di Patrizia Pittia
Cari lettori, frequento l’amica e collega sommelier Annamaria Blazica da diversi anni e quale modo migliore per conoscerci meglio quando mi propone un tour di due giorni nella splendida Barcellona?  Accogliamo perciò l’invito dell’amico Massimo Rubino che vive e lavora da diversi anni in Spagna, dove è organizzatore per il secondo anno della Fiera dei vini e prodotti naturali della terra al vestibulo Estacio (atrio della stazione nord di Barcellona). La mia amica è già stata diverse volte in questa bellissima metropoli, capoluogo della Catalogna, regione dalla lunga tradizione vinicola, tra i Pirenei e il Mediterraneo, all’estremo nord della penisola Iberica. Mi affido ad Annamaria per l’organizzazione e le prenotazioni, sarò nelle sue mani per tutto il periodo del viaggio.

Partiamo il venerdì sera dall’aeroporto triestino di Ronchi dei Legionari. Scalo a Fiumicino e in attesa del volo per Barcellona ci coccoliamo al Ferrrari Spazio Bollicine con uno splendido Perlè Metodo Classico 2009.

Puntualissimo l’arrivo del volo a El Prat, spazioso aeroporto di Barcellona. Prendiamo un taxi per raggiungere Carrer Tiradors nella città vecchia El Born-La Ribera. Una nota per il taxi: coloratissimo giallo e nero.  La strada del quartiere è stretta con palazzine altissime e il nostro appartamento al secondo piano è carino e accogliente. E’ mezzanotte. Nonostante la stanchezza, decidiamo di uscire per mangiare qualcosa: tutto intorno non mancano le proposte gastronomiche. La nostra via si affaccia su Plaza Sant Agustì Vell, vicino ai resti archeologici medievali. Entriamo al Santagustina, un locale piccolo e accogliente, dal bancone e i tavoli in legno, le pareti di sassi, dove si respira la tradizionale atmosfera catalana. Il personale in sala è  giovane, cortese e allegro: quest’allegria, gentilezza e affabilità sarà la costante di tutto il tour, nei vari locali che abbiamo frequentato. Per festeggiare l’arrivo a Barcellona, brindiamo con uno spumante metodo classico spagnolo, il famoso Cava della regione vinicola del Penedès, che si trova a pochi chilometri da Barcellona. La lunga storia di queste particolari bollicine parte alla fine dell’ottocento ma l’ufficializzazione della dicitura Cava è del 1959. Degustiamo un extra brut, composte dal tipico blend di uve autoctone, Macabeo, Xarel-lo, Parellada. Perlage fine, fruttato e minerale, buona acidità e sapidità. In abbinamento non possono mancare le Tapas, stuzzichini spagnoli con  verdura, pesce, carne, formaggi, spezie e molto altro, sia fredde che calde, una delizia per il nostro palato.

DALLA CATTEDRALE A LA SAGRADA FAMILIA
Un programma intenso. E’ una giornata tiepida e soleggiata: ci armiamo di scarpe da ginnastica perché l’itinerario sarà di diversi chilometri, da fare esclusivamente a piedi. Prima meta è la storica Cattedrale   della Santa Croce e Sant’Eulalia (Patrona di Barcellona), nella zona del Barri Gòtic (quartiere Gotico), centro culturale della città: un mix di edifici antichi e moderni, strade strette e tortuose che si aprono su piazze dall’aspetto rilassante. La Cattedrale, austera, imponente e immensa, ci accoglie con il suo grande portale gotico, ai lati due alte torri, all’interno tre navate con vetrate gotiche colorate che danno luce. Dal chiostro esterno un giardino pieno di vegetazione e delle oche bianche che tranquillamente si avvicinano ai turisti. Prossima tappa il mercato.

IL MERCATO LA BOQUERIA
Prendiamo La Rambla: il famoso viale di Barcellona, lungo un chilometro e quattrocento metri, frequentatissimo, animato da artisti da strada, caffè e bancarelle. Qui, al n.91, troviamo la Boqueria  o mercato di San Josep, il mercato più famoso e antico di Spagna, sorto sulle ceneri del convento di San José. Inizialmente era un mercato all’aperto, nel 1840 venne coperto. Girando per le circa 300 bancarelle, possiamo apprezzare una moltitudine di profumi e colori, la frutta esposta alla perfezione con frullati e macedonie da gustare, chioschi che vendono ogni genere di alimento: dal pesce fresco alla carne, dai salumi ai formaggi, dalle spezie alle tapas, alla classica paella, per finire ai dolci e molto altro. Invariabilmente ci imbattiamo nella coda ad ogni chiosco. Ci ritroviamo immerse in un chiacchiericcio euforico mentre degustiamo alcune specialità fritte, esperienza da non perdere. Fuori dal mercato decidiamo di sederci all’aperto a degustare il Vermut.

VERMUT
L’abitudine di prendere un vermut come aperitivo è più viva che mai a Barcellona e in tutta la Catalogna. “Fer un Vermut(andare a farsi un vermut) significa condividere e partecipare a un rito unificatore. Ci sono molti produttori di Vermut nella zona del Priorat che seguono la tradizione Italiana (vengono usate più di 130 erbe locali). Ogni bar ha la sua bella barrique da dove spilla l’aperitivo, sia bianco che rosso, servito con una fetta di limone o arancia. I miei ricordi corrono a quando  la nonna, dopo la messa in piazza delle Erbe a Udine, mi portava a degustare il Vermuth e intingeva un grissino per farmelo assaggiare. Ma bando ai ricordi e ci dirigiamo verso…

CASA BATLLO’
Riprendiamo la Rambla e a piazza Catalunya, e al civico 43 del Passeig de Gràcia, eccoci a Casa Batllò, opera dell’architetto catalano Antoni Gaudì, massimo rappresentante del “Modernismo Catalano”. L’edificio è Patrimonio dell’Unesco dal 2005. Nel 1904, Josep Batllò, industriale del settore tessile, affidò a Gaudì l’incarico di rimettere a nuovo il palazzo. Ne è venuto fuori un edificio originale, dai colori e dalle. forme prese dalla vita marina. Nella parte centrale della facciata spiccano effetti luminosi con inserimento di dischi di maiolica e vetri. Sul tetto tegole di ceramica vetrificata colorata che evocano le squame di un rettile. Un impatto visivo unico, un’opera che ha più di cent’anni ma ancora attualissima. Decidiamo di non entrare e optiamo per visitare all’interno l’altra abitazione.

CASA MILA’ (LA PEDRERA)
Il soprannome è dovuto alla facciata che sembra una cava a cielo aperto, in Carrer de Provenca 261-265.  E’ questo l’ultimo lavoro civile di Gaudì prima di dedicarsi anima e corpo alla Sagrada Familia. Ci mettiamo in coda e dopo una decina di minuti ci accreditiamo. Ci vengono consegnati gli auricolari-guida in italiano per le spiegazioni di tutto l’itinerario che faremo. L’opera è stata realizzata su incarico di Roser Segimon e Pedro Milà per il loro imminente matrimonio: sei piani, otto appartamenti, due cortili interni che garantiscono luminosità a tutti gli appartamenti. La facciata in pietra grezza richiama l’immagine delle onde del mare. Non c’è muro portante, ma i pilastri ne sostituiscono la funzione. L’edificio è privo di linee rette anche all’interno, con molto ferro battuto, utilizzato nelle porte, nei balconi e nel bellissimo cancello d’ingresso. Saliamo sul tetto dove non abbiamo mai visto nulla di simile! C’è un pavimento ondulato su diversi livelli, i comignoli di diverse dimensioni sembrano maschere di carnevale con una stupenda vista sulla città. Nel sottotetto un gioco fatto di archi e una vasta esposizione di modelli in plastico delle varie opere di Gaudì. Siamo davvero incantate dalla sua genialità, ma il tempo è volato. Ora è il momento di andare a la …

LA SAGRADA FAMILIA
Gaudì dedicò 42 anni della propria vita e 15 anni in via esclusiva per quella che un’opera ancora incompiuta, iniziata nel 1882: il Tempio Expiatorio de la Sagrada Familia, il simbolo autentico della città. Si staglia verso il cielo, imponente, un capolavoro solo guardandola dall’esterno: con le sue quattro torri affusolate che ricordano i castelli di sabbia dei bambini, fu ridisegnata completamente da Gaudì alla giovane età di 31 anni. Lui seguì i lavori fino alla sua morte con grande dedizione, ma purtroppo morì improvvisamente in un incidente, travolto da un tram a Barcellona. Le biglietterie sono chiuse e riusciamo a visitare solamente la cripta dove riposa la salma di Gaudì. Il termine dell’opera è previsto per il 2026, finanziata grazie alle donazioni dei fedeli.

Stanchissime, prima di rientrare cerchiamo un locale caratteristico per degustare tapas, paella e sangria, ma purtroppo – questa volta – la scelta non è stata fortunata. Per consolarci, al rientro al Santagustina, ci facciamo preparare un Vermut rilassante con una tazza di mousse al cioccolato e panna. Abbiamo camminato per 15 chilometri, ma ne valeva la pena. Siamo felici ed entusiaste per le tante bellezze visitate.

(Fine prima parte, leggi qui la seconda parte)

2 Risposte

  1. Andrea & Silva Soramel

    Bellissimo articolo che stimola la voglia di partire subito per scorprire questi bei posti e le loro peculiarità culinarie. Silva aggiunge che purtroppo è astemia ma che partirebbe subito per la cucina e per gli spagnoli ….. sempre “calienti”. Molto interessante. Complimenti!!

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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