di Umberto Gambino

Quando l’inverno inizia a farsi sentire, nelle metropoli (e non solo), fra basse temperature, cieli grigi e smog assortito, tornano prepotentemente i caldi ricordi dei tour enologici primaverili nell’isola del sole: la Sicilia, la “mia Sicilia”.

Potevate immaginare che a soli 25 chilometri da Palermo, si trovasse un’insospettabile oasi di profumi, colori e bellezze naturali? No? Invece esiste, eccome! Basta spingersi verso l’interno dell’isola, partendo dal capoluogo, inerpicandosi in auto, poco a Sud su per colline incastonate come diamanti fra le più scoscese Madonie ed ecco apparire, una dimora che sa di arabo e normanno insieme, con la sua piccola cupola color fragola e i merli a coronare il perimetro del tetto. Siamo a Baglio di Pianetto, un’antica fattoria sapientemente ristrutturata nel rispetto delle tradizioni, nel territorio del comune di Santa Cristina Gela, Piana degli Albanesi, vicina al laghetto omonimo. E’ questa, immersa fra vigneti ed uliveti, l’elegante dimora di campagna di cui si è innamorato una ventina di anni fa il conte Paolo Marzotto, esponente di spicco della nota famiglia dell’imprenditoria tessile vicentina. Fin da subito, il nobile veneto ha puntato forte sulle terre di Sicilia: un po’ perché le ama davvero, un po’ perché di vini se ne intendeva già da tempo. Per lui, bisognava coltivare la vite a Baglio di Pianetto (e più avanti nella tenuta Baroni, a Noto, nel Sud Est dell’isola) con quell’idea fissa: esaltare l’unicità del terroir e dei vini siciliani, ispirandosi alle tradizioni dei grandi Chateaux francesi. Così doveva essere e così è stato. Risultato? Baglio di Pianetto by Marzotto esiste dal 1997 e il conte Paolo è stato uno dei primi grandi capitani d’impresa del Nord (e del Centro: vedi i toscani) a scommettere sulle terre e sui vigneti siciliani. Dopo di lui, aperta la strada, ne sono arrivati molti altri.13 Vigneti e fichi d'India

Ad affiancare il conte Paolo nella conduzione aziendale ci sono la seconda e la terza generazione della famiglia Marzotto, ma in particolare, ad accogliere la delegazione di giornalisti italiani e stranieri in visita a Baglio di Pianetto, in una calda giornata di metà aprile (nell’ambito dei tour organizzato da Sicilia en primeur), ci sono la leggiadra e dinamica nipote del fondatore, Ginevra Notarbartolo di Villarosa, e l’amministratore delegato, il veronese Alberto  Buratto. Non è presente, ma ne conosciamo bene l’abilità, l’enologo, nonché figlio d’arte, Marco Bernabei.

A questo punto del racconto c’è l’imbarazzo della scelta. Parlare dell’accoglienza, della bellezza del baglio oggi agrirelais di charme, della cantina moderna dislocata su quattro livelli o passare direttamente ai vini degustati?

01 Agrirelais Baglio di PianettoPartiamo dall’agrirelais, elegante struttura che è una delizia per gli occhi, tanta è la cura nei dettagli (persino un pianoforte nella hall), nella scelta dei colori, degli oggetti che arredano le stanze. Ogni camera assegnata agli ospiti ha un nome (“Eros” la mia). Ambiente ampio e super accessoriato, mobili sui toni del rosso bordeaux, dettagli che richiamano la cultura araba. Balcone spazioso con tavolino,  sedie e vista sui vigneti. Bagno con doppio lavabo e frigobar fornitissimo. Cosa volere di più dalla vita?  La struttura fa parte del circuito “Relais du Silence”, un “buen retiro” per coppie o persone sole in cerca di relax, sconsigliato a comitive, giovanissimi e famiglie con bambini. Non manca una splendida piscina. Ne ho girati tanti, ma questo è davvero l’agriturismo più bello e accogliente che abbia mai visitato. Un luogo dove fermarsi a lungo.

Ma torniamo ai vini. La cantina di Pianetto è stata progettata secondo principi di ottimizzazione delle risorse naturali. Nulla è stato lasciato al caso: è costruita a ridosso di una collina in modo da sfruttare la stabilità termica della terra, ottimale per la conservazione dei vini. Organizzata su quattro livelli, permette all’uva di seguire un percorso naturale dal suo ingresso al piano più alto fino alla barricaia sottoterra, sfruttando la forza di gravità e preservando così il vino.

“La nostra è un’azienda ecosostenibile – spiega Ginevra Notarbartolo in cui il primo comandamento è il rispetto della natura. Produciamo energia solare grazie all’impianto fotovoltaico che riduce le emissioni di anidride carbonica; non sprechiamo l’acqua, anzi la recuperiamo dalle riserve piovane piovane raccolte e la depuriamo. Dal 2013 Baglio di Pianetto aderisce al protocollo di agricoltura biologica”.23 Ginevra impegnata nel racconto

La produzione è cresciuta gradualmente negli anni e oggi si attesta a 550.000 bottiglie.
La tipologia dei terreni dei due appezzamenti di proprietà è decisamente differente. Quelli di Pianetto (nella zona Doc Monreale) sono 61 ettari di vigneto che fruiscono di ventilazione costante e di temperature che oscillano parecchio fra giorno e notte. L’inverno è rigido e piovoso.

La contrada Pianetto è situata nel comune di Santa Cristina Gela, nella zona DOC Monreale, in provincia di Palermo. Il terreno è di medio impasto, argilloso e calcareo, alla vista tendente al rosso. I vigneti si trovano a un’altitudine di circa 650 metri sul livello del mare. L’area è costantemente ventilata,  sottoposta a elevati sbalzi termici fra giorno e notte con inverni rigidi e piovosi.

Completamente diverso il clima di contrada Baroni, a Noto (39 ettari a vigneto), che gode il tipico clima mediterraneo, ricco di sole, secco, mitigato dalle brezze marine. Risulta una scarsa escursione termica. Il terreno è di tipo calcareo. Questa è l’ennesima conferma che la Sicilia oltre che essere un’isola, dal punto di vista enologico è un “continente” dalle caratteristiche climatiche e ambientali molto diverese da zona a zona.
A Baroni è stata predisposta una cantina di prima vinificazione, al fine di preservare le caratteristiche delle uve selezionate e raccolte sul posto, in modo tale da non danneggiarle con un trasporto precoce. Il vino viene poi trasferito a Pianetto (dall’altra parte della Sicilia, dove ci troviamo oggi) per le fasi successive, incluso l’imbottigliamento.

A Pianetto si coltivano in prevalenza vitigni internazionali (Viognier, Merlot, Petit Verdot e Cabernet Sauvignon) e gli autoctoni Insolia e Catarratto. Situazione inversa a Baroni dove si allevano Nero d’Avola, Frappato, Moscato di Noto e l’internazionale Syrah.  29 Calici di rossi

Degustazione

Ficiligno 2014 – Bianco (Insolia e Viognier)
E’ questo il primo bianco prodotto a Pianetto. Prende il nome da un particolare tipo di pietra locale. Qualche nota sulla vinificazione. Vendemmia manuale delle uve in tre periodi diversi: fine agosto, metà di settembre e fine settembre. Poi fermentazione separata per le singole raccolte. La terza vendemmia avviene in leggera surmaturazione delle uve Viognier che apportano gli aromi esotici mentre l’Insolia conferisce la struttura acida del vino. Fermentazione in acciaio. Il taglio delle uve avviene solo un mese prima dell’imbottigliamento. Lo schema della vendemmia in tre fasi è tipico di quasi tutta la produzione aziendale, un po’ il “marchio di fabbrica” voluto dall’enologo Marco Bernabei.
Questo vino bianco è un (raro) esempio di compatibilità e matrimonio riuscito fra uve autoctone e internazionali. Si esprime su note delicate di pesca bianca, pera, gelsomini distesi su uno sfondo più aromatico e speziato (rosmarino e salvia) che vira presto su frutta esotica (mango e papaya). Il sorso piace assai, morbido e sapido, fresco, mai debordante, di indubbia eleganza. Vivace!

Ginolfo 2011 – Bianco (Viognier 100%)
I Marzotto lo sottolineano con orgoglio. “Siamo stati i primi ad impiantare il Viognier in Sicilia”.  Una connotazione francese che ritorna spesso nei vini di quest’azienda. Il 30% delle uve affina per 9 mesi in  barrique. Vendemmia che avviene in tre tempi: l’ultima prevede la raccolta dei grappoli surmaturi. Al naso un po’ di legno si avverte. Poi si impongono sentori tropicali come kiwi, papaya e frutto della passione seguite da cioccolato bianco e spezie aromatiche. L’ingresso in bocca è morbido, molto sapido, per un sorso nel complesso corposo e piacevole. Ottima la tenuta nonostante l’annata 2011. Un bianco di Sicilia alla francese, ma non troppo che piace e può piacere ai mercati esteri. Ruffiano.

Salici 2010 – Merlot
Vendemmia seconda e terza decade di settembre. Fermentazione in piccoli fusti di rovere sui lieviti per 16 mesi. Poi lungo affinamento in bottiglia prima di uscire sui mercati. Nel calice diffonde more, frutti di bosco e ribes, poi vegetale e liquirizia a profusione. Sorso all’inizio aspro poi più disteso, sapido, con finale amarognolo. Forse non l’annata migliore di questo Merlot che assaggiato in altre occasioni era risultato fine e ricco di frutto.

Cembali 2010Nero d’Avola
Dalle vecchie vigne di Baroni allevate ad alberello, è questa un’interpretazione “da manuale” del vitigno rosso principe isolano. Matura in piccoli fusti di rovere non tostati, poi in botti grandi da 25 ettolitri.
Subito esprime profumi intensi e bouquet quanto mai vario. Visciola, mirto, pepe nero, violetta, sottobosco, minerale, pietra focaia. Al gusto dimostra di essere nettare virile, deciso, caldo, dai tannini rugosi e persistenti. Finale lungo e soddisfacente, ma il 2009 aveva una marcia in più. Ha bisogno di tempo per evolversi meglio. Cavallo di razza!

Carduni 2010 – Petit Verdot
Torniamo all’anima francese (e alle vigne di Pianetto). Vendemmia nella seconda decade di ottobre. Matura in barrique di rovere per un periodo che varia dai 18 ai 28 mesi, secondo l’annata. Naso che varia dal floreale ai piccoli frutti rossi, poi su pennellate vegetali e balsamiche. Bocca calda, intensa, dai tannini fini e ben levigati. Strutturato.

Ra’is 2011Moscato di Noto
E’ il vino dolce tanto amato dal conte Paolo, dal vitigno coltivato ovviamente in contrada Baroni, nell’area della Doc. Vendemmia manuale che avviene in due fasi: nella prima decade di settembre si evitano di raccogliere i chicchi già in leggera surmaturazione; la seconda vendemmia, a fine settembre, raccogliendo solo i grappoli con gli acini appassiti. Dopo la fermentazione rimane per 14 mesi in piccoli fusti di rovere. E’ vino di indubbia eleganza che sembra fatto a immagine e somiglianza di Ginevra.  Naso che profuma fiori di zagara su un tessuto di agrumi e frutti tropicali. Gusto dolce, misurato, non stucchevole. Leggiadro.

Agnus – Rosso 2010
06 Agnus, il vino misterioso voluto dal Conte Marzotto
Un vino da vitigni sconosciuti, noti solo al conte Paolo Marzotto e all’enologo Marco Bernabei. Edizione limitata in 2867 bottiglie. Agnus deriva dal nome di un piccolo fiume, Agno, che si trova nel Vicentino. Quali vitigni ci sono dentro è un mistero: Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero, Syrah, Nero d’Avola. Boh. Potrebbe essere il risultato di un “super blend” dei rossi coltivati in azienda, nelle due tenute. E cioè: Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Petit Verdot, con saldi di Nero d’Avola e Frappato. Ma, dai sorrisi beffardi di Alberto Buratto, mentre degustiamo con la massima attenzione possibile, comprendiamo di aver sbagliato. O no? Lui dice che sono stati fatti diversi assaggi, variando sempre la composizione, fin quando il risultato finale è stato di assoluto gradimento del conte Paolo. E così è stato. Non sapremo mai la composizione di Agnus che esce come rosso da tavola.
Ma, bando alle ipotesi investigative, com’è questo rosso così spiccatamente francese? Al naso apre con una nota vegetale, poi pepe nero, more, tinte balsamiche del legno, cardamomo, tamarindo  Al gusto è fresco, sapido, a tratti spigoloso, poi intenso ed elegante con un finale gradevole di liquirizia. Un vino “bifasico” e nervoso, soprattutto in bocca. L’aggettivo? Misterioso (of course). 50 euro a bottiglia.

E qui, per chiudere in bellezza, ci sta tutta la frase storica di Salvador Dalì: “I veri intenditori non bevono vino. Degustano segreti”. Il conte Marzotto lo ha capito da un pezzo!30 Foto di gruppo a conclusione della visita

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