di Silvia Parcianello
E’ ormai un classico l’appuntamento a Merano nel primo weekend di novembre per gli appassionati di buon cibo e soprattutto buon vino.  Il Merano Wine Festival è giunto al suo venticinquesimo anno di vita e può senza dubbio essere considerato la kermesse di maggiore prestigio per quanto riguarda l’alta produzione enologica mondiale.

Da anni ormai stilo per Wining una classifica di quelli che sono per me i vini più interessanti che incontro a Merano, e devo dire che c’è sempre l’imbarazzo della scelta. Questa volta però mi sono dedicata a qualcosa di leggermente diverso.  Nella giornata di apertura, il 4 novembre per l’esattezza, è andato in scena Bio&dynamica, la giornata del Festival dedicata ai vini biologici, biodinamici e naturali. Si fa un gran parlare attorno a queste tipologie di vini e confesso di averne sentite davvero di tutti i colori: dall’etichetta di snob, a quella di presentare profumi poco gradevoli quando non difetti, a quella di essere una moda del momento.

Mi sono avvicinata con curiosità a questi vini, e senza pregiudizi, consapevole che ci sono dei territori in cui l’agricoltura biologica, cioè  senza l’aiuto di prodotti chimici di sintesi e di organismi geneticamente modificati, risulta possibile con relativa facilità a causa di clima e terroir generosi e altri in cui invece le cose si fanno più difficili. Non ho trovato vini difettosi nella mia giornata a essi dedicata, ho apprezzato alcuni prodotti, altri meno, come sarebbe successo con i vini convenzionali.  Ecco i dieci calici che ho preferito.

  1. La Fortezza – 2015 Maleventum Vino Spumante Falanghina IGT. Siamo in Campania, provincia di Benevento, terra del vitigno Falanghina. Uno spumante metodo charmat intenso e aromatico che conserva intatte le caratteristiche del vitigno. Profumi di mela annurca e agrumi, sorso fresco e polposo. Ottimo come aperitivo d’estate.
  2. Tombolini – 2015 Doroverde Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOCG. Ho conosciuto Fulvia Tombolini prima di conoscere il vino. Una donna vulcanica, travolgente, fragorosa che combatte la tragedia del terremoto che attanaglia in questi giorni le sue terre con la forza e la passione. Il suo Verdicchio è esattamente come lei, fragoroso, ama definirlo, è polposo e dalla beva avvolgente e fresca, gentilmente fiorito e appassionatamente fruttato. Un gran vino di una grande donna per del gran cibo a base di pesce.
  3. img-20161116-wa0004San Salvatore 1988 – 2015 Pian di Stio IGP. L’azienda delle bufale… perché con il contenuto delle loro lettiere vengono concimate le vigne. Pian di Stio è Fiano in purezza, di un vigneto a 550 metri slm nel cuore del Cilento, dal profumo forte di fiori e agrumi e un particolare finale alla camomilla. Al palato è teso, croccante e potente. Da provare, perché no, con la mozzarella di bufala freschissima.
  4. Pagani – 2014 Soave Classico DOC. Una versione particolare del grande vino bianco veneto. Vendemmia tardiva con parziale surmaturazione delle uve Garganega, al palato è sapido e minerale, vulcanico ma fresco. Note di frutta esotica si intrecciano alla salinità al naso. Perfetto con risotti di verdure. Invito a dare un’occhiata alla scheda tecnica nel sito, davvero singolare.
  5. Pasini San Giovanni – 2015 Il Lugana Bio DOC. A me il Lugana piace, non ci posso fare nulla. Questo in particolare, fresco e teso, con pochissimo residuo zuccherino profuma di sambuco e pera. Sullo sfondo leggere note sapide. Me lo immagino con una catalana di crostacei e credo che ci stia proprio bene.
  6. Cantalici – 2015 Petali Toscana Rosè IGT. Un rosato toscano? Eh già, non solo toscano, un rosato di Sangiovese, che sta sulle bucce per poche ore, quelle necessarie e sufficienti per acquisire un bel colore rosa tenue e dei profumi eleganti di petali di rosa e piccoli frutti rossi. Il img-20161116-wa0006sorso si conferma fresco ed elegante, piacevolmente sapido. Chiama un cacciucco alla livornese.
  7. Bulichella – 2012 Hide Toscana IGT. Questi toscani che si sono messi a fare anche il Syrah e sono riusciti a farlo bene. Siamo a Suvereto, zona nota per altre tipologie e questo mi ha incuriosita. Il bouquet di questo rosso si nasconde, non si rivela subito nella sua potenza. Si sentono more, cassis, confettura di prugne e una speziatura importante. Al palato è potente e pulito, ideale per piatti di carne piuttosto elaborati.
  8. Tenuta Prima Pietra – 2012 Prima Pietra Toscana IGT. Un bordolese di Toscana fresco e verticale, molto elegante senza essere opulento, merito dell’altitudine delle viti poste a 450 metri slm. E’ composto in prevalenza da Merlot, accompagnato da Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Petit Verdot (per la cronaca sono gli stessi vitigni di Ornellaia). I profumi di frutta a bacca rossa si fondono con note gentilmente erbacee tipiche dei vitigni e vengono arricchite dalle spezie. Ideale con una bella costata alla fiorentina.
  9. Fattoria La Rivolta – 2013 Aglianico del Taburno DOCG. Forse l’Aglianico meno conosciuto, forse il più scontroso, dal biotipo Amaro, con alte percentuali di acido tartarico. Potente e buio il bouquet, con leggero sentore di fiori misto a confettura di prugne e more e note tostate. Al palato si percepisce nettamente la giovinezza, unitamente alla capacità di invecchiare con grazia. Necessario uno stracotto di manzo.
  10. Buccia Nera – 2011 Vinsanto Colli dell’Etruria Centrale DOC. Ambrato e viscoso nel bicchiere, travolge con aromi di frutta secca e disidratata, fico, prugna, noce e mandorla. Il sorso è equilibrato, non troppo dolce, con le note ossidative regalate dalla madre, sempre presente nei caratelli in cui invecchia, lunghissime. Lo proverei con un formaggio al tartufo.

Link: 
www.meranowinefestival.com
www.lafortezzasrl.it
www.fulviatombolini.it
www.sansalvatore1988.it
www.vinipagani.it
www.pasinisangiovanni.it
www.cantalici.it
www.bulichella.it
www.castigliondelbosco.com
www.fattorialarivolta.com
www.buccianera.it