di Mariangela Bonfanti

Nel nome del vino e dei sapori andiamo alla scoperta di un territorio generoso che molto ha ancora da rivelare.

Asolo, va ricordato, appartiene al circuito dei Borghi più Belli d’Italia e a Città Slow, l’Associazione che valorizza la qualità della vita incentrata sull’ambiente, il patrimonio culturale e la tutela delle produzioni tipiche.

Per intuire che cosa significa vivere in una città slow bastano poche ore, magari un pomeriggio, che diventa serata, una giornata, che fa programmare un week end…facile farsi prendere la mano nelle “Città del Buon Vivere” dove tutto è diverso e piacevole: il tempo, ad esempio, ritrova i giusti ritmi che subito appaiono più lenti.

Si vive il presente circondati dalle cose belle che la natura e l’uomo hanno regalato a questa terra. Luoghi a misura d’uomo, come si dice per prendere le distanze dalle realtà urbane ansiogene in cui tanti di noi si trovano a stare.

Anche se sembra un’utopia le Città Slow esistono

In dieci Paesi nel mondo se ne contano almeno cento, accomunate dalla stessa filosofia di vita ecologicamente corretta, quindi rispettosa delle stagioni, dei prodotti genuini, dei cibi sani, consapevole del valore degli antiche tradizioni e dei saperi del passato, capace di  goderne al meglio nel presente e nel futuro.

Città Slow e Slow Food nascono dallo stesso pensiero e ad Asolo hanno trovato la loro espressione ideale.

In occasione del recente Asolo Wine Tasting 2015, i vini del Consorzio Asolo Montello  hanno incontrato i sapori della cucina con il menu appositamente creato dal Ristorante La Terrazza-Albergo Al Sole.

Una cena a sei mani dove le ricette della tradizione sono state reinterpretate da tre chef Slow Food della Provincia di Treviso: Riccardo Manzanilla del Ristorante La Terrazza-Albergo al Sole di Asolo, Nino Baggio, della Locanda Baggio di Asolo e Valter Crema, La Cucina di Crema di Giavera del Montello.

Ogni portata una storia da raccontare, un viaggio nel tempo e nei luoghi da cui provengono  gli ingredienti. Gli chef hanno utilizzato diversi prodotti tradizionali tipici che sono al centro di programmi di salvaguardia e di recupero come il Progetto Presidi di Slow Food, rivolto alla valorizzazione di quelle piccole produzioni di eccellenza gastronomica che rischiano di scomparire.

Ai tavoli dei commensali, giornalisti di settore, redattori delle guide enogastronomiche e  wine bloggers, sono andati in scena, meritando gli applausi il Morlacco del Grappa, il Riso di Grumolo delle Abbadesse, l’Asiago Stravecchio, il Mais Biancoperla e il Fagiolo Gialet.

Morlacco del Grappa
E’ un formaggio di latte vaccino prodotto nelle malghe, una tradizione che risale al Seicento quando questo formaggio tenero, magro, a pasta cruda era preparato dai pastori balcanici della Morlacchia arrivati sul Monte Grappa all’epoca della Repubblica di Venezia. Ancora oggi quasi tutta la produzione viene venduta ai numerosi turisti nel periodo estivo.

Riso di Grumolo delle Abbadesse
Prende il nome dalle Monache Benedettine di Grumolo, piccolo comune tra Padova e Vicenza. Furono loro ad iniziare nel Cinquecento la coltivazione di questo Vialone Nano semifino, dal chicco tondeggiante che tiene bene la cottura. Ideale nelle insalate e per preparare i risotti con le verdure, come quello del menu alle erbette di campo con lamelle di Asiago Stravecchio.

Asiago Stravecchio
Ha bisogno di 18 mesi di stagionatura ed è prodotto da circa dieci delle oltre 70 malghe attive sull’Altopiano dei Sette Comuni, quelle situate sui pascoli più alti. Il sapore è intenso ed evoca i profumi dell’erba tagliata e gli aromi della montagna. Ne basta poco per dare un valore aggiunto al cibo a cui si abbina.

Mais Biancoperla
E’ stato l’ingrediente trasversale della cena: nelle schiacciatine servite con il Baccalà Mantecato dell’antipasto, sotto forma di polenta a cubetti accanto alla Faraona con la Pevarada e nelle briciole di Sbrisolona a circondare come un anello dorato la frozen mousse con la glassa al Prosecco. Si tratta di una varietà molto costosa che rende poco e si raccoglie a mano. I chicchi sono di colore bianco perlaceo e la polenta che si ottiene è fine e molto saporita.

Fagiolo Giàlet
E’ la varietà più pregiata, tra le tante della Val Belluna, una zona considerata la culla dei fagioli italiani. Il Gialet è tenerissimo, di forma tondeggiante con striature verdoline, triplica con la cottura di almeno 40 minuti. Non è facile trovarlo sul mercato.

www.montelloasolo.it
www.slowfood.it

 

 

 

 

 

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A proposito dell'autore

Mariangela Bonfanti

Vivo a Verona. Il vino e la buona tavola hanno incontrato la mia storia professionale di giornalista svariate volte. Ho iniziato giovanissima a scrivere e a condurre programmi radio e TV negli anni '80. Erano ancora lontani i tempi dei cuochi in televisione e dei canali tematici dedicati alla cultura del vino e della cucina, ma il programma che conducevo su Rai 3 dal titolo "E'gradito il dialetto"si concludeva con tavole imbandite intervistando sommelier e chef al lavoro tra i fornelli. Mi sono sempre divisa tra il pubblico delle platee e quello delle televisioni,Telenuovo e Telearena le due emittenti veronesi dove ho lavorato fino al 2010 occupandomi di cronaca e di trasmissioni sulla salute e il benessere. Nelle molte edizioni di Vinitaly di cui ho presentato gli eventi per Verona Fiere ho avuto modo di conoscere tante cantine e le loro storie che mi hanno affascinata. Sono entrata a far parte dell'Associazione Nazionale Le Donne del Vino nel 2012 occupandomi dello sviluppo del brand di un'azienda agricola della Valpolicella. Un' esperienza che mi ha consentito di acquisire buone competenze anche nel campo della produzione e del marketing del vino. Ma le passioni ritornano sempre e grazie proprio alle Donne del Vino ho ritrovato ciò che più amo fare: la giornalista che documenta le cose belle della vita e che fanno stare bene; il mondo del vino e' sicuramente una di queste.

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