di Umberto Gambino
Il Merano Wine Festival (MWF) non è la solita “fiera” del vino. Non è cioè quella in cui trovi alcune centinaia di produttori (o loro incaricati), dietro un tavolo, pronti a riempire i calici dei visitatori versando dalle bottiglie più prestigiose e selezionate delle rispettive cantine. Certo, si badi bene, è anche questo, ma il MWF ha una componente diversa e più selezionata che sono gli “eventi collaterali” organizzati anche in  altra sede dal centrale e regale “Kurhaus”. Volendo fare un paragone mediatico, le degustazioni della Selezione Ufficiale stanno ai singoli servizi di un telegiornale come gli eventi collaterali del MWF stanno agli approfondimenti e alle rubriche. Ebbene: un vero e proprio approfondimento enologico, una “chicca” da non perdere, capace di suscitare emozione e ammirazione è stata la verticale di Barbera “Braida”, Bricco dell’Uccellone, by Giacomo Bologna: un’autentica  rivoluzione dell’uva pop. Per ogni appassionato, cultore o wine writer, questa etichetta storica rappresenta la culla de La Barbera (rigorosamente al femminile please): nel senso che prima del Bricco dell’Uccellone, la Barbera era un altro vino; dopo il Bricco dell’Uccellone, inventato da Giacomo Bologna (scomparso nel Natale di 25 anni fa) nulla è stato più come prima nel mondo della Barbera d’Asti.

Ho avuto perciò il piacere (e mi frego ancora le mani) di aver partecipato a una Verticale storica del “Bricco dell’Uccellone”: sei annate che abbracciano “trent’anni di vite”. I millesimi proposti in degustazione nella splendida location dell’Hotel Terme di Merano, sono nell’ordine: 2013, 2008, 2005, 1998, 1995, 1985. Tutti ovviamente Barbera d’Asti Docg. A raccontare la storia e il mito di questo vino, non senza emozione, elargendo simpatia e sorrisi, è Raffaella Bologna con il marito, Norbert Reinisch, medico austriaco, oggi  direttore commerciale per l’estero dell’azienda. Lui ha lasciato patria e lavoro per amore: per sposare Raffaella e la sua filosofia di vita. Precisione tedesca, anzi austriaca, di Norbert che ha preparato un pratico specchietto che riporta i parametri vitali (acidità, alcol, zuccheri, estratto secco, pH) di ognuna delle annate degustate.

06-20151108_151754E’ stata invece la goliardica Raffaella a far girare una divertente clip ad Expo in cui soprattutto i visitatori stranieri inciampavano inesorabilmente nella difficile (per loro) pronuncia del “Bricco dell’Uccellone”. Anche noi ci siamo divertiti a vederla.

Dovete sapere che Giacomo Bologna era un personaggio semplice, estroverso e vulcanico. Quando nell’82 fece un viaggio negli Stati Uniti (insieme, fra gli altri, a Luigi Veronelli e Mario Schiopetto), un giorno  telefonò dall’altra parte dell’Oceano alla moglie Anna per comunicarle, non senza sorpresa: “Se qui nascono grandi vini con i vitigni internazionali perché uno di noi non dovrebbe farcela con le ottime uve del nostro territorio?”. Quell’anno nacque il Bricco dell’Uccellone. E qui entrano in gioco i soprannomi con cui il buon Giacomo amava divertirsi sulle etichette. Perché Bricco dell’Uccellone? Si chiama così perché una volta, nella casa accanto ai Bologna, a Rocchetta Tanaro (Asti), abitava una vecchia signora sempre vestita di nero, che era stata soprannominata in dialetto del luogo “l’uselun” (l’uccellone). Il bricco è un cru, uno dei migliori vigneti sui bricchi di Rocchetta Tanaro. “Braida”, invece, era il soprannome di Giuseppe Bologna, il padre di Giacomo, che giocava nella squadra di pallone elastico, tipico sport piemontese. Soprannome ereditato dal figlio. Dopo la morte di Giacomo, e nel febbraio 2010 di sua moglie Anna, a portare avanti l’attività di famiglia, sono i figli Raffaella (con il marito Norbert) e Beppe (con la moglie Cristina), entrambi enologi. Ma qual è il “metodo Giacomo Bologna” per la produzione della Barbera? Sì, perché c’è un “metodo”. Lo spiega Raffaella: “Fare prima molta selezione in vigna. Il vitigno Barbera non vuole l’acqua. La nostra è una viticoltura di collina. Si raccoglie in epoca variabile, dalla fine di settembre alla fine di ottobre, secondo le annate. Per il Bricco dell’Uccellone la vinificazione comprende una fermentazione in vasche d’acciaio, poi la malolattica in barrique di rovere francesi di Allier, Troncais e Limousine. Quindi l’affinamento in legno per 12 mesi (anche 18 mesi nelle annate più calde), poi altri 12 mesi di permanenza in bottiglia prima della commercializzazione”. La filosofia di Giacomo Bologna è sempre stata: produrre bene, sperimentare, innovarsi. A Rocchetta Tanaro il terreno su cui dimorano le viti di  Barbera è una sabbia dorata, molto ricca di manganese. La caratteristica Top è perciò la grande acidità di questi vini.     

Ecco la verticale Bricco dell’Uccellone Barbera d’Asti DOCG

2013
E’ questa una bottiglia in anteprima assoluta, presentata proprio qui al Merano Wine Festival. Raffaella Bologna precisa che si è trattato di un’annata complicata. E’ onestamente un “bambino”, il meno pronto dei sei vini, ma gli va dato il giusto tempo. Rosso rubino intenso. Note di amarena, rabarbaro, alloro, in generale aromi  morbidi, tenui e un floreale che ricorda la rosa. Evidenti ma non banali le tinte di vaniglia conferite dal legno. In bocca si nota tutta la gioventù del vino, presente più su morbidezze e acidità. Siamo a 14,73% alcol. Tanta acidità che assicura lungo futuro, tannino giovane ma ben amalgamato. Nota di ciliegia finale. “Adolescente”. 83/100

2008
Un salto di cinque anni indietro per ammirare nel calice la tinta rosso granato. Naso su tinte più scure di inchiostro, cioccolato, liquirizia, decisamente balsamico. In bocca si sente molto il calore, che rispecchia un’annata molto calda. Poi emerge e spazzola bene il tannino, sfodera grande freschezza, manca un po’ sulle note morbide. Presenti alcol (è il più alcolico del lotto: 15,75%), intensità e corpo. Forse il più corposo del lotto. Finale di liquirizia. Il “culturista”. 86/100

2005
Note nette di amarena e mora su un tappeto di violette e rose ancora fresche. Ma è il gusto che sovrasta le impressioni olfattive: ingresso morbido al palato, poi si distende, sembra più magro, in apparenza, ma non lo è affatto. Legno ben digerito. Persistenza da vendere e retrogusto d’amarena. Nel complesso ancora giovanissimo e con tanta strada davanti. Un “falso magro”. 89/100

1998
Siamo quasi ai 14,5% di alcol. Profumi nettamente più evoluti: balsamici, arancia rossa, rosmarino, caffè, cioccolato scuro, tostatura. In bocca è una piuma che si beve d’un fiato e richiama subito un altro sorso. Gusto eccellente, misurato, equilibrato, fresco. Corpo non “strong” ma fine, tannini setosi. Un vero “equilibrista armonico”. 90/100

1995
13,5% alcol. Le due annate più vecchie denotano minore presenza della nota calda. Nel calice rosso granato, unghia arancio. Sentori di prugna e spezie, poi note di salmastro, tabacco, cuoio, cioccolato fondente e una stupenda ciliegia sotto spirito, su uno sfondo di liquirizia e menta. Al sorso, la solita straripante acidità e un tannino perfetto. Nel finale ritorna la frutta sotto spirito. Non lunghissimo. “Evoluto”. 88/100

1985
Se penso che sono passati trent’anni dalla vendemmia delle uve che hanno fatto nascere questo vino, mi trovo quasi in una sorta di “fantascienza enologica”. Eppure non c’è niente di più reale. Di aspetto rosso aranciato, sfodera un naso evoluto con piccole pennellate di frutta sotto spirito e vaniglia. Ecco poi, a sorpresa, liquirizia e rabarbaro, come nel vino più giovane. Un vino pulsante e vivo. Dal gusto fine, elegante, persistente, freschezza intatta e tannino perfetto. Un “vino pop”, un mito vero, come i mitici anni ’80 musicali.  92/100

Mi piace finire questo reportage con una citazione:

“Costruitevi una cantina ampia, spaziosa, ben aerata e rallegratela di tante belle bottiglie, queste ritte, quelle coricate, da considerare con occhio amico nelle sere di Primavera, Estate, Autunno e Inverno sogghignando al pensiero di quell’uomo senza canti e senza suoni, senza donne e senza vino, che dovrebbe vivere una decina d’anni più di voi” (Giacomo Bologna)  …. anzi, costruitene due! (Anna Bologna)

www.meranowinefestival.com/it
www.braida.com

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

Post correlati