di Daniela De Morgex
Mi sveglio a Montalcino in una bella giornata di sole.
Sono sul versante sud del paese e la finestra mi offre le dolci collinette vitate a Sangiovese sotto un cielo terso e luminoso.
Sembra di vedere la formella presentata all’evento da Alex Zanardi per l’annata 2018 del Brunello, esemplificativa appunto del paesaggio che si presenta ai miei occhi. 
Tira un vento freddino alla Fortezza, cammino serena e curiosa. 

Nell’organizzazione impeccabile del Consorzio del Vino Brunello di Montalcinoil chiostro della Chiesa di S. Agostino è la piacevole location di questa enomaratona con protagonisti il Brunello di Montalcino 2014, il Brunello Riserva 2013, il Rosso di Montalcino 2017, il Moscadello e il S. Antimo …e quasi tutti i tavoli di assaggio già occupati alle ore 10!

Il Presidente Patrizio Cencioni ha giustamente manifestato grande soddisfazione per i numeri raggiunti dall’Anteprima: quest’anno arrivati a 300 giornalisti di settore e 3000 fra operatori e winelovers intervenuti.

Mi “apparecchio” ed inizio. 
Una premessa.
In queste due giornate ho ascoltato tutto ed il contrario di tutto.
Chi aveva percepito con decisione l’annata difficile e chi invece era pronto a scommettere che il 2014 sarebbe stato tutt’altro, portando a testimonianza bocche abbastanza equilibrate e potenziali complessità imbarazzanti. 
La realtà è che il 2014 ha solo dimostrato la grande competenza di questi viticoltori e la qualità del territorio ilcinese.

Come mi diceva Andrea Cortonesi dell’Azienda Uccelliera : “Qui noi si deve sempre e comunque essere grati a questa terra, qualsiasi sia l’annata, perché questa è una terra vocata!”. Vocata all’eccellenza, ed è vero.

La questione è che invece dovremo decisamente abituarci in maniera costruttiva agli attuali cambiamenti climatici. D’altronde in viticoltura sono una realtà antica che non dovrebbe spaventare.

Oggi si dovrebbe solo essere tempestivi ad intervenire coi mezzi che attualmente la scienza e la ricerca ci mettono a disposizione e guardare al Climate Change come fattore di progresso: non potendo gestire il clima, conviene sviluppare l’innovazione come unica soluzione, prendendo in tempo le adeguate contromisure.

Dunque, il 2014 è stato caratterizzato da freddo ed umidità che hanno condizionato la raccolta, che si cercava di posticipare in attesa di quella giusta maturazione e risoluzione dei polifenoli che spesso invece non è arrivata tanto da far desistere molti ad uscire con l’annata di Brunello e a declassare le uve, tirando però così fuori, in certi casi, dei Rosso di Montalcino splendidi! Aspettiamoci in futuro riserve superlative.

E’ pertanto stata un’annata delicata questo 2014, i suoi tannini ruvidini non credo scompariranno facilmente, ma, seppur parecchi in bocca non mantengano ciò che sembrano promettere al naso, i suoi vini sono semplici, puliti e di piacevole beva.

Dopo aver fatto un centinaio di assaggi complessivi nell’arco delle due giornate, intere ed intense, un plauso particolare va alle aziende di questa mia personale selezione:

Brunello 2014
Il Pino –Fattoria del Pino
Tenuta Le Potazzine 
Uccelliera
Poggio di Sotto
Pian delle Vigne 
Villa Poggio Salvi
Giani Brunelli – Le Chiuse di Sotto
Barbi
Mastrojanni

Brunello Riserva 2013/2012
Col D’Orcia Nastagio Ris.
Col d’Orcia Ris. Poggio al Vento 2012
Sanlorenzo Ris.
Poggio di Sotto Ris. 
Tenuta di Sesta – Ris. Due Lecci Est
La Lecciaia – Vigna Manapetra
La Gerla Ris.
Lisini – Ugolaia 
Casisano- Colombaiolo
Il Marroneto Madonna delle Grazie Ris. Magnum

Tra gli assaggi di Rosso di Montalcino 2017 emerge decisamente Cava D’Onice, oltre a Baricci , Piancornello e Tenute Silvio Nardi, mentre per la 2016 U.R. (però poco rappresentata) indico Sanlorenzo.

Un discorso a parte merita quel vino tipicamente locale, antico, rinascimentale e seducente che è il Moscadello, una DOC della Provincia senese. In origine era tratto da uve Moscadello, che in Toscana vennero poi completamente distrutte dalla fillossera e sostituite dal Moscato bianco piemontese. Assaggiando tutti i Moscadello proposti, due hanno presentato chiari problemi di vinificazione, mentre uno invece mi ha subito affascinato, il Moscadello di Montalcino V.T, 2014 Pascena Col D’Orcia, con le sue note di albicocca e mandarino delicatissime, di estrema eleganza e freschezza. E non dimentichiamo che il territorio di Montalcino è in grado di fornire non solo vini di eccellenza, ma anche olio e miele allo stesso livello.

 

Con Giancarlo Tommasi, enologo

Nell’ambito dell’Anteprima, come di consuetudine, sono stati anche conferiti i premi Leccio d’Oro 2019, quest’anno assegnati all’Enoteca di Ghino a Pienza per la categoria “enoteca italiana”, al ristorante Reale di Castel di Sangro (AQ) per il “ristorante italiano”, all’Hedonism Wine di Londra per” l’enoteca estero”, nonchè al ristorante Ozio di Tokyo per il “ristorante estero”.

E per la soddisfazione di tutte le Donne del Vino, il Premio Giulio Gambelli  è stato per la prima volta al femminile, per Angela Fronti come enologa under 40 impegnata nella promozione dei vini del suo territorio, il Chianti, e del Sangiovese in particolare.

www.consorziobrunellodimontalcino.it