Tre giorni di approfondimento, conoscenza e degustazione. La possibilità, in una delle tre giornate, di incontrare i produttori e confrontarsi con chi tutti i giorni segue da vicino il lavoro in vigna e in cantina. Momenti di svago in una location esclusiva, per una serata diversa trascorsa con un bicchiere di buon vino in mano. Sono queste le opportunità offerte dalla 93° edizione della Mostra Vini di Bolzano, lo storico appuntamento tenutosi dal 4 al 7 marzo che, come da tradizione, ha visto i vini dell’Alto Adige uniti all’interno di un unico spazio, le affascinanti sale di Castel Mareccio, per far conoscere agli operatori professionali e ai tanti appassionati le innumerevoli sfumature e suggestioni dei vini di questo magico territorio ai piedi delle Alpi italiane.

E anche quest’anno le aspettative della Mostra non sono andate deluse. Un successo confermato dai quasi 1.500 visitatori che si sono avvicendati durante i tre giorni e che emerge dalle parole di Werner Waldboth, direttore marketing del Consorzio Vini Alto Adige: “I numeri ci danno ragione: la Mostra Vini di Bolzano è un appuntamento molto apprezzato. Il nuovo format che mette in evidenza le grandi potenzialità di invecchiamento dei vini altoatesini si è dimostrato vincente e ben identifica una delle loro peculiarità. Un aspetto che affascina sia gli esperti di settore che gli amanti del vino”.

Grande corredo aromatico, incisività gustativa ed equilibrio: sono queste le prime caratteristiche che intenditori ed appassionati inseguono quando si accostano ad un vino, nelle sue tante versioni e interpretazioni, proveniente dall’Alto Adige. Ma è proprio la longevità una delle parole più ricorrenti delle conversazioni svoltesi nella tre giorni bolzanina. La capacità di cavalcare il passare degli anni con destrezza e il saper evolvere per raggiungere grandi vette gusto-olfattive dopo molto tempo dalla data di vendemmia e commercializzazione sono infatti tra gli aspetti, in parte ancora da esplorare, che timbrano in modo decisivo i vini del terroir altoatesino e che il ricco calendario di seminari e incontri previsti nell’ambito della Mostra Vini ha voluto mettere in risalto.

Accanto a sessioni che hanno fornito una panoramica del ricco panorama vitivinicolo dell’Alto Adige, si sono susseguite degustazioni verticali di grande fascino che hanno registrato il tutto esaurito: ben sei incontri in totale, che hanno esplorato la capacità evolutiva di altrettante varietà.

Il Pinot Nero, uno dei vitigni più leggendari del panorama mondiale, che ha trovato un habitat felice anche in Alto Adige, è stato protagonista di una verticale dal 2001 al 2007 che ha avuto come protagonista il Pinot Nero Vigna S. Urbano di J. Hofstaetter. Riflettori puntati sullo Chardonnay, invece, con l’incontro dedicato a quattro annate del Beyond The Clouds di Elena Walch, proveniente dal vigneto di Castel Ringberg. La Schiava (Vernatsch), dalle sfumature delicate e ideale ad un consumo meno impegnativo, ha stupito anche i più scettici con la sua sorprendente capacità di evolvere con grande slancio: cinque annate, una del 1983, della Schiava Gschleier alte Reben della Cantina Girlan ne sono state la dimostrazione. Sabato 7 marzo è stata la volta di altri tre alfieri della viticoltura altoatesina: il Lagrein, autoctono a bacca rossa, con cinque annate dell’Urban della cantina Tramin. A seguire ancora la Schiava, questa volta in uvaggio con piccole quantità di Lagrein, ha mostrato la sua straordinaria intensità nelle cinque annate del Santa Maddalena Classico Premstallerhof della Tenuta Hans Rottensteiner. Chiusura, infine, con un vitigno internazionale che in Alto Adige “sente” il terroir in modo magistrale: quattro annate di Cabernet Sauvignon Freienfeld della Cantina Cortaccia.

Il prossimo appuntamento con i vini dell’Alto Adige sarà a Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati in programma a Verona dal 22 al 25 marzo. Presso lo stand C2-D2, nel padiglione 6

Credits foto in evidenza per Alex Moling

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