di Marina Alaimo
In questa quattordicesima edizione di Identità Golose, la Calabria è regione ospite e ha saputo conquistare il grande flusso di visitatori con la cucina dei suoi giovani chef, e non solo. Pur risultando un territorio ancora chiuso e penalizzato dal lungo isolamento geografico, la Calabria riesce sempre a sortire un certo fascino su chi vince i pregiudizi scegliendo di visitarla e conoscerla meglio. Il fatto che abbia sempre puntato su un turismo molto commerciale, nel tempo non le ha certo giocato a favore. Così come la grande emigrazione, in atto ormai da almeno duecento anni, ha sottratto risorse, energie, capacità di mettersi in discussione con programmi di rinascita e valorizzazione del territorio.
Identità Golose già da qualche anno ha saputo cogliere quei segnali di rinnovamento ed entusiasmo che arrivano dai giovani chef calabresi ai quali ha voluto dare voce tracciando il solco di una strada a corsie larghe e veloci da percorrere. Sono stati proprio loro ad aprire il congresso enogastronomico che in questa edizione 2018 ha registrato più di 1300 accrediti di professionisti del settore e con la partecipazione di 120 chef. L’ideatore e curatore Paolo Marchi, con il suo team di lavoro, ha voluto riflettere sulle relazioni umane in un campo, quello dell’enogastronomia, in vorticosa crescita. Non basta la tecnica, si ritorna a cercare quell’Umanesimo che ha reso grande l’Italia, paese di riferimento nel mondo quando si parla di arte e di bellezza, quest’ultima intesa ad ampio campo.
E di fattore umano, tra gli chef calabresi autori di questa piccola rivoluzione innovativa, ne abbiamo trovato tanto. Sul grande palco sono saliti i giovani Caterina Ceraudo e Luca Abbruzzino che hanno scelto con convinzione e grande passione di rimanere nella propria terra e di cambiare le sorti dei ristoranti di famiglia.

Caterina Ceraudo (Ristorante Dattilo, Strongoli Marina)

Caterina, classe 1987 si è specializzata in enologia per seguire il lavoro del padre Roberto e della sua azienda agricola Ceraudo a Strongoli. Ha scoperto presto, però, che la sua grande passione era la cucina, entrando prima a far parte della brigata del ristorante Dattilo che già aveva conquistato la stella Michelin, e diventandone poi la chef titolare, riconfermando la stella. I suoi piatti, per Identità Milano 2018, richiamano la bellezza della costa e degli agrumeti calabresi: gambero marinato in barbabietola e agrumi; capellini al cedro e anice nero.

Luca Abbruzzino, Ristorante Abbruzzino (Catanzaro)

Luca Abbruzzino, a sua volta molto giovane, classe 1989, ha saputo dare una svolta al ristorante Abbruzzino dei genitori. Raffinato come pochi, riporta i profumi e sapori della Calabria con eleganza, vincendo il freno di una cucina tradizionale poco incline alle novità e troppo spesso chiusa su sé stessa.

Anthony Genovese, Il Pagliaccio (Roma)

Francesco Mazzei, La sartoria (Londra)

Oltre alle giovani leve, la Calabria è stata rappresentata da nomi ben affermati da tempo, che hanno trovato la propria strada altrove. Sono Anthony Genovese, chef del Pagliaccio di Roma, nato in Francia dove era emigrata la sua famiglia, e Francesco Mazzei, trasferitosi dalla Calabria a Londra, dove sta facendo un lavoro straordinario nei tre locali, La Sartoria, Fiume e la trattoria Radici.

Non è mancato uno dei pezzi forti di questa terra antica, il vino. Nella WineHunter di Identità Milano scopro un piccolo gioiello, Val di Neto Megonio 2015 di Librandi, da uve Magliocco. Un rosso unico nella sua espressione: sottile, agile, molto territoriale, un po’ oscurato dalla fama dell’altra uva a bacca nera, il Gaglioppo, protagonista della più conosciuta ed estesa Doc Cirò. Nicodemo Librandi è stato fra i primi produttori a volere puntare sul Magliocco, vinificandolo in purezza con il giusto rispetto e la dovuta attenzione. La sua azienda è a Cirò Marina da ben quattro generazioni ed è quella che ha fatto girare in Italia e all’estero il nome dei vini di Calabria, non trascurando mai l’identità territoriale ben definita e la qualità. Il vino ben si abbina alla cucina degli chef calabresi di nuova generazione che puntano anche alla leggerezza.
E’ questa, in definitiva, una Calabria che sa sorprendere, senza colpi di scena o azioni eclatanti, ma che ci conquista con silenziosa operosità e tanto entusiasmo.

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