di Marina Alaimo “Acino Ebbro”

C’è da tempo un gran parlare del Timorasso Derthona di Andrea Farinetti, il bianco piemontese che finalmente vive tempi migliori. Andrea lo ha presentato al pubblico in anteprima il 28 novembre a Storie di Vini e Vigne, a Napoli, presso Cap’alice, l’enosteria di Mario Lombardi.
Lo ha raccontato con entusiasmo e colpisce non poco il fatto che una delle più antiche cantine di Barolo, quella che ha riempito i calici in occasione del pranzo ufficiale di celebrazione dell’Unità d’Italia nel 1861, oggi sia condotta da una squadra di diciassette giovanissimi: Andrea, 27 anni, è il più anziano fra loro.
Tutti si sono formati e conosciuti durante gli studi presso l’Istituto Enologico e Agrario di Alba ed anche questa è una storia nella storia del vino delle Langhe che esalta l’identità vitivinicola del territorio e la sua importanza per la comunità.
Tutto ha inizio – racconta Farinetti – in una chat con Walter Massa, il viticoltore visionario che ha voluto dare una preziosa opportunità al Timorasso delle colline tortonesi, salvandolo dall’estinzione. Come ci è riuscito? Con il rispetto, dedicato a grandi dosi a questo vino dal carattere esuberante che da tempo è l’etichetta di punta nella storica azienda di famiglia a Monleale.
Derthona è l’antico nome di Tortona ed oggi dà il nome al vino perché possa essere collocato in maniera stretta ai luoghi nei quali prende vita.
Si chiamerà invece Scaldapulce il Timorasso  dei Farinetti e segna una delle tante “prime volte” importanti nella storia di Borgogno. La bellezza paesaggistica della Strada La Cerreta, che attraversa i vigneti  sui Colli Tortonesi, insieme al lavoro dei suoi vignaioli, nel 2016 hanno ricevuto il riconoscimento dell’Unesco.
Dico sempre che un’Italia preziosa ed emozionante si preserva tra le vigne, e se pensiamo che queste percorrono lungamente lo stivale, con forme e sapori diversi, proprio come differenti sono i dialetti e gli usi della loro gente, possiamo essere fieri ed entusiasti di tanta bellezza.
Ritornando a Scaldapulce, piccolo nell’idea del nome, ma grande nell’ambizione e nella fiducia, è l’annata 2015 in degustazione tra i vicoli di Napoli, in via Bausan, prodotta con uve acquistate da piccoli vigneron dell’areale tortonese. Non è in commercio, ma Andrea con il marchio Borgogno lo porta in giro in Italia ed all’estero per raccontarlo e farlo conoscere. Nel 2018 si berrà Scaldapulce, il Derthona figlio dei tre ettari di proprietà. Nel bicchiere colpisce l’energia del vino che ne conferma la forte personalità. Un bianco ricco, spinto nella freschezza, sapido in chiusura, al naso ricorda la pietra focaia, i fiori gialli, e si racconta poco alla volta, richiedendo la giusta attenzione.