di Umberto Gambino
SP 68 e SP 26. A volte le strade del vino si identificano con sigle e numeri. Percorri una statale o una provinciale e capisci già, dal paesaggio circostante, che puoi aspettarti piacevoli sorprese. Nastri d’asfalto che, anche se non trovi i cartelli “ufficiali”, sono a tutti gli effetti “Strade del Vino ad honorem”. In Sicilia è così. Per esempio: SP 68 è praticamente la “Strada del Cerasuolo di Vittoria” o più in particolare del vitigno Frappato. Qualche decina di chilometri più a Sud, proprio dove il triangolo della Trinacria finisce in uno dei suoi tre vertici, c’è la SP 26 che può fregiarsi del titolo di “Strada del Nero d’Avola”. E’ qui infatti che si affacciano alcune tra le più note e significative cantine dedite alla coltivazione dell’uva a bacca rossa più tipica nell’isola. Perché dovete sapere che esiste sì il comune di Avola, ma che le vigne si coltivano soprattutto nei territori di Pachino e di Noto. Oltre che nel resto della Sicilia, ovviamente.

Strada Provinciale 26 dicevamo. E’ qui che in Contrada Baroni si trovano i vigneti dell’azienda Barone Sergio. Tra Feudi, Bagli e Tenute in Sicilia spiccano anche i titoli nobiliari che riportano alla memoria antiche battaglie e capitoli di storia risorgimentale. Le terre di Barone Sergio incarnano parte di quella storia che trasuda eredità borboniche e feudatarie. Figura centrale, di spessore culturale, è Giovanni Sergio, avvocato tributarista messinese e Barone vero. Ma perché un messinese ha deciso di avere terre e vigneti a oltre 250 km dalla propria città natale? La risposta è nella storia della sua famiglia e della sua terra. Tutto ha inizio nella seconda metà del Settecento, dalla decisione di un trisavolo dei Sergio, Michele Mastrogiovanni Tasca da Mistretta, di trasferire le sue mandrie dal Nord dell’isola (Mistretta è a Nord, in provincia di Messina) fin nel Siracusano. Acquista perciò un consistente appezzamento di terre proprio nei dintorni di Pachino. Sembra ci siano affinità di parentela con i Tasca d’Almerita, anch’essi originari di Mistretta. Dopo passaggi ereditari e divisione dei possedimenti, il Barone Luigi Sergio, bisnonno dell’attuale titolare, decide di avviare le prime coltivazioni intensive. L’ulteriore svolta avviene con Luigi, padre dell’attuale titolare, a cui si deve la ristrutturazione dei 130 ettari della proprietà attuale.

E’ storia di oggi, degli ultimi vent’anni. Siamo nell’estrema porzione sud-orientale della Sicilia, in Val di Noto. I terreni vitati del Barone Sergio si trovano in due contrade: Le Mandrie e Gaudioso. E’ questo il territorio della Doc Eloro, una delle meno note dell’isola. Nel 1993 Giovanni Sergio assume la guida dell’azienda, subentrando al padre, scomparso quattro anni dopo. Oggi Barone Sergio è una realtà moderna e in decisa evoluzione del settore vinicolo siciliano. L’antico baglio è stato restaurato e ristrutturato mantenendo intatte le caratteristiche originali. In questo senso spicca l’antica cantina rimasta inalterata, con le sue grandi vasche di cemento intervallate dai quadri che ritraggono gli antenati.

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Nel 2004 la virata decisiva: l’avvocato Sergio decide di non conferire più le proprie uve ad un’altra importante azienda della zona e di vinificare in proprio con l’ausilio dell’enologo Giovanni Rizzo (da Pantelleria) e del professor Lucio Brancadoro, agronomo dell’Università di Milano. La produzione delle uve è limitata in 50 quintali per ettaro. I trenta ettari di vigneto sono allevati a spalliera con potatura a cordone speronato.

Quella del Barone Sergio è un’azienda decisamente a conduzione familiare nella quale tutti i componenti remano nella stessa direzione. Prezioso l’apporto e il sostegno di Caterina, moglie dell’avvocato Giovanni, mentre le figlie Angela e Luigia si occupano della parte amministrativa, del commerciale e della comunicazione a tutti i livelli. Voglio fare un plauso particolare al sito web aziendale, moderno, originale, ben curato (come le vigne e i vini del Barone) ma soprattutto costantemente aggiornato.

Vini degustati

C’è una costante, un filo conduttore che non può sfuggire assaggiando i vini del Barone Sergio: la precisa corrispondenza frutto-vino. E’ una linearità che segna e contraddistingue tutte le tipologie, dai bianchi ai rossi, passando per il Moscato.
Altra considerazione: Giovanni Sergio e il suo staff hanno deciso di puntare sulla valorizzazione delle due Doc tipiche di zona: Eloro Doc (con il Nero d’Avola in purezza) e il Moscato di Noto Doc. Non che le altre etichette siano da meno, ma certamente, il lavoro svolto finora va chiaramente in questa direzione.
Terzo importante punto: la decisione di non fare uso di legni per la maturazione dei rossi autoctoni e tantomeno dei bianchi o dei rosati. L’affinamento per tutti i vini (escluso il Moscato) avviene solo in vasche d’acciaio. Giovanni Sergio vuole e pretende che nel calice si apprezzi solo il frutto puro dell’uva senza alcuna influenza esterna. Ecco perché il Sergio, Nero d’Avola di punta, esce in commercio dopo cinque anni dalla vendemmia.
E poi, ancora: questi vini sono baciati dal sole che da queste parti picchia sempre forte: sono “caldi”, ma non alcolici. Anzi, spiccano per equilibrio e finezza aromatica e gustativa.

Degustazione

Alègre 2015 (uve Grillo)
Amici lettori, ho bevuto uno dei Grillo più freschi e profumati di Sicilia! Si percepisce bene tutto lo spettro aromatico di erbe, spezie, frutti e fiori bianchi in sequenza a piccoli tocchi. Dal gelsomino al timo, passando per la pera e la pesca bianca, finendo poi al pepe e al rosmarino, su uno sfondo mentolato e di agrumi di Sicilia. Il tutto accompagnato da una piacevole sensazione di iodio che richiama il vicino mare di Marzamemi. Alègre scorre bene e a lungo, nel calice e in bocca, mostrando integra una vena fresca e sapida che me lo fa apprezzare come un bianco divertente, molto adatto ad accompagnare un buon piatto di spaghetti alle vongole.

Luigia Rosato 2015
Dedicato a una delle figlie. Fermentazione senza bucce e 6 mesi di affinamento in acciaio. E’ l’etichetta jolly, classica, che può servire a rinfrescare e a godere di molteplici piatti della cucina isolana (penso alla caponata). Nero d’Avola in purezza, esprime sensazioni semplici di fragoline e piccoli frutti di bosco mentre il sorso è vivace,  di buona progressione e bevibilità.

Eloro Doc Sergio 2010 Rosso
Come anticipato, è il “Nero d’Avola così come dovrebbe essere” nella concezione di Giovanni Sergio, senza alcun apporto di legno. Puro, genuino, nudo nella sua essenza. Vinificazione: un anno in affinamento in acciaio e poi tanta permanenza in bottiglia per un totale di cinque anni.
Il naso è un caleidoscopio di sensazioni che fanno intuire quali siano realmente le potenzialità del vitigno Nero d’Avola. Tante sfumature, ma nessuna prevale: è balsamico, ricco, intenso, con sentori di frutta rossa in confettura come la ciliegia, di spezie come il pepe nero e il rosmarino. Ma sono presenti anche tinte più evolute, dai chicchi di caffè al tabacco da pipa. Il gusto è intenso dai tannini fini, ben amalgamati, morbido e di lunga gittata. Uva trattata coi guanti per un vino di pura nobiltà. Possiamo berlo con arrosti e formaggi stagionati (vedi: Caciocavallo Ragusano).

Kaluri 2007 Moscato di Noto
13-dsc_9874Le uve provengono da tre diverse tipologie di Moscato Bianco di Canelli, quello tipico del Moscato di Noto Doc. L’uva raccolta viene fatta appassire al sole, poi passa alla fermentazione termoregolata, quindi c’è una fase di macerazione piuttosto lunga che avviene per metà in contenitori di acciaio e per l’altra metà in barrique di acacia.
Nel calice è di un bel giallo oro, emana aromi di albicocca disidratata, miele di acacia, cannella, fichi secchi e chiodi di garofano. Il tutto su uno sfondo iodato e quasi salino. Quando si beve mostra un sorso intenso e fresco, rotondo, dolce nello stile del Moscato di Noto che non è mai irruento. Chiude bene, molto pulito con un ritorno della nota di miele di acacia. E’ questo l’unico vino autoctono del Barone Sergio che conosce il legno delle botti. Da gustare con i classici biscotti alla mandorla. Le barrique di rovere francese sono utilizzate invece per la maturazione del Verdò, vino da uve Petit Verdot, in questa occasione non assaggiato.

Che bei vini! Non solo. E’ stata una visita svoltasi in una clima decisamente familiare e di amicizia vera, grazie al calore e allo spirito di accoglienza di tutta la famiglia Sergio, presente al gran completo.
Passaggio finale (non poteva mancare!), il pranzo in un ristorante tipico dell’assolata Marzamemi, tipico borgo marinaro che si affaccia su Porto Palo e l’Isola delle Correnti, estremo lembo meridionale della Sicilia. Da ricordare e gustare di nuovo le delizie gastronomiche della Taverna La Cialoma. Ovviamente accompagnate dagli eccellenti vini territoriali del Barone Sergio. Prosit!23-dsc_9887

Azienda Agricola Barone Sergio
Strada Provinciale 26, 96018 Pachino (SR) – Tel. 090 2929995 335 6888089

Ettari vitati: 30. Produzione: 150.000 bottiglie. Export per l’80% all’estero.
Vitigni coltivati: Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Grillo, Moscato Bianco di Canelli.
Oggi produce circa 150.000 bottiglie destinate per l’80% al mercato estero, Europa in particolare con una presenza anche in Australia.

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