di Umberto Gambino
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A volte ritornano! L’edizione 2016 di Sicilia en primeur è l’occasione per un emozionante tour snodatosi fra l’Etna e lo spicchio nordorientale dell’isola. Una sorta di “ritorno alle origini” non banale per il vostro reporter del vino. E meglio di così non si poteva cominciare. La prima tappa, appena sbarcato all’aeroporto di Catania Fontanarossa, è l’azienda vinicola più storica del territorio etneo: Benanti.
Ricordate quest’anno: 1988. E’ allora che l’imprenditore farmaceutico Giuseppe Benanti decide di ridare vita ai vecchi vigneti posseduti dal bisnonno Giuseppe (da cui ha ereditato lo stesso nome) sin dalla fine dell’800, dapprima fondando l’azienda con il nome “Tenuta di Castiglione”; diventerà Benanti come la conosciamo oggi dopo sette anni. Gran parte delle piante sono quelle antiche; altre verranno impiantate nuove, dopo un decennio di sperimentazioni con le microvinificazioni, grazie all’apporto decisivo dell’enologo autoctono Salvo Foti (professionista a cui i Benanti dimostrano grande affetto ancora oggi).
Una vera chicca, un gioiello architettonico dell’epoca è il piccolo borgo-cantina di Viagrande: è questo il nucleo originario dei Benanti, con tanto di baglio e antico palmento, rimasti pressoché intatti, in cui fanno bella mostra il vecchio torchio e le vasche in cemento dove i vendemmiatori pigiavano l’uva con i piedi. Memoria storica per i posteri e autentica sorprendente curiosità fotografabile in tutte le posizioni dai giornalisti italiani e stranieri (in particolare da quelli con gli occhi a mandorla).

Va dato pieno e legittimo merito a Giuseppe Benanti, non a caso definito il “pioniere”, cioè il precursore, colui che ha spianato la strada a un approccio nuovo in vigna e in cantina, apportando lo slancio determinante alla vitivinicoltura di tutto il comprensorio etneo. Se oggi i vini dell’Etna sono apprezzati in tutto il mondo e se anche un ettaro di vigneto disponibile alle pendici del vulcano è diventato di enorme valore, conteso da produttori del Nord e anche dall’estero, buona parte del merito è proprio del cavaliere Benanti.
Oggi l’azienda è gestita in prima persona dai due figli, Antonio e Salvino, ma il cavaliere è sempre attivissimo. Anzi, nel corso della visita in cantina, insieme a colleghi della stampa straniera, è prodigo di informazioni, curiosità e aneddoti storici. E’ senza dubbio lui l’autentica mente storica della viticoltura etnea.

Dopo che Salvino fa gli onori di casa, stuzzicando la curiosità e l’appetito di noi tutti, con un eccellente pathè a base di pomodori secchi e una fonduta di caciocavallo non fuori stagione (considerata l’altitudine: siamo a quota 6oo metri), tocca ad Antonio condurci per il sentiero di Monte della Serra, a prendere contatto, molto da vicino, con le vigne centenarie di Nerello Mascalese. Per capire meglio come e perché il microclima e il particolare terroir influenzino i vini, vi invito a vedere la clip della mini intervista realizzata con Antonio Benanti, in mezzo ai vigneti del Monte Serra.
Le viti si aprono con le prime gemme e, nel frattempo, dal cratere principale comincia a spuntare uno sbaffo di fumo bianco: il primo sintomo di un’attività vulcanica mai sopita nei secoli e nei millenni. Il fascino e l’atmosfera dell’Etna sta anche qui, in piccoli e gradi dettagli: ovunque ci si sposti, seguendo il perimetro del vulcano, da Nord, a Sud ad Est, i nostri sguardi corrono a cercare lui, anzi lei: “A Muntagna”, come la chiama la gente che abita nei paesi circostanti. La vita di tutta la popolazione, qui, è chiaramente condizionata dalla presenza visibile e tangibile del vulcano. Ovviamente anche la viticoltura e i vini risentono fortemente dell’effetto Etna.

Degustazione

Antonio Benanti ha voluto proporre una “orizzontale” delle tre etichette di rossi storici, tutti dell’annata 2004. Lo scopo è capire il potenziale evolutivo e di longevità dei vini etnei. Ecco come li ho trovati.

Nerello Mascalese
Nasce dalla zona Nord del vulcano, da terreni scuri, immerso in un terroir definito “giovane”. I vigneti allevati ad alberello si trovano in contrada Guardiola, a 750 metri, sul versante Nord del vulcano. Le uve, vendemmiate dopo la metà di ottobre, vengono vinificate in rosso con lunga macerazione con le bucce. Maturazione: dopo la malolattica, il vino viene travasato in tonneaux dove rimane per oltre un anno, poi affinamento in bottiglia per 8-10 mesi.
Si presenta nel calice rosso granato scarico con unghia aranciata. Profuma di violetta e sentori balsamici, emerge la nota minerale mentre il frutto rimane in disparte. In bocca esordisce un po’ brusco, poi scorre bevibile mostrando grande freschezza e tannini di ottima fattura. Godibile e abbastanza immediato.

Rovittello
E’ un blend di Nerello Mascalese con una piccola quota (10%) di Nerello Cappuccio, ottenuto dai vigneti coltivati ad alberello sul versante Nord del vulcano, nella località da cui il vino prende il nome che si trova nel comune di Castiglione di Sicilia. Vendemmia dopo la metà di ottobre. Dopo la malolattica, il vino viene travasato in piccole botti da 225 litri dove rimane per oltre un anno. Affinamento in bottiglia per 8-10 mesi.
Rosso granato nel calice. Naso molto speziato, profondo com’è nel suo stile, con note di frutta in confettura, cioccolato e tabacco. Spicca poi una bella ciliegia rossa ancora fresca. Annusato dopo 20 minuti, mezz’ora, vira su aromi balsamici e terrosi. La personalità del vulcano emerge ancora più decisa e profonda. Al palato è intenso, progressivo, con tannino fine e morbido, molto fresco, equilibrato. Il migliore del lotto proposto da Benanti.

Serra della Contessa
Nerello Mascalese al 90% e Nerello Cappuccio al 10%.
Il Monte Serra è un cono vulcanico che si trova sul versante Sud-Est etneo, nel comune di Viagrande a quota 500 metri. Siamo di fatto sulla collinetta che sovrasta il baglio dei Benanti. Le uve, vendemmiate a fine settembre, vengono vinificate in rosso con lunga macerazione del mosto con le bucce in tini di rovere da 52 ettolitri. Dopo la malolattica, il vino viene travasato in piccole botti da 225 litri dove rimane per oltre un anno, poi si affina in bottiglia per almeno 12 mesi.
Posso apprezzare sentori nettamente balsamici e speziati, con punte vegetali, la tipica nota minerale e un pizzico di incenso che fa tanto cenere vulcanica. Al gusto viene fuori un tannino più aspro, non ancora domato. Nel complesso è di media persistenza e in cerca di equilibrio. Decisamente il più selvaggio dei rossi assaggiati.

Dopo la verticale una piacevole appendice in bianco, a grande richiesta dei presenti.

Pietramarina 2012 Etna Bianco Doc Superiore
Carricante in purezza da uve coltivate in contrada Caselle, sul versante Est dell’Etna, in due diversi vigneti a circa 900 metri di altitudine. Siamo in territorio di Milo e solo il vino prodotto da uve coltivate in questo comune possono avere la qualifica di Superiore. Sono vigneti di 80 anni, coltivati ad alberello, in gran parte a piede franco. La fermentazione si svolge ad una temperatura di 18-20°C in serbatoi d’acciaio. Il vino è lasciato maturare per almeno un anno in vasca, prima di essere imbottigliato. Affinamento in bottiglia per 10-12 mesi.
Naso che si apre con gradualità, vira subito sul minerale, con delicatezza, punteggiato da fiori di zagara e note di pera. Al sorso parte piano. poi si amplia con garbo senza irruenza, con buona verticalità. Si conferma sapido, minerale, agrumato, morbidissimo nel finale. Eccellente! E’ il classico cru bianco minerale, etneo, che sa di pietra focaia e idrocarburo, oltre a tante buone sensazioni. Antonio dice che Pietramarina dà il meglio di sé a quattro anni dalla vendemmia. Ci siamo, però fra due o tre anni sarà davvero una bomba.

In conclusione, la casa vinicola Benanti si mantiene saldamente al Top dal punto di vista della produzione enologica nel comprensorio etneo ed è sempre un punto di riferimento vero per buona parte dei produttori della zona.

Vinicola Benanti

www.vinicolabenanti.it

Via Garibaldi, 361 – Via Garibaldi, 361
95029 Viagrande – Catania
Ettari di proprietà: 14
Vitigni coltivati: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante, Minnella, Catarratto
Quota Export 70% (in aumento)
Produzione: 150.000 bottiglie
Enologo: Enzo Calì, di Paternò (CT), in azienda dal 2004