di Michela Pierallini
Il primo_chiaretto_-_Copia“Lassù Qualcuno mi ama” ho pensato quando ho aperto le finestre sabato mattina. C’era, infatti, in programma il weekend sul lago di Garda, per l’Anteprima Bardolino 2011 e il primo giorno era previsto un tour per le cantine della zona. A me la pioggia non mette tristezza né malinconia, tutt’altro, ma se piove quando vado in giro per vigneti, mi bagno e con me anche la mia moleskine e non posso più scrivere. Con la solita sbadataggine che mi contraddistingue, sono arrivata in Hotel esattamente dalla parte opposta al punto di ritrovo. Povera Paola, che con gentilezza e simpatia ha sempre risposto alle mie telefonate, talvolta incredibili. Paola Giagulli, ufficio stampa del Consorzio del Bardolino Doc, è una ragazza solare e piena d’energia così come lo sono gli altri compagni del tour, per fortuna. La prima persona che incontro è Slawka Scarso, autrice del libro “Il vino in Italia”. Un bel ragazzo mi viene incontro e si presenta, è Ezio Zigliani, giornalista, inviato per Food&Beverage. Che bello! E’ una giornata di sole, sono arrivata puntuale e i miei primi compagni di gita sono giovani e carini.
Partiamo diretti verso la piccola azienda di Marcello Marchesini. Dopo una breve presentazione della storia della cantina ci sediamo tutti nella sala preparata. Tiro fuori carta e penna quando arrivano piatti di sopressa veronese e formaggi tipici della zona, ceste di pane e grissini giganti. Ho capito, lasciamo a domani le degustazioni professionali e oggi ci dedichiamo alla convivialità e alla conoscenza del territorio. Il Chiaretto è un vino che si presta bene a questi momenti amichevoli perché è piacevole, prende il suo spazio ma senza essere invadente, accompagna le chiacchiere ma senza occuparne il posto. Quello che sto bevendo è delicato, floreale, leggermente acidulo e fresco, mi piace. Marcello, tra un vino e l’altro, ci parla delle piccole realtà della zona e della collaborazione che c’è fra i produttori. Ci sono scambi, infatti, sia in vigneto sia in cantina. Intanto noi beviamo, con piacere, lo spumante, il bardolino classico e anche il passito.

Tutti sul pullman verso Lazise per pranzare al Ristorante Taverna Oreste. Sono contenta di sedere allo stesso tavolo di Angelo Peretti, direttore del consorzio tutela vino Bardolino DOC perché ne sa una più del diavolo e mi spiega molte cose, a partire dalla gestione del vigneto, dove stanno cercando di togliere il diserbo. Perché, infatti, diserbare quando si può fare inerbimento? E’ una pratica usata in viticoltura. Si può far crescere l’erba spontanea oppure scegliere di seminare piante come le leguminose che fissano l’azoto e contribuiscono ad arricchire il terreno di sostanze utili per le viti. Da qualche anno il Consorzio sta cercando di restituire al Chiaretto e al Bardolino la loro originaria identità. Mi sono ritrovata nelle parole di Angelo perché la penso nello stesso modo.
Sono stata molto in contatto con il Sangiovese giù in Toscana, l’ho vinificato, respirato, toccato, e l’ho sempre amato per la sua rusticità, la sua voglia di essere così com’è, a volte scarico di colore altre volte più intenso, tipicamente toscano, un po’ come me.. Non ho mai accettato le pratiche enologiche esasperanti, quei trattamenti che snaturano il vino e quando lo bevi non riconosci più il vitigno. Accetto la tecnologia che serve a migliorare, non a modificare il vino. Angelo ha detto molte cose che condivido e una di queste l’ho scritta e sottolineata: “Fai fare alla gente quello che sa fare. Il Chiaretto va prodotto nel modo di sempre, come i contadini sanno farlo perché così hanno imparato. Se il vino parla la lingua del territorio e si può esprimere, i risultati ci sono”.
E una volta al mese, Angelo e una cinquantina di produttori si incontrano, assaggiano vini di altre regioni, anche di altri paesi, si confrontano e imparano, e migliorano la loro produzione, insieme. Qual è il segreto del successo di questo vino? “La zona viticola del Bardolino è composta più o meno in parti uguali, 33% da cantina sociale,33% da  industriali e 33% da contadini”. Mi spiega Angelo: “I miei predecessori consideravano una debolezza questa promiscuità mentre io ne ho fatto un punto di forza. Ho una base straordinariamente diversificata che mi permette di gestire la denominazione. Non sono d’accordo con quei consorzi che agiscono sull’offerta declassando il vino per sostenere il prezzo, sono contrario. Scelgo di sollecitare la domanda, mi rivolgo a un segmento preciso affinché questa  aumenti. Voglio dire che se mi fosse proposto il prodotto che ho sempre desiderato a un prezzo che mi sta bene, io lo comprerei. Come prima cosa abbiamo eliminato i 18 Bardolino esistenti, fra classico, superiore e altri, e ne abbiamo proposti due, che non lasciano dubbi: il Bardolino è rosso e il Chiaretto è rosa. Poi abbiamo sotto segmentato l’offerta in modo da rivolgere la campagna d’informazione esclusivamente al segmento scelto. Il vino è ottimo perché siamo tornati a fare ciò che sappiamo fare, ma lo facciamo meglio, senza i difetti che poteva avere 50 anni fa. Il nostro territorio e le nostre uve ci permettono di fare così e noi lo facciamo. Non accetto di modificare il vino in base alla richiesta di mercato, l’unica modifica che faccio ogni anno è nella scelta di produzione, se far uscire più Bardolino o più Chiaretto, nient’altro”.
Nel frattempo sono arrivate prelibatezze tipiche che ho gustato mentre ascoltavo: luccio con polentina gialla insieme al Chiaretto spumante, risotto con tinca e biete, speziato con cannella e chiodi di garofano, da una ricetta medievale e poi pesce persico fritto su verdure in agrodolce insieme al Chiaretto fermo. Il nome trae in inganno ma nonostante si chiami Chiaretto, questo vino sostiene egregiamente piatti come quelli che ho mangiato. Anche in questa conversazione è emersa più volte la parola “collaborazione”. Che sia anche questa la chiave del successo?

www.ilbardolino.com
www.winebardolino.it/ita/
www.internetgourmet.it/
www.tavernaoreste.it/
www.marcellomarchesini.it/
www.foodandbev.it
www.eziozigliani.it
/www.marketingdelvino.it

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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