di Maria Sara Farci
mirto-9
 Dal miele al mirto. Dalle api al liquore. Nel mezzo il profumo di una ricetta nuova, che rimanda a tempi lontani. Quella di Bresca Dorada è una storia “pittoresca”, come la definisce Enrico Diana, uno dei due fondatori della distilleria di mirto che ha contribuito a rendere famoso questo prodotto in tutto il mondo. Enrico e Paolo, due ragazzi poco più che ventenni, si incontrano a Bologna nei primi anni ottanta, durante un corso professionale sull’apicultura. A unirli è la comune passione per le api, che al termine del corso, li porta a trasferirsi in aperta campagna,  a 17 chilometri da Muravera, non lontano dalla spiaggia, in una delle zone più turistiche del sud della Sardegna.

Abbiamo girato tutta la provincia di Cagliari alla ricerca del posto ideale in cui allevare le api. Poi siamo arrivati a Muravera e qui abbiamo trovato una colonia di hippies che ci ha ospitato per qualche tempo. Non avevamo nulla, se non una piccola tenda canadese in cui dormire. Un giorno sono tornato a Cagliari è ho incontrato un amico che vendeva un terreno a Muravera e, guarda caso, era proprio quello in cui stavamo alloggiando”, ci racconta Enrico.

Grazie alla vicinanza con Costa Rey e Villasimius, Enrico e Paolo riescono a vendere il miele che producono in grande quantità, fino a quando a varcare le porte dell’azienda è il direttore di un prestigioso villaggio turistico che chiede ai due ragazzi di organizzare delle cene in stile agrituristico ai suoi clienti. Abbiamo organizzato alcune cene e alla fine del pasto ci chiedevano sempre un liquorino, come il limoncello, la Maria Luisa, che ha riscosso un grosso successo. Avendo le api – continua Enrico immerso nel suo racconto – avevamo la licenza per l’uso di alcool per la trasformazione della propoli. Noi usavamo 5 litri di alcool all’anno, ma la licenza era la stessa che usava Zedda Piras per produrre il liquore in quantità industriale. Erano gli anni in cui il mirto iniziava a diffondersi. Arrivato dicembre  abbiamo raccolto le bacche e fatto 300 litri di liquore: 1600 bottigliette da un quarto di litro riempite a mano. Avevamo già dei clienti che ci compravano il miele e in un mese abbiamo venduto tutto. L’anno dopo abbiamo raccolto di nuovo il mirto e fatto altri 10000 litri di liquore, che a noi sembrava tantissimo: erano pronti per essere venduti. Abbiamo trovato un distributore e nel giro di tre mesi non c’era più niente. Allora abbiamo incominciato a organizzarci pensando che se una famiglia ci mette alcuni mesi a consumare un barattolo di miele, una bottiglia di mirto, che commercialmente vale molto di più, si può consumare tranquillamente in una serata tra amici”.

Da quel momento la storia di Bresca Dorada cambia direzione. Lasciate le api Enrico e Paolo decidono di  investire tutte le loro energie e i loro utili per creare un marchio in grado di competere con uno dei colossi del mercato: il mirto Zedda Piras, del gruppo Campari. Per farlo, Bresca Dorada ha deciso di puntare tutto sulla tradizione: niente aromi artificiali, nessun tipo di essenza, ma solo mirto, acqua, zucchero e un ingrediente speciale, il miele. Un ingrediente che permette di mantenere inalterata la percezione di dolcezza, ma che risalta in modo particolare il sapore del mirto e  il suo retrogusto selvatico.

In trent’anni di esperienza Bresca Dorada, una piccola azienda con appena 15 dipendenti, è cresciuta ogni anno, riuscendo a farsi strada non solo in Sardegna e nel resto della penisola, ma anche nel continente europeo e oltreoceano. Il tutto all’insegno del rispetto della natura, della materia prima e dell’innovazione, perché come afferma lo stesso Enrico: “Un’azienda che non investe su se stessa, non è vero che rimane ferma, ma ritorna indietro”. Per questo da alcuni anni, accanto al mirto, prodotto di punta dell’azienda, si sono affiancati altri liquori, come il limoncello, l’arancino, il fico d’india e altri prodotti quali confetture e sali aromatici.

Link: www.brescadorada.it