di Marilena Barbera
boston-22 Seduta su una delle panche della
Faneuil Hall ascolto rapita la lezione gratuita di storia americana che ogni mattina, dalle 10 alle 12, un Officer in maglietta e calzoncini recita con passione davanti ad una piccola folla di curiosi, turisti e scolaresche in gita, e mi chiedo se sia proprio questo il senso della Nazione Americana: la condivisione di un incrollabile senso di appartenenza, al di là del colore della pelle, della lingua materna, del credo religioso e delle convinzioni politiche. Perché, se in tutti gli Stati Uniti la certezza di vivere nella terra delle opportunità è ragione di orgoglio per tutti e per ciascuno, così come la consapevolezza di essere i discendenti di coloro che morirono per rivendicare il proprio diritto alla felicità, qui a Boston questo orgoglio riesci proprio a toccarlo con mano.

Te lo raccontano le vecchie pietre degli edifici settecenteschi sopravvissuti agli incendi, che conservano con cura i cimeli della rivoluzione, i sentieri curatissimi attraverso pubblici giardini che raccontano delle battaglie per la libertà, le vecchie foto affisse alle pareti della metropolitana, persino le insegne delle compagnie del tè e delle spezie che in un freddo dicembre di oltre due secoli fa dichiararono guerra alla più grande potenza imperiale del mondo. E lo fanno senza vergognarsi che tutto nacque per denaro, e non solo per retoriche proclamazioni d’ideali, e affermano, semmai ce ne fosse bisogno – qui nella culla del capitalismo – che il perseguimento del proprio benessere è ragione altrettanto valida che le altre: aspirazione legittima e costituzionalmente garantita.

Non a caso il porto e il mercato sono ancora oggi il cuore della città che batte giorno e notte. 
Il mercato, bellissimo, non è come te lo aspetti: lindo, ordinato, scorre all’interno dei tre edifici storici di North, Quincy e South in una lunga processione di banchi, piccole botteghe, punti di ristoro e negozietti di bric-à-brac. Le insegne smaltate che ritmicamente si boston-17susseguono sulle colonne neoclassiche reclamizzano mercanzie di ogni origine e sapore, con musica (musica!) vagamente classica in sottofondo.
Qui, come altrove negli States, l’etnico è tradizione cittadina: è etnico il panino con vera salsiccia italiana, etnico il pretzel servito con la senape e le patatine fritte, etnico persino il clam chowder e il lobster roll, ché nulla esisteva fino al 1650 e tutto arrivò – non puoi dimenticarlo in un luogo che di Storia, seppur breve, vive – con i bastimenti carichi di genti e d’ingredienti e di cucine a prendere possesso della terra promessa.

Orgoglio, rivoluzione e libertà le trovi anche nella cucina “alta”, dove le tradizioni sopravvivono ai secoli e alle contaminazioni in una mescolanza
fusion di suggestioni alimentari e si trasformano in ricerca essenziale e contemporanea, ciascuna però coesa alle proprie radici e mai dimentica della madrepatria, ché da lì tutti i Bostoniani sanno di provenire.
Per questo, forse, Boston si proclama capitale della Nuova Inghilterra, nuova perché rifondata, e garantisce al proprio ingombrante passato pacifica convivenza con un presente dinamico e lungimirante. Non a caso qui hanno sede le più importanti Università degli Stati Uniti, comprese Harvard e il MIT, tanto per dirne due a caso, e si aggrappano ai margini della città in una coesistenza faconda e dialettica che percepisci non appena attraversi i grandi ponti in pietra fra Cambridge e downtown, e davvero non capisci dove questa finisca, e dove incominci il campus.

Guidando verso Nord fra i sobborghi sull’autostrada a cinque corsie, che si restringe a vista d’occhio mentre lo skyline dei grattacieli rimpicciolisce nello specchietto retrovisore, mi rendo conto che qui è davvero iniziata l’America, e anche molto del resto del mondo.

Cosa ho visitato:
Faneuil Hall: 1 Faneuil Hall Square, Boston, MA 02109 – www.faneuilhall.com
Freedom Trail: The Freedom Trail Foundation, 99 Chauncy St #401, Boston, MA 02111 – www.thefreedomtrail.org
Università di Boston e Cambridge.

Dove ho mangiato:
Neptune Oyster: 63 Salem St., Boston, MA 02113 – www.neptuneoyster.com
Toro: 1704 Washington St., Boston, MA 02118 – www.toro-restaurant.com

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

A proposito dell'autore

Marilena Barbera

Da bambina sognavo la carriera diplomatica, ma dopo la Laurea in diritto internazionale a Firenze ed un Master tributario a Verona il richiamo della mia Sicilia è stato più forte, tanto da riportarmi a casa dopo quindici anni di studio e di lavoro. Tornata a Menfi, mi sono tuffata a capofitto nell'azienda vinicola della mia famiglia, occupandomi inizialmente delle vendite e del marketing sia in Italia che, soprattutto, all'estero, riuscendo così ad assecondare la mia grande passione per i viaggi e per le culture lontane. Stando in cantina a tempo pieno mi sono poi perdutamente innamorata del vino: dapprima in punta di piedi, negli ultimi anni con sempre maggiore dedizione. Fare il vino, metterci le mani la testa e il cuore mi ha permesso di scoprire una dimensione che è fatta soprattutto di sperimentazione, nella ricerca di una sintesi tra la splendida natura che mi circonda e la mia aspirazione a interpretarne l'essenza.

Post correlati