole, brillante, con il suo colore rosso porpora, fa subito pensare alla sua vivacità gusto olfattiva. Le note sono tipiche di frutta rossa croccante e sentori fermentativi di banana. Rinfrescante, piacevolmente tannico, con una buona persistenza, ancora sui toni di lampone e ribes rosso.

Alois – Casavecchia di Pontelatone Riserva 2015 – Trebulanum: Il Casavecchia è sicuramente un vitigno originale, pur essendo autoctono, ha vissuto sempre un po’ all’ombra del più famoso aglianico o piedirosso. Eppure nella sua denominazione a Pontelatone e nella versione riserva trova un’espressione particolarmente elegante. La famiglia Alois ha fatto di questo vitigno e di altri locali le basi per la produzione delle  sue eccellenze. Il colore ha dei beni toni granati, pur essendo molto luminoso. Al naso si apre con sentori di arancia amara, muschio e un leggero sottobosco, che chiudono sui toni del legno e del tabacco biondo. L’ingresso in bocca è dolce con una decisa stretta tannica. La beva è profonda ed ampia.

Viticoltori del Casavecchia – Casavecchia di Pontelatone 2015 – Prea: Altra espressione del Casavecchia, proprio di Pontelatone, dove Anthony Lettieri, proprietario di quest’azienda, alleva vigneti di oltre 30 anni su terreni vulcanici, misti. Il vino, pur non godendo della denominazione aggiuntiva Riserva, affina 24mesi in tonneaux . Al  naso il frutto è protagonista, con note di mirtillo, marasca e mirto. Ingresso delicato, ma con un buon tannino, persistente e lungo dal piacevole ritorno vanigliato. Chiusura leggermente affumicata.

Vestini Campagnano – Terre del Volturno Pallagrello Nero 2017:  Sempre nella provincia di Caserta, siamo nell’areale di Terre del Volturno, il pallagrello è uno dei principali vitigni. Qui l’azienda Vestini Campagnano produce sia da pallagrello bianco che nero. Questo rosso proviene da due vigneti, dove le uve di pallagrello nero sviluppano particolare struttura e colori profondi. Dopo la vinificazione in rosso, il vino è affinato per 18 mesi in legno. Il colore è molto compatto, impenetrabile. Intrigante al naso, con note raffinate di frutta scura sciroppata, vagamente di maraschino. La speziatura è presente e ben equilibrata, con note di torrefazione e cacao amaro. Al palato è snello, con una piacevole tannicità e freschezza.

Capolino Perlingieri – Campania Sciascinoso 2015 – Sciascì: Da Caserta a Benevento, per l’assaggio di un  vitigno quasi sempre usato in porzione minore nei blend, ma in questo caso messo al centro della degustazione con un taglio 85% sciascinoso e 15% aglianico, dall’azienda Capolino Perlingieri, che a Benevento (in particolare a Solopaca) trasforma questo blend in un rosso molto piacevole, dopo un passaggio in legno di due anni, con follature manuali e dopo ulteriori due anni di affinamento in bottiglia. I toni sono quelli vivaci e trasparenti del granato. Al naso è pulito con toni gradevoli di melograno e arancia sanguinella. Le note tostate del legno sono ben integrate. L’ingresso in bocca è sapido ed agile, con una compatta tannicità, che prolunga i sentori di piccoli frutti scuri, su cui chiude la beva.

AGLIANICO

Donnachiara – Irpinia Aglianico  – 2016. Un’azienda che è cresciuta esponenzialmente grazie al dinamismo della proprietaria, Ilaria Petitto, che con una scelta aziendale precisa, di guardare ai mercati internazionali, con maggiore interesse rispetto al mercato domestico, fa parlare di Greco, Fiano e Aglianico in Paesi lontani. Questo aglianico, con un breve passaggio in legno, ha un bouquet dolce fruttato di prugna essiccata, marasca e marmellata di more. L’ingresso in bocca è dolce, con un tannino setoso, che si svela in un secondo momento. Il sorso è allungato da una buona alcolicità e chiude dolce su richiami di vaniglia e tabacco biondo.

Barbot Stefania – Irpinia Campi Taurasini 2016 – Ion: Una realtà piccola e nuova ma che dell’aglianico ha fatto il centro della propria produzione. Siamo a Paternopoli, in una delle zone più fresche ed elevate della provincia di Avellino, dove l’aglianico gode di un periodo di invaiatura lunghissimo, tanto da arrivare a piena maturazione i primi di Novembre. Non conosce legno questo Campi Taurasini, ma solo un lungo affinamento in acciaio. Il bouquet è dolce di marmellata di lampone e fragola; miele di castagne e eucalipto. L’attacco è tannico, equilibrato, con una spinta alcolica notevole. Caldo ma senza essere sgraziato.

Antico Castello – Irpinia Aglianico 2015 – Magis: Fuori dalle denominazioni DOCG, i fratelli Romano curano i propri vigneti a San Mango sul Calore, sempre nella provincia di Avellino. La cantina è un piccolo gioiello per la produzione di poco più che 50mila bottiglie. Questo Aglianico, cru di una vigna di San Mango, a 400 mt slm è affinato per 1 anno in botte grande a cui segue un lungo affinamento in bottiglia di almeno due anni. Al naso ha sentori diversi, non più la frutta scura e toni profondi, ma rutta rossa croccante, fico bianco e macchia mediterranea. Buona freschezza al palato, legata ad un aggraziato tannino e piacevoli ritorni di ribes rosso e fragola.

Di Meo – Campania Rosso 2010 – Don Generoso: Blend di aglianico e piedirosso da un vigneto molto antico, con piante prefillossera, a Paternopoli, in Irpinia. E’ un vino che non viene filtrato, per conservare tutte le sue sfumature, dopo i rimontaggi e i delestages. Affina 18 mesi in legno ed ulteriori 18 mesi in bottiglia. Ben nove anni per questo aglianico, che nonostante la semplice denominazione IGT, sorprende per complessità e piacevolezza. Il colore, pur granato, è luminosissimo. Il naso è dolce di miele di castagno, eucalipto e rosa appassita. Sorprende per equilibrio e piacevole alcolicità. Fine, persistente, ha ancora tanto da dare.

Maffini Luigi – Cilento Aglianico 2016 – Kleos. Nell’Alto Cilento, Luigi Maffini ha dato lustro al Fiano e all’Aglianico, coltivato a Giungano e Castellabate, in questo splendido angolo di Campania. Kleos è un aglianico in purezza, affinato quasi un anno in legno di diversi passaggi. Il coloro è luminoso, purpureo, con una buona alternanza tra le note di sottobosco e sentori fruttati. Aghi di pino, frutti rossi, erba secca sfalciata. Entra agile e pulito, per ampliarsi , ben sostenuto da un buon tannino e da note di frutta scura, alternate a note balsamiche. Roboante ma non scomposto per la sua alcolicità. Pieno , persistente.

Portolano Mario – Campania rosso 2015 – Villa Teresa 6’’: Nell’area di Pozzuoli, a Nord di Napoli, la famiglia Portolano da poco conduce un’azienda con una produzione limitata a 20.000 bottiglie tra piedirosso e aglianico. Ancora giovane questo aglianico, ma di carattere, con il suo colore profondo, rubino. Al naso è pulito, con note che svelano un passaggio in legno (il vino affina 18 mesi in barriques), dolcemente speziato, con ritorni di anice stellato, cannella e pepe bianco. Sentori vagamente minerali e affumicati si ampliano al sorso grazie ad una notevole spinta calorica. Dolce il tannino e ben sostenuto dalla struttura del vino.

Cobellis Massimo – Aglianico Cilento Riserva 2013 – Vigna dei Russi: A Vallo della Lucania, in Cilento, a circa 200 mt slm la famiglia Cobellis alleva vitigni a bacca bianca e rossa. In questo caso l’aglianico gode della buona esposizione ad Est, che vendemmiato a novembre, dopo la classica vinificazione in rosso, affina per tre anni in barriques nuove e poi in bottiglia.  Naturalmente l’uso del legno è evidente ma non scomposto: le spezie dolci, dal cioccolato bianco alla cannella, riescono a fondersi bene con i toni più fruttati dell’aglianico, con sentori di more e ribes nero. Tannino vellutato, profondo, piacevole, equilibrato, pur essendo seguito da una notevole spinta alcolica. Chiude sulle note di frutta scura.

Taurasi, le conferme

Tecce Luigi – Taurasi Riserva 2014 – Poliphemo: Una pietra miliare tra i Taurasi, nonostante meriti qualche anno di più in bottiglia, soprattutto perché l’aglianico, in questo caso, proviene da vigneti molto elevati, nella fredda zona di Paternopoli. Tuttavia già così giovane si staglia nel panorama viticolo per eleganza e suadenza, giocata sui toni del balsamico e note dolci del legno. Ginepro, sottobosco, resina e ciliegie sotto spirito. L’ingresso al palato è piacevolmente dolce, con una buona freschezza ed alcol equilibrato. Il tannino è fermo, fitto ed allunga elegantemente la beva, prolungando sui toni dolci di spezie e foglia di tabacco.

Contrade di Taurasi – Taurasi 2013: Il Taurasi di Taurasi, dove i terreni  sono tipicamente argilloso-calcarei. Qui Antonella Lonardo produce un’espressione molto sottile di Taurasi, con un bouquet ben giocato sulle note primarie: rosa appassita, violetta, glicine si alternano a soffi vanigliati, mai predominanti. La complessità di questo Taurasi riporta a sentori di frutti rossi maturi, che si ripropongono al palato, con un ingresso morbido, setoso. La trama tannica è fitta e sostenuta da una piacevole freschezza. Lunghissimo.

Nardone Nardone – Taurasi 2012: 11 ettari vitati e poco più di 35 mila bottiglie prodotte per questa giovane azienda di Pietradefusi, che propone un Taurasi, espressione di una zona bassa dell’areale. A Torre le Nocelle, a circa 290 mt slm l’azienda alleva aglianico in purezza sia per il Taurasi che per il proprio Irpinia DOC. Il Taurasi si presenta con un bel colore compatto ed impenetrabile. Al naso è dolce e complesso, con toni di frutta scura anche sotto spirito e note vanigliate della barrique. In bocca i toni fruttati, dalla prugna alla marmellata di mirtilli, alle nuance di caramello e caffè, si ampliano, con una buona stretta tannica, molto equilibrata.

Di Meo – Taurasi Riserva 2012 – Vino Blu Un’annata speciale la 2012, che merita un posto di riserva in cantina. I fratelli Di Meo con la loro bella azienda propongono diverse espressioni di Taurasi Riserva. Questo Vino Blu proviene da Montemarano, in un vigneto quasi pedemontano, a 850 mt slm dove l’aglianico matura molto lentamente e viene vendemmiato non prima dell’inizio di novembre. La sua espressione al naso è elegante, mielata,  con note di sottobosco, muschio, resina  e frutta scura in marmellata.  La sua complessità fa pensare a ritoni balsamici di eucalipto e mirto. In bocca non è prepotente, ma entra con eleganza, supportato da una notevole freschezza. Tannini setosi avvolgono il palato, chiudendo, lunghissimo, su reminiscenze di frutta secca, cioccolato bianco e liquirizia.

Di Prisco – Taurasi 2010 : Fontanarosa, ben conosciuta, al di là dei confini enologici per il marmo, è una delle zone più alte per l’allevamento dell’aglianico, che qui, nel produttore Di Prisco, ha trovato una sua espressione piena e longeva. Solo nove anni per questo rosso che ha ancora tanto da raccontare. Il suo colore profondo, per i terreni ricchi di calcare, già denota una fedele interpretazione dell’aglianico. Bella complessità, con note di amarena, ginepro e frutti di bosco e richiami al legno, dalla vaniglia al tabacco biondo, ben integrate a note piacevoli di aghi di pino. Eleganza e pienezza al palato con note di torrefazione, polvere di caffè, cacao amaro. Buon tannino e lungo sorso. Fresco da far presagire una lunga evoluzione.

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