di Sara Vani

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Vino maschile, vino femminile: questo incontro-scontro di definizioni mi perseguita da troppo tempo. Cosí mi insinuo tra le pieghe della classica assonanza “rosa – femminile”, invitata a nozze dalla mia collega Germana Grasso, che nel suo bell’articolo amplia gli orizzonti dell’intramontabile binomio con la considerazione: “Sarebbe riduttivo relegare i rosati ad un vino di genere”.

E se il rosa fosse anche maschile? A Bererosa, evento organizzato a Roma da Cucina&Vini in collaborazione con MG Logos di Maria Grazia D’Agata e Stefano Carboni, nella cornice da sogno dei giardini e saloni ottocenteschi di Palazzo Brancaccio, é andata in scena a fine giugno una ricca degustazione dei grandi rosati e spumanti rosé italiani. E il successo della manifestazione, che ha visto coinvolte 15 regioni italiane da nord a sud, con 81 aziende ed oltre 100 etichette presentate, non è stato solo merito di un pubblico femminile, anzi.

Un nuovo trend serpeggia tra i signori uomini, evoluti assaggiatori o curiosi appassionati: bere rosa piace, fa maschio. Sará per andare in controtendenza, visto che da tempo le donne nelle loro scelte enologiche rivelano un gusto sempre piú diretto, asciutto, “non facile” – nell’accezione comune – fino a poco fa considerato di appannaggio maschile. Sará invece che i grandi vini rosati e rosé in Italia stanno cavalcando un’onda di rinnovata personalitá e, soprattutto, di indiscutibili versatilitá ed eleganza che mette tutti d”accordo. Ritorniamo cosí ad un assioma a me caro: dove c’é la qualitá e la piacevolezza, il sesso del consumatore poco importa. Il vino si beve perché é buono e provoca un’emozione.

Quelli che seguono sono alcuni degli assaggi che mi hanno colpita maggiormente tra le bollicine rosé presenti.

Letrari, Brut Rosé Talento Trento Doc. Pinot nero vinificato in rosato e chardonnay, in affinamento almeno 24 mesi sui lieviti. Il colore é splendido, luminoso, un rosa cipria antico. La freschezza percepita al naso si ritrova appieno in bocca: ecco i frutti di bosco e gli agrumi, cosí come i fiori di arancio. La bollicina fine e croccante chiude un assaggio pronto ad arricchire anche la tavola, e non é poco.

Zeni, Maso Nero Ros
é 2008 Trento Doc. 60% Pinot nero, 40% Chardonnay, con 42 mesi sui lieviti. Al naso subito note di macedonia fresca, polpa di pesche sbucciate e tagliate, insieme a  una leggera crosta di pane. La mineralitá é spiccata all’assaggio, croccante e pieno. Un rosé molto personale, per godere l’aperitivo ma che accompagna alla perfezione un pasto leggero di pesce.

Endrizzi, Brut Ros
é Pian Castello 2008 Trento Doc. Questo Pinot nero in purezza resta oltre i 60 mesi sui lieviti. Il colore delicato mostra un rosé dalla personalitá seducente, che all’inizio è timido nel calice, poi si apre su note floreali e sensazioni gessose, per conquistare definitivamente con una bocca bella, secca, pulita, dalla bollicina finissima. Senza temere contraddizioni, non credo si possa definire “femminile” questo vino, mentre si mostra una dama d’altri tempi nell’eleganza.

Ferrari, Maximum Ros
é Trento Doc. Pinot nero con il 30% di chardonnay, 36 mesi almeno in affinamento sui lieviti, che sono i primi sentori a sporgere dal calice. Poi ecco la frutta acerba e piccoli frutti rossi. Ad occhi chiusi non lo identificherei come rosé, mentre il suo colore rosa antico, elegante quanto la bollicina, ti invita ad assaporare aciditá e freschezza notevoli, in una beva che potrebbe apparire un po’ altezzosa, ma che preferisco definire regale.

Bortolomiol, Filanda Ros
é Brut Riserva 2011. Uno spumante prodotto con metodo charmat lungo, da uve Pinot nero dell’Oltrepo’ Pavese, da una delle Aziende storiche di Valdobbiadene. Per fortuna c’è Elvira Bortolomiol a raccontarmi di questa etichetta. Il padre Giuliano ha cominciato a produrre il rosé all’inizio degli anni ’70,  utilizzando uve che provenivano anche da altri territori, per sperimentare, portando a continui miglioramenti i suoi vini. Elvira e le sue sorelle riprendono la produzione del rosé qualche anno fa, mentre restaurano una delle 4 Filande di Valdobbiadene, dedicando questo spumante alle donne che duramente lavoravano in Filanda. Il tributo non é dato solo dal nome, ma da un colore speciale che ricorda proprio la seta, un naso croccante di fragole e pera, una freschezza ed un’eleganza sapida dell’assaggio che non ti aspetti. Il packaging chiude il cerchio dei ricordi. Sono colpita!

Fratelli Berlucchi, Brut Ros
é 2008. Chardonnay e Pinot bianco per il 70 %, con 30% di  Pinot nero vinificato in rosato. Di un elegante rosa antico, dopo aver inspirato crosta di pane e frutto polposo, al primo sorso lo scopro subito dritto e secco. Tilli Rizzo quasi mi legge nel pensiero quando mi dice “sí, é un Brut ufficialmente, ma siamo al limite, sarebbe effettivamente un Extra Brut. Diciamolo, commercialmente un rosé Extra Brut sarebbe un prodotto difficile. Inoltre, uno dei motivi per cui lo vestiamo di azzurro e non di rosa é il fatto che non ha niente di un vino femminile”. Da provare a tavola, conquista non con grazia suadente ma per la sua fierezza e struttura, unite ad una finissima bollicina.

Marramiero, Brut Ros
é. Faccio un salto in Abruzzo sulle colline pescaresi per assaggiare questo metodo classico da Pinot nero e Chardonnay, 36 mesi sui lieviti, sboccato piú di un anno fa. Il naso é tostato, respiro il pane appena sfornato, poi una nota di tabacco, mentre in bocca si completa: partendo da sensazioni di mela grattuggiata, soddisfa appieno il palato con freschezza e nerbo. Una bollicina che sostiene indifferentemente assaggi in solitaria e l’intero pasto.

Concludo ricordando che questa seconda edizione di Bererosa ha trovato nella indovinata collaborazione con
l’Associazione Telefono Rosa una chiave di lettura molto attuale, portando all’attenzione degli ospiti il duplice problema della violenza e dell’alcool attraverso la creazione di un opuscolo informativo che mette in guardia dai piú comuni reati legati all’alcol, ma non consiglia di smettere di bere il vino. Il messaggio che passa è che il vino non é un piacere di cui privarsi, ma qualcosa da insegnare, a cui appassionare i giovani, per educarli al consumo consapevole. Come sempre, il vino è cultura!

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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