di Umberto Gambino
Milo è il più piccolo comune della provincia di Catania con poco più di mille abitanti. Da qui passa la “Mareneve”, la provinciale 591 che dalla costa si inerpica, fra curve e tornanti, fino al versante Nord-Est del Vulcano: “A Muntagna”, come la chiamano da queste parti.
Villagrande è una delle 8 contrade di Milo, una delle 133 contrade dell’Etna. Proprio Villagrande è uno di quei luoghi da favola che la Sicilia ti propone di continuo, riuscendo sempre a sorprenderti. Ed è così, visto che anche il sottoscritto (siciliano Doc) si stupisce per la bellezza del luogo. Qui tutto è costruito in pietra lavica, armoniosamente inserita nel paesaggio naturale. Il bosco, il muretto, l’arco che ci accoglie e che porta nell’ampio giardino-terrazza con vista mozzafiato sulle vigne e sulla costa jonica: così vicino il mare che sembra quasi possibile toccarlo. E’ questa Villagrande, il luogo che dà il nome all’azienda Barone di Villagrande. Siamo a quota 700 metri sul livello del mare, versante Est del Vulcano. Lui, l’Etna, vigila dall’alto con il solito beneaugurante pennacchio bianco che fuma dal cratere. “Quando fa così” assicurano “si può stare tranquilli”.

L’accoglienza a quella “simpatica, sporca decina” di giornalisti di cui faccio parte oggi (nell’ambito degli enotour dell’ultimo Sicilia en primeur) è a cura di Marco Nicolosi Asmundo e della moglie Barbara Liuzzo. Una giovane e dinamica coppia, molto friendly con gli ospiti: sono loro i rappresentanti della decima generazione dei Nicolosi Asmundo, nobile famiglia presente in queste terre fin dal 1727. Sotto di noi si affaccia l’anfiteatro naturale dei vigneti, in file ordinate, a terrazzamenti, con i filari di Carricante, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. #SiciliaEP16

Piccola storia di famiglia

20160420_135123
La famiglia Nicolosi proviene da Aci (uno dei tanti Aci-eccetera etnei come Acireale o Aci Catena o Aci Sant’Antonio o Aci Castello o Aci Trezza, non si sa). Alla fine del 1600 ricevette il mandato dalla Mensa Vescovile di trasformare il territorio di Villagrande in un “delizioso giardino”. E così avvenne. Scrive Domenico Sestini, storico archeologo e viaggiatore fiorentino: “I Nicolosi legarono sempre più la loro esistenza alla nuova terra, impastandosi di sciara e fumi dell’Etna”. Nel 1726 l’imperatore Carlo VI d’Asburgo, in qualità anche di Re di Napoli, conferì una serie di privilegi nobiliari a Don Carmelo Nicolosi. Da quell’epoca inizia la coltivazione dell’uva. Nel 1869 Paolo Nicolosi completò la nuova cantina di vinificazione e affinamento. Non solo: è stato anche il primo a partire con una doppia linea di vinificazione che consentiva di separare le uve bianche dalle uve rosse. Prima di allora, sull’Etna ed in gran parte d’Italia, uve bianche e rosse venivano vinificate insieme per la produzione di un unico vino. E’ certamente a Milo, in questo luogo, che è nato l’Etna Bianco Superiore. Nel 1968 viene riconosciuta la D.O.C. Etna, la prima Denominazione di Origine Controllata in Sicilia. A preparare e scrivere il disciplinare fu il Barone Carlo Nicolosi Asmundo, docente universitario di enologia e tecniche alimentari all’Università di Catania, il papà di Marco e della sorella Carla (sommelier e avvocato), oggi in pensione. Una saga familiare che continua con la decima generazione, all’insegna del profondo rinnovamento.

Oggi in vigna e in cantina


dsc_8686
La famiglia Nicolosi Asmundo si è sempre dedicata anima e corpo alle vigne, al vino, a migliorare sempre le tecniche di vinificazione. Persone di indubbia gentilezza e lungimiranza. Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente il barone Carlo e la moglie Maria Valeria in un Vini Milo di almeno dieci anni fa, nel corso di una conferenza tenuta dalla titolata Jancins Robinson, master wine da sempre innamorata dei vini di Sicilia.

Rivedere la cantina oggi, a distanza di anni, fa un certo effetto. Tutto è stato rinnovato, restaurato, messo in ordine, rispettando sempre la tipicità e l’equilibrio ecodinamico dei luoghi.

Se la solerte e attenta signora Maria Valeria, laureata in microbiologia, ma anche enotecnico, si è rivelata fondamentale nel progetto Malvasia delle Lipari, è la coppia social-bio Marco e Barbara ad occuparsi del ricevimento di visitatori, ospiti e giornalisti nella pittoresca cantina-resort. I giovani sposi si sono divisi equamente i compiti: Marco, laureato in enologia a Milano (con tesi sul Nerello Mascalese, ovviamente), decide e fa i vini, ne segue l’origine, il percorso, l’evoluzione in vigna e in cantina, infine li presenta alle degustazioni; Barbara cura il marketing, le pubbliche relazioni, i contatti e le spiegazioni in perfetta lingua inglese, mettendo a frutto l’esperienza maturata nel precedente incarico di marketing alla Luxottica.

20160420_124730
Spiega convinto Marco: “I nostri vini devono essere espressione del territorio, dei vitigni, di ogni annata sempre diversa l’una dall’altra. Siamo coscienti che l’uomo col suo operato, le sue scelte, la sua guida sapiente, è in grado di creare vini unici e deliziosi: la sua complice è la natura”.

La cantina storica di metà Ottocento è stata completamente restaurata. Fanno bella mostra di sé le grandi botti di castagno etneo da 500 e 600 litri, ma sono presenti anche le barrique francesi utilizzate soprattutto per la maturazione dei vini rossi da uve Merlot destinati al mercato internazionale.

Terreni, clima e mineralità vera

Il particolare clima etneo è diverso da quello siciliano (che poi è differente nelle diverse latitudini ed esposizioni). L’altitudine è gli effetti del vulcano influenzano la temperatura e le precipitazioni. Le minime in inverno e all’inizio del germogliamento possono anche precipitare sotto lo zero risultando persino dannose per la vite. Per contro, le massime d’estate non sono mai elevate. In autunno e in inverno piove fino a dieci volte di più che nel resto della Sicilia mentre d’estate non piove praticamente mai. L’escursione termica giorno notte può raggiungere, nel periodo primavera-estate, anche i 30 gradi centigradi.
I vigneti hanno una resa di 40 quintali per ettaro, il tipo di allevamento è Guyot e cordone speronato.
Determinante per i vini finali è la natura dei terreni, di chiara matrice vulcanica. Sono terre sciolte, profonde, ricche di ferro e rame, e meno ricche di potassio, fosforo e magnesio, povere di azoto e prive di calcio. Terre scure e condizioni climatiche uniche al mondo che influenzano enormemente il risultato finale dei vini. Che sono anch’essi unici!

Degustazione

dsc_8710

I vini sono stati offerti in azzeccato abbinamento con i piatti realizzati dalla giovane e già bravissima chef siracusana Giulia Carpino che poi ha lanciato una simpatica gara di cucina con i giornalisti stranieri presenti: preparare piccoli arancini di riso al Nerello Mascalese. I risultati (ehm) li potete ammirare nelle foto della gallery. Ovviamente gli arancini della chef sono risultati nettamente più buoni. Da citare ed elogiare il restyling grafico delle etichette realizzate dall’artista catanese Alfredo Guglielmino: in tutte spicca l’Etna, su bozzetti in stile naif molto originali. dsc_8731

Etna Bianco Doc Rosato 2015
Da un’originale vinificazione di Nerello Mascalese e un piccolo saldo di Carricante (10%), ecco un gioviale e floreale rosato che esprime nel calice la purezza e la freschezza delle uve etnee. Profuma viola, pepe rosa e fragoline di bosco. Al gusto dimostra piacevolezza, freschezza e immediatezza. Ottimo sulla caponata siciliana.

Etna Bianco Doc Superiore 2015
Dall’uva tipica per il bianco etneo, il Carricante in purezza viene macerato a freddo e poi fermenta a temperatura controllata. E’ imbottigliato a 6 mesi dalla vendemmia. E’ un vino di facile impatto, piacevole con i suoi sentori di mela verde, ginestra e biancospino, anice stellato e cedro. Fluisce con garbo, senza spigoli, morbido, sapido, armonico, di buona persistenza. E’ giovane e va bevuto giovane. Preferibilmente sul macco di fave.

Etna Bianco Superiore Villagrande 2014
E’ il Bianco Superiore che rappresenta il Cru dei vigneti di Milo, zona d’elezione per la coltivazione del Carricante. Prende di fatto il posto del Legno di Conzo, raccogliendone l’eredità. Fermenta in botti di rovere da 500 litri e poi affina un anno sempre in botti da 500 litri. Esprime frutta fresca come il melone, la mela, la pera, verdelli e poi fiori di zagara e biancospino. Sorso avvolgente, intenso, ben bilanciato, molto lungo e appagante. Torna nel finale una bella nota di agrumi verdi. Da bere con fritto misto di pesce.

Guarda l’intervista a Marco Nicolosi che spiega la particolarità dei vini del versante Sud etneo.

Etna Rosso 2012
Da uve Nerello Mascalese 80%, Nerello Cappuccio e Nerello Mantellato per il restante 20%.
Rosso rubino scarico. Note di spezie scure e balsamiche, violetta e fragoline di bosco. Un rosso perfetto e avvincente, caldo, dalla nota vivace di pietra focaia. Al palato fa il suo ingresso lieve, poi si distende bene. Non pare un rosso corposo, ma c’è eccome con i suoi tannini fini in secondo piano. Affinamento per due anni in botti di castagno dell’Etna da 500 litri. Da bere con maialino nero siciliano.

Malvasia delle Lipari 2011
20160420_125743
La famiglia Nicolosi Asmundo è impegnata anche sull’isola di Salina dove coltiva i vigneti di contrada Vallone Casella. Un pallino felicemente realizzato di mamma Maria Valeria.
Il vino degustato origina – come da disciplinare – da uve Malvasia delle Lipari al 95% e Corinto Nero al 5%. I chicchi appassiscono al sole fino a 12 giorni. Segue la fermentazione a temperatura controllata, poi l’imbottigliamento a 9 mesi dalla vendemmia.
Al naso albicocca disidratata e nota iodata. In principio è timido, ha bisogno di aprirsi. Ginestra, miele, erbe aromatiche. Bocca contenuta, misurata, garbata, così come la dolcezza mai oltre il limite. Fresco, non lunghissimo. Da gustare con delicati biscotti alla mandorla. Un vino fine ed estatico.

Non solo vino però. Barone di Villagrande offre anche l’olio e una chicca raffinata: un piccolo e panoramico Wine Resort (quattro camere con tutti i confort da vero relax) immerso tra boschi storici vigneti, dedicato all’ospitalità degli enoturisti che vogliono scoprire paesaggi, luoghi, vini e la gustosa cucina e ricca tipica siciliana.

Impressioni finali

Al di là dei vini deliziosi e pienamente territoriali assaggiati, quello che colpisce di più è stata la capacità dell’azienda Villagrande di sapersi rinnovare guardando avanti, nel pieno rispetto di tradizioni lunghe tre secoli. Non è il solito giro di parole per dichiarare un “rinnovamento nella tradizione” che sa tanto di spot facile e bello pronto. Questa volta abbiamo toccato con mano: a Villagrande Marco e Barbara ricercano, sperimentano, decidono, e poi cambiano perché così si vince e si esplorano nuovi mercati per il vino dell’Etna. La conferma? La luce di soddisfazione negli dei colleghi stranieri in visita insieme a me, in azienda!

Info in breve
Azienda Vinicola Barone di Villagrande
Via del Bosco 25 – 95010 Milo (CT) – Tel. 095 7082175
Ettari vitati: 25 (Etna), 2 (Salina)

Vitigni coltivati: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Nerello Mantellato, Carricante, Malvasia delle Lipari, Inzolia, Merlot.

www.villagrande.it