È un viaggio che attraversa Nord e Centro Italia quello tra le aziende vincitrici del premio dedicato ai vini provenienti da vitigni autoctoni. Dal Piemonte, con due etichette premiate, al Veneto e ancora al Friuli, si scende poi in Emilia Romagna e più a sud fino al Lazio. Sono queste le regioni da cui provengono i vini premiati con gli Autochtona Awards dalla rassegna “Autoctoni che passione!” che si è svolta ieri in occasione della quattordicesima edizione del Forum Nazionale dei vini autoctoni a Bolzano. La lista dei premiati vede riconfermate alcune cantine, storiche espositrici della rassegna, oltre ad alcune realtà presenti in fiera solo a partire da questa edizione. Ampio anche il ventaglio dei vitigni, con alcune varietà più note accanto a uve meno conosciute.

“Come ogni anno Autochtona è scoperta, sorpresa, singolarità” ha commentato Pierluigi Gorgoni, curatore della rassegna e firma di Spirito DiVino. “Non avevo mai avvicinato il vitigno Maturano del Lazio nel frusinate e l’abbiamo scoperto eccellente, così come c’è sempre da rimanere incantati di fronte alla qualità di vitigni tradizionali più noti, quando interpretati con premura e purissima ispirazione”. 

ph. Marco Parisi

Il premio Miglior Vino Rosso è andato all’azienda Claudio Alario, presente ad Autochtona sin dalla sua prima edizione, con il suo Dolcetto di Diano D’Alba DOCG Sorì Costa Fiore 2016. Sempre il Piemonte si è aggiudicato anche il riconoscimento per il Miglior Vino Rosato, assegnato al Lirico Monferrato DOC Chiaretto 2016 di Cascina Gilli. Si procede poi verso est per il Miglior Vino Dolce, decretato il Picolit DOCG Colli Orientali del Friuli 2013 dell’azienda Aquila del Torre.

Per le Migliori Bollicine trionfa ancora una volta l’azienda emiliana Cantina della Volta, già vincitrice in questa categoria nel 2016, che quest’anno ha convinto la giuria con il suo Lambrusco di Modena DOC Rosé Spumante Brut Metodo Classico 2013. Il premio Miglior Vino Bianco è andato al Maturano IGT del Frusinate Arcaro 2016 dell’azienda agricola D.S. Bio, ottenuto da un antico vitigno autoctono laziale coltivato sin dall’antichità nella Valle di Comino e Media Valle del Liri, a 500 metri sul livello del mare. 

Infine, lo Speciale Terroir, assegnato come da tradizione all’etichetta che meglio rappresenta l’espressione del vitigno legato al suo territorio di riferimento, è andato quest’anno all’azienda Maeli del Veneto con il suo Dilì Moscato Giallo IGT Veneto Vino Frizzante 2016: un vino secco rifermentato in bottiglia ottenuto da un’uva aromatica, che ha saputo stupire per la sua originalità.

Al termine della rassegna, Alessio Pietrobattista, degustatore e firma del Gambero Rosso, ha commentato: “Il fattore che è emerso maggiormente in questa edizione è stata la freschezza dei vini degustati. A stupire ed entusiasmare sono stati soprattutto i vini più originali e particolari, che non hanno avuto nulla da temere rispetto a denominazioni più conosciute. Se la qualità media riscontrata nella categoria dei vini bianchi è stata molto buona, anche le bollicine hanno riservato piacevoli sorprese stimolando discussioni e confronti costruttivi tra i giurati”.

“Partecipare come giurato ad Autoctoni che Passione è stata un’esperienza piacevole e stimolante”  ha aggiunto Filippo Bartolotta, giornalista di settore e membro della giuria del premio. “Nonostante per lavoro io abbia l’opportunità di degustare un’ampia selezione di vini, qui ho trovato etichette originali facendo assaggi talvolta sorprendenti. Non nego che alcune bottiglie le avrei volentieri portate a casa.”

In giuria, oltre a Alessio Pietrobattista (Gambero Rosso), Pierluigi Gorgoni (Spirito DiVino) e Filippo Bartolotta (Decanter), anche Alessandro Franceschini (coordinatore del premio e firma di primarie riviste di settore), Giovanni Corazzol (Intravino), Luca De Martini (Vinarius), Darrel Joseph (giornalista freelance per Decanter, Harpers Wine & Spirit e Meininger’s Wine Business International), Angelo Sabbadin (Sommelier de L’Officina e degustatore ai Decanter World Wine Awards).

Tasting Lagrein 2017, settima edizione tra novità e conferme

ph Marco Parisi

Fresco quando rosato, scuro e corposo adatto a buon invecchiamento oppure fruttato e pieno: il Lagrein ha rivelato tre sue tipiche attitudini anche in questa edizione di “Tasting Lagrein”. Un vino affascinante, che affonda le sue radici nel terroir altoatesino: il vitigno da cui prende il nome è infatti il più antico fra quelli storicamente documentati e tuttora coltivati in regione. Proprio a questa uva autoctona a bacca rossa è dedicato il “Tasting Lagrein”, tradizionale appuntamento che proprio ieri nell’ambito della quattordicesima edizione di Autochtona ha visto a confronto 68 etichette della tipologia. Una degustazione di grande respiro dedicata al territorio che ospita il forum, organizzata come di consueto in collaborazione con il Consorzio Vini Alto Adige, che ha portato ad eleggere i tre vini più meritevoli delle categorie Lagrein, Lagrein Riserva e Lagrein Rosato (noto in Alto Adige come “Kretzer”).

Sono nove i giornalisti ed esperti del settore che hanno valutato le bottiglie in una sala riservata al premio, mentre in contemporanea nei padiglioni di Fiera Bolzano si svolgeva Vinea Tirolensis, la manifestazione che coinvolge ogni anno oltre 70 Vignaioli altoatesini. 
“È stata una degustazione molto interessante: molto giovani le annate 2016, le riserve 2015 avevano belle espressioni, ben strutturate e complesse, per le 2014 come sapevamo è stata un’annata difficile e ne ho avuto conferma durante gli assaggi, interessanti e di buonissima qualità le annate più anziane come ad esempio la 2009”, è quanto afferma il Presidente di giuria Christine Mayr, presidente AIS Alto Adige. “Come sappiamo, tutti i Lagrein hanno la loro trama tipica e ben definita, è un vino abbastanza tannico con una bella struttura e una riconoscibilità legata alla nostra regione.”

La categoria “Miglior Lagrein” assegna l’award al Gran Lareyn Lagrein 2015 di Loacker (azienda già vincitrice due volte in passato), per il suo Lagrein polposo e fruttato come sa essere il vitigno. Il “Miglior Lagrein Riserva” va invece a Erbhof Unterganzner di Josephus Mayr, già premiato due volte in passato, con il suo Südtiroler Lagrein Riserva 2015, complesso, strutturato e destinato a una importatnte longevità. Infine nella categoria “Miglior Lagrein Rosato (Kretzer)” a trionfare è Lagrein Rosé 2016 di Cantina Tramin, fresco, sbarazzino di grande bevibilità.

Si chiudono così con un bilancio ampiamente positivo le giornate dedicate al vino che hanno impreziosito la rassegna dedicata all’ospitalità e alla gastronomia. Numeri di successo per la quattordicesima edizione di Autochtona, che si è svolta il 16 e 17 ottobre: superate le 1.300 presenze, con oltre 80 produttori provenienti da 16 regioni diverse d’Italia, per un totale di quasi 400 etichette. L’appuntamento con la prossima edizione di Autochtona è il 15 e 16 ottobre 2018, come sempre a Fiera Bolzano.

www.autochtona.it