di Mirella Vilardi
La prima edizione del salone “Di bolla in bolla”, andato in scena a Novara il 4 e 5 maggio, è stata per me occasione di riflessioni. Condivisibili, spero.

Suggestione n. 1La Lomellina, per due settimane all’anno è davvero bella. Ottima scelta la data della manifestazione poiché, chi vi arriva, dall’autostrada o dalle statali, non può fare a meno di perdersi nei riflessi delle risaie allagate che suggeriscono l’impressione di muoversi tra due cieli.

Suggestione n. 2 – A chi fosse sorto il quesito se c’era bisogno di un’altra fiera di vini, la risposta è arrivata spontanea, già dopo le prime ore di apertura. Dopo solo quattro ore, i biglietti emessi erano più di quattrocentoventi. C’è voglia di assaggi e conoscenze.

Mosè Ambrosi ed Eleonora Evangelisti (Cantine Fontezoppa)

Suggestione n. 3 – Anche per chi brontola contro la “mania” tutta italiana di spumantizzare ogni cosa, la scoperta di alcuni spumanti insospettabili quanto sorprendenti, freschi, acidi al punto giusto, rappresenta la risposta che viene da sé. Avete mai assaggiato, ad esempio, il Ribona Metodo Classico o il Rosè Brut ottenuto da Vernaccia Nera da Cantine Fontezoppa in terre marchigiane? La chiacchierata con i due giovani rappresentanti dell’azienda, ha aperto un altro varco alla conoscenza d’una realtà, quella delle Marche e delle sue peculiarità vinicole, dei suoi autoctoni meno conosciuti, davvero entusiasmante. E questa suggestione, facendo strada alla successiva, si è sovrimposta a tutte le altre.

Manuela Marazzi (Valle Scuropasso)

Suggestione n. 4 o “la predominante” – Senza nulla voler togliere ai professionali sommelier, al lavoro in molte postazioni, ho apprezzato, ça va sans dire, le spiegazioni dei pochi produttori presenti. Il sommelier, beneducato e gentile, mi dice notizie che posso leggere da sola sull’etichetta, uvaggi e percentuali, se si tratta di un millesimato, permanenza sui lieviti, ecc… Il produttore mi porta con sé nella sua terra, condivide venti, afe, piogge, umori di cantina. Il produttore, anche quello più timido, quello più ruspante e meno avvezzo all’eloquio, comunica con gli occhi, con un sorriso, con un gesto. Insomma, per trasmettere l’anima di un vino occorre conoscerla.

 

Suggestione n. 5 – Sarà per la suggestione n. 4 se nessun Champagne mi ha emozionato?

Suggestione n. 6 – I vetusti castelli ben si adattano a questo tipo di manifestazioni. Sommano storia alle storie, sanno essere imparziali ed eleganti “location”, testimoni silenziosi.