di Umberto Gambino
 Magliocco batte Gaglioppo 4 a 2. E se andiamo a vedere in dettaglio, le due varietà di Magliocco (Dolce e Canino) fanno pari e patta. Nella lista dei migliori, secondo noi, quattrovbi-2 Magliocco, due Gaglioppo, un vino fatto con vitigni tipici dello Stretto, uno da Greco Bianco (non da Greco di Bianco, inteso il comune e la relativa Doc) e un altro da Moscato di Saracena.
E’ racchiuso qui il meglio della Calabria, secondo i principi degli autoctoni puri, frutto delle selezioni dei vini che sono stati promossi alle finali deiVinibuoni d’Italia Touring in programma a Buttrio (Udine) dal 25 al 27 luglio.
Ci siamo quasi perciò. Per gli appassionati di vini calabresi (spero siano tanti e che, incuriositi da queste righe, possano aumentare) ecco in sintesi come sono andate le selezioni che hanno portato in finale nove etichette: sette di rossi, due di passiti.  Ahinoi, anche quest’anno bianchi  e rosati non si  sono dimostrati all’altezza: ci sono sembrati standardizzati e un tantino impersonali.


Alzi la mano chi conosce la  Calabria come la
“regione dalle molte uve”! Pochi immagino. La realtà è che sono davvero numerosi i vini e i vitigni autoctoni che si tramandano dal passato. Altra realtà poco piacevole è che tanti di questi rischiano, purtroppo, di scomparire perché quasi nessuno li coltiva più.
La grande diversità della viticoltura in Calabria sta nella sua forma di penisola ricca di monti e pianure, stretta e lunga, con il mare abbastanza vicino da una costa all’altra (Ionio e Tirreno). Ne risulta un ambiente fertile e particolarmente favorevole alla coltivazione di viti molto diverse fra loro. Anticamente la Calabria era nota come Enotria e cioè “terra dei vigneti”, dal greco “oinos” ovvero vino. Perciò se si coltiva la vite da queste parti è tutto regolare.

Vi racconto come si sono svolte le degustazioni che hanno portato alle nove “aspiranti corone”.
A comporre il panel, oltre al sottoscritto, Agnieszka Futa e Sara Vani, entrambe sommelier Ais. Qualche numero: una quarantina le aziende che hanno inviato alle selezioni 150 vini. Di questi, 28 sono stati ammessi alle nostre semifinali: da quest’ultimo numero – dopo ampia discussione fra noi tre – abbiamo partorito i nove nomi che, prima delle finali, sono già Golden Star, per la guida. Toccherà alla giuria nazionale, a Buttrio, decidere fra questi nove vini quali e quanti promuovere a Corona. Diciamo però, fin d’ora, che è già un gran successo essere arrivati in finale per le nove aziende e le loro migliori bottiglie.
Altra anticipazione: nella guida 2014 ci saranno venti aziende con scheda (incluse ovviamente quelle con i nove finalisti) e sei “vini da non perdere”, vini cioè di assoluta eccellenza che rispondono in pieno alla tipologia territoriale. Per le cantine escluse dispiace a noi per primi, ma operare una selezione per qualsiasi guida comporta questo. Abbiamo notato da una parte un miglioramento della qualità media dei vini calabresi con la continua ricerca della valorizzazione delle uve autoctone; d’altra parte (purtroppo) anche difetti di lavorazione in cantina (casi limitati) che si riflettono sui vini in bottiglia. Ci sarà tempo per rimediare e poi, anche quest’anno, il ricambio in guida c’è stato e sempre ci sarà: le vendemmie e le annate non sono tutte uguali.

Ma parliamo intanto dei
rossi finalisti.
Dal Cosentino arrivano un austero, imponente ed evoluto Vigna Savuco 2009 di Serracavallo (Magliocco dolce al 100%) , il Magliocco 2012 di Tenute Ferrocinto, dal naso molto cangiante e dalla bocca equilibrata e perfettamente rispondente, oltre che (dettaglio non da poco) dall’ottimo rapporto qualità/prezzo, e l’Amanzio 2012 di Colacino (da Magliocco canino), vino questo molto territoriale. Serracavallo e Colacino sono due “certezze” mentre Ferrocinto è stata un’autentica rivelazione: ottimo il lavoro svolto dall’enologo siciliano Stefano Coppola e da tutto lo staff che segue i dettami dell’agricoltura biologica.
Il quarto Magliocco proviene da Altomonte ed è il Serramonte 2008 di Terre di Balbia: un Igt originata dal 50% delle uve autoctone con il 50% di Sangiovese. Igt perché la vinificazione avviene nella casa madre friulana di Venica & Venica. Qui abbiamo trovato belle note eteree, di tabacco, caffè e frutta matura per un sorso armonico, fresco e minerale. Un vino del sud dove si sente la mano del nord.

Ci spostiamo
nel Crotonese dove l’unico Cirò Doc ad andare in finale quest’anno è il Duca San Felice 2011 di Librandi. Gaglioppo in purezza, naso balsamico, profondo e mediterraneo e un palato di spessore con tannini fini e fitti. Un Cirò classico, ben fatto, per l’azienda bandiera della Calabria.
Altra certezza è il Dattilo 2010 di Roberto Ceraudo, che proviene da Strongoli Marina (Val di Neto): un Gaglioppo dall’ampio registro olfattivo dove si trova davvero tutto annusando più volte il calice. Gusto persistente, intenso, tosto, come un cavaliere nella foresta.

Dall’estremo Sud della Calabria  ecco
Malaspina, un’azienda che non smette mai di stupirci e che ha rischiato di portare due vini in finale. Abbiamo poi optato per il Pellaro 2010 da Nerello Cappuccio al 60 % e Nocera al 40%. Una bottiglia che definire vulcanica è come scoprire l’acqua calda: vitigni tipici d’oltre Stretto, fra Etna e Faro, coltivati in terra calabrese su vigne a 700 metri d’altezza. Il naso del Pellaro è un rincorrersi continuo di sensazioni speziate, fruttate, floreali e balsamiche. In bocca tannini levigati, di qualità e poi stupitevi: si sente il mare, quello tumultuoso dello Stretto.

Dulcis in fundo scopriamo i due passiti. Il
Mastro Terenzio 2010 di Feudo dei Sanseverino (da Saracena, ai confini del Pollino), uno straordinario nettare con note di frutta martorana, miele, caramella d’orzo e iodato che al sorso va a mille e sembra non fermarsi mai. E’ l’effetto del Moscato di Saracena vinificato con Guarnaccia. Odoraca e Moscato. Tornando a Cirò Marina, ci ha stupito e impressionato il Gemma del Sole 2008 di Ippolito 1845: un passito da uve Greco Bianco dove si fondono mirabilmente miele di castagno,  fichi secchi, scorza d’agrumi, bergamotto e tante altre delizie aromatiche. Il gusto? Meditate, gente meditate!

Link:
www.vinibuoni.it 


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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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