di Umberto Gambino 
E’ un bel sabato di metà novembre. A Milano è autunno inoltrato neanche troppo freddo. La location prescelta sono le Officine del Volo di via Mecenate, antico sito dove si costruivano gli aerei della prima guerra mondiale. Oggi i capannoni restaurati ospitano un pacifico “Barolo Brunello”, evento di successo che mette intelligentemente insieme, tutti nello stesso luogo, le migliori bottiglie di 55 cantine fra quelli che sono unanimemente considerati i migliori vini rossi italiani.
No, così non va! Questo è l’attacco di un pezzo scritto in maniera più che ordinaria. 

Questo invece un “attacco” diverso, da effetti speciali.
Si respira aria nuova nel mondo del vino italiano: voglia di stupire e far innamorare del bello e del buono che nasce in vigna e in cantina. Voglia di far capire le tante ottime bottiglie che si producono nelle due denominazioni più importanti del nostro vino: Barolo e Brunello di Montalcino. No, è banale!  Tanti luoghi comuni in sequenza. Sembra “Signori del Vino”. Riproviamo…

Prendete due corazzate enologiche e mettetele insieme, una volta all’anno, invitando 55 viticoltori per una “due giorni” in un sol luogo: a Milano, in un’ex fabbrica di aerei va bene? Direi proprio di sé: ambiente caldo, accogliente, travi a vista stile chalet e tetti alti. Sei dentro, dal freddo pungente alla temperatura comfort è un attimo.
E’ qui che gli amici di Wine Zone hanno fatto convergere probabilmente il “meglio del meglio” dei rossi top in circolazione nel Belpaese (anche se qualche cantina illustre è assente) puntando però, non solo su nomi di prestigio e consolidati, ma anche sulle nuove leve, quella “Generazione Millennial” che presenta le sue etichette con quell’espressione un po’ così, mista fra l’ingenuo e lo sfrontato, l’autodidatta e il giovane fresco di laurea in enologia. Qui hai la possibilità, se vuoi (e se ce la fai!), di assaggiare 2-300 vini che difficilmente potresti trovare tutti insieme anche nelle enoteche più fornite, senza pagare un occhio della testa. Costo del biglietto per gli appassionati: 50 euro. “Barolo Brunello” funziona così! 
E fa piacere che siano numerose le vignaiole autentiche, pronte a presentare il frutto del loro lavoro: dietro ogni bottiglia tante storie! Tranquilli: non ve le voglio raccontare tutte per filo e per segno, ma saranno i vini a svelare i caratteri di chi li fa. Pronti? Via.

Ecco i magnifici 20 assaggi – secondo me – equamente ripartiti in ordine sparso, fra Piemonte e Toscana, partendo dalle annate più recenti, per non far torto a nessuno, con 10 Barolo (per lo più annata 2013) e 10 Brunello (2012 e qualche anteprima 2013).   

10 Barolo da non perdere

Elio Grasso – Barolo Gavarini Chiniera 2013
Alla prima annusata si percepisce la perfetta maturazione delle uve: spiccano sentori fruttati e floreali (mirtilli, violetta) con sfaccettature di pepe e spezie aromatiche a profusione. Nonostante l’annata recente e la strada che percorrerà sicuro nel tempo, si dimostra già pronto, ricco di frutto, corposo, ma misurato. Presentato da Gianluca Grasso, figlio di Elio. Ad entrambi va dato merito di aver presentato – centrando il risultato – una menzione geografica quasi unica all’interno della denominazione. Le uve sono coltivate in un vigneto di tre ettari a Monforte d’Alba. L’originale a tutto tondo.

Giacomo Fenocchio – Barolo Bussia 2013 
Punta deciso sulle spezie aromatiche e sulla componente balsamica con note di rosa e liquirizia. Al gusto mostra tutta la sua gioventù: è pimpante, intenso, equilibrato e fine senza tentennamenti … fino alla fine del sorso. Un Barolo che va, eccome se va! Monforte d’Alba. L’equilibrio della tradizione.

Cascina Chicco – Barolo Rocche di Castelletto 2013
Da Canale (CN), l’azienda di Enrico e Marco Faccenda (per tutti “i chicu”) è più nota per i suoi Roero, ma dal vigneto Rocche di Castelletto, a Monforte, tira fuori un Barolo notevole, di ottima foggia: la materia c’è e si sente netta. Floreale rosso, fruttato di lampone e speziato il giusto. Ben bilanciato e fresco, dai tannini quasi a punto. Poca resa per pianta, nel calice fa il suo, senza strafare! Giovane e grintoso.

Boroli – Barolo Cerequio 2013
Della cantina di Achille Boroli (Castiglione Falletto). l’anno scorso avevo apprezzato un eccellente Cerequio 2012. Oggi giova ripetersi per la nuova annata, forse ancora migliore in proiezione futura. Berlo è come indossare un pullover caldo e rassicurante, tagliato su misura: eleganza allo stato puro! Prugna, frutti di bosco, the alla, menta, componente balsamica, ben assortiti, espressione di purezza del frutto. Persistenza e piacevolezza al palato. Matura in barrique per almeno due anni. Barolo caldo, da caminetto. 

Comm. G.B. Burlotto – Barolo Cannubi 2013  
Da Verduno (e dai fornitori storici della casa reale Savoia), l’azienda è oggi guidata da fabio Alessandria. L’assaggio del Barolo Cannubi è stata una prima volta piacevolissima. Profuma di campagna buona, di pepe nero in primis, di mirtilli e violetta. In bocca è rotondo, dai tannini morbidi, molto fine. Una piuma, elegantissima, mai brusca, anzi leggiadra.
La finezza del Barolo.

Renato Ratti – Barolo Rocche dell’Annunziata 2013
Degno successore dell’ottimaannata 2012, che mi aveva impressionato lo scorso anno, la 2013 dell’illustre Cru, più calda, si presenta altrettanto ricca al naso, fortemente balsamico su più sfaccettature. Poi emerge il fruttato di ciliegia rossa accompagnato da una tenue rosa fresca. Sorso dritto, verticale, intenso, dinamico, di buona sapidità e davvero lungo. Il Barolo ricco!

Luca Currado Vietti

Vietti – Barolo Ravera 2013
E’ il Barolo che eccelle in tutto: è lungo, largo, intenso, verticale, avvolgente, un po’ alla vecchia maniera. Stoffa finissima, bouquet di gran classe, intenso, fra le note giovane e quelle che tendono già all’evoluto. Fuoriclasse, dinamico, autentico gioiello dell’enologia delle Langhe. Presentato personalmente da Luca Currado Vietti, quarta generazione di famiglia nella cantina di Castiglione Falletto. Barolo fuoriclasse.

Giulia Negri

Giulia Negri – Barolo Serradenari 2012
E’ un nettare che ti proietta nel bosco, fra aghi di pino, resina, umori di macchia e poi ti avvolge in una matassa dolce di more. Al sorso dimostra gioventù, ma perfettamente a punto: è elegante, molto fresco e minerale con i suoi tannini ben foderati. Serradenari è una menzione geografica aggiuntiva che in questo vino diventa Cru. Invecchia per 30 mesi in botti di rovere da 25 ettolitri. La famiglia della “Barolo Girl”, Giulia, vignaiola autentica, fa vino da 150 anni, ma lei non è rimasta con le mani in mano. Fa Barolo nella cantina de La Morra seguendo lo stile dei Garage Wines, perché – come dice lei stessa – il Barolo è un’opera d’arte del futuro.

Sara Vezza

Diego Conterno – Barolo Ginestra 2012
Un autentico Cru da Monforte d’Alba. Piacevole mix di profumi freschi ed evoluti: violetta, rosa, peonia, mora, pepe su scia balsamica e minerale. Un bel purosangue dall’andatura aggraziata come setosi sono i suoi tannini ed equilibrato il suo incedere al palato. Invecchia in botti da 500 litri per 30 mesi. Barolo purosangue.

Josetta Saffirio – Barolo Riserva Millenovecento48 2011
Da Castelletto di Monforte d’Alba. Il vino è presentato dalla figlia di Josetta, Sara Vezza, quinta generazione in cantina e moglie di Roberto Massolino. Un Barolo” che ha nell’equilibrio piacevole fra note di pepe nero e bacche, il suo punto di forza, seguite da fragoline di bosco, cannella e nocciola tostata. Il gusto è incentrato su un tannino nervoso ma piacevole e di gran foggia. I due anni di strada fatta in più rispetto agli altri Barolo degustati ne fanno già un campione di razza. Solo 1000 bottiglie di un Barolo nato da vigne vecchie, piantate nell’immediato dopo guerra (1948 appunto) in località Castelletto di Monforte d’Alba. Nota iconografica: le etichette sono disegnate proprio da mamma Josetta. Barolo “modernista.

 

 

10 Brunello di Montalcino da non perdere

Tenuta Le Potazzine – Brunello di Montalcino 2013  
L’ennesimo gioiellino creato dalla famiglia Gorelli che ripete – per noi – l’exploit dello scorso anno, anche se – annata calda – ha bisogno di affinarsi un po’. Il 2013 profuma mirtilli, violette, peonie, spezie officinali con note di liquirizia e incenso. Complesso ed elegante, ma ancora tutto da scoprire. Sorso un po’ segnato dal tannino in fase di assestamento. Sapidità, freschezza, spinta verticale. Matura 40 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia. Lo presenta un’altra giovanissima, Viola Gorelli. Dalle uve Sangiovese grosso di Località Le Prata, a Montalcino. Brunello new style!

Alessandro Mori e Lucia Nannetti

Il Marroneto – Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2013
E’ un Brunello in anteprima, non ancora “ufficialmente” pronto, ma davvero eccellente sotto tutti gli aspetti. In bella mostra ritroviamo eucalipto, more, pepe nero, piccante, tutti freschi ed evidenti per un naso esplosivo. Che ritrovi al palato in concentrazione, piacevolezza e persistenza. C’è polpa ed eleganza nel Brunello cult di Alessandro Mori. Nasce da un unico vigneto (un Cru), appunto il Madonna delle Grazie, a 400 metri sul livello del mare. Brunello cult!

Cortonesi La Mannella – Brunello di Montalcino Poggiarelli 2013
Questo Brunello in anteprima è la perfetta riuscita di uno stile: a differenza degli altri presentanti da Marco Cortonesi, invecchia 24 mesi in tonneaux più altri 6 mesi di affinamento in bottiglia. Sa di ciliegia rossa, liquirizia, incenso, terra bagnata. In bocca è morbido, intenso, quasi “mangiabile”. Un Brunello Cru da export globale.  

SanLorenzo – Brunello di Montalcino Bramante 2013  
Molto fresco, intenso con stile. Note speziate e di frutta rossa fresca, ma delicato, quasi soft, su un evidente sfondo balsamico. Beva pulita, dai tannini smussati, corposo il giusto, ben delineato e piacevole. Presentato da Luciano Ciolfi, che coltiva le uve in Località Pian del Conte a Sant’Angelo in Colle, zona Sud-Ovest della denominazione. Brunello soft.

Argiano – Brunello di Montalcino 2012
Restiamo nella stessa zona ed eccoci ad assaggiare il Brunello dell’azienda Argiano, ma con un anno in più di strada. La differenza si nota: è potente concentrato, un po’ vecchio stile, dal naso gradevole, fra note di vaniglia, balsamiche, di more e pepe nero. Al gusto appare intenso, dai tannini un po’ nervosi, molto fresco e di notevole persistenza. Brunello Old!

Col d’Orcia – Brunello di Montalcino 2012
Brunello biologico a tutto tondo tanto da poter apprezzare la rigorosa pulizia in tutte le fasi della lavorazione. Una spruzzata di visciole, violette, erbe officinali, mentolo, come in una sorta di aerosol davvero salutista. Al palato si apprezza la perfetta integrità del frutto.  Lo presenta il titolare, Francesco Marone Cinzano (origini piemontesi) e – chissà perché – il vino sembra un toscano “alla piemontese”, ancora più austero. Brunello con quarti di nobiltà.

Mastroianni – Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2012 
Il “segreto” dei viticoltori di Montalcino (come d’altra parte per quelli “langaroli”) sta nel saper incanalare sapientemente tutta la potenza del frutto in un vino finale di ineccepibile eleganza. Un bell’esempio è questo Vigna Loreto. Che Brunello! Potente, elegante, ben bilanciato, con evidenti note minerali. Sorsi di gran classe dalla Toscana! Poderi Loreto e San Pio, Castelnuovo dell’Abate. Brunello di gran classe!

Poggio di Sotto – Brunello di Montalcino 2012
Dall’azienda ColleMassari ecco il Brunello che non delude mai. Affina in botti di rovere da 30 ettolitri per 48 mesi e in bottiglia per 8 mesi. Pur essendo un “annata” svela un olfatto sprint composito ed elegante, fra note balsamiche, accenni di vaniglia, frutta rossa fresca, in un perfetto mix di gioventù ed evoluzione che comincia. Sorso avvincente, rotondo, lungo, intenso e misurato. Brunello rassicurante.   

Uccelliera – Brunello di Montalcino 2012
Nella creatura di Andrea Cortonesi si sente e si nota la “mano” giusta. Si esalta nel calice, fra spezie nobili, frutta rossa fresca, molto spinto nella sua coerente componente balsamica che fa apprezzare la perfetta maturazione delle uve coltivate a Castelnuovo dell’Abate, zona Sud-Est di Montalcino. Coerente al gusto: intenso, concentrato, lungo, molto minerale. Richiede subito la piacevole “pena” di un nuovo sorso: senza condizionale! Brunello integrale!   

Lisini – Brunello di Montalcino Ugolaia Riserva 2011
E’ il vino più evoluto degustato a Milano, ma era doveroso farlo. Anzi, ripetere l’assaggio dell’anno scorso mi ha fatto apprezzare ancora meglio la Riserva Ugolaia. Nel mio personale magazzino dei ricordi enologici questo è sempre stato il Brunello “colpo di fulmine”: quello che ti fa innamorare di tutta la denominazione Brunello, senza compromessi. Certo, è una Riserva, certo è un 2011, ma che grandissimo vino! Confettura di more, bacche, frutti di bosco e poi cuoio, tabacco scuro e tartufo. E in bocca, freschezza a iosa, sapidità, componente minerale, tannini fini, lunghezza gustativa no limits. Brunello del cuore.

In conclusione: complimenti a Wine-Zone per la perfetta organizzazione dell’evento. Quanto a voi, lettori, provate a recuperare i vini segnalati, per un regalo o per voi stessi e i vostri cari. Buona degustazione 

www.barolobrunello.it 
www.wine-zone.it