di Michela Pierallini
spiedo-02 Questa è la triste storia di un dentino che cerca inutilmente di spaccare la gengiva che lo tiene prigioniero. Alla fine viene rimosso ed esiliato da abili mani. Ve lo dico, c’è il lieto fine, ma sarà meglio partire dall’inizio.

Ho un forte mal di denti, la mia dentista è introvabile, l’amico di un amico mi consiglia un amico che a sua volta mi da il numero di un amico, il dott. Alberto Villanova. Benedetti gli amici! Inizia un rapporto paziente impaziente con lo studio medico di Pieve di Soligo e scopro che i dentisti sono due, Alberto e suo padre. Il dottor Remigio Villanova mi fa accomodare sulla poltrona a bocca aperta, poi mi fa lezione mostrandomi gli aerei acrobatici delle Frecce Tricolori. Durante un successivo appuntamento  mi spiega l’origine di parole e detti popolari consultando libri antichi, di cui è collezionista, per arrivare, infine, alla cottura dello spiedo. Qui la pratica viene inevitabilmente a supporto della teoria e lo spiedo, insieme alla polenta e ai fagioli, lo mangiamo all’Aeroporto di Istrana, in provincia di Treviso, durante i festeggiamenti per il 70° anniversario degli Indians, il 103° gruppo Caccia Bombardieri.

Ora ditemi se avere il dente del giudizio agitato non è stata una grande fortuna!  Remigio è davvero un personaggio poliedrico e mi sento onorata dalla sua amicizia. Solare, appassionato, pilota, amante della storia e non soltanto, ha creato l’associazione di cui è presidente, I Maestri dello Spiedo,  con il desiderio di far conoscere ed esportare tradizione, cultura e territorio. “Un obiettivo ambizioso” mi dice “perché intendiamo confrontarci con realtà simili alla nostra, nazionali e anche estere, ma soprattutto vogliamo creare nella nostra zona un nome forte di identità territoriale”. So che l’associazione promuove l’arte dello spiedo attraverso la produzione di libri, convegni e serate conviviali ma non avrei mai immaginato di mangiare pollo e costicine di maiale all’interno di un hangar delle Frecce Tricolori.

Nell’arco di poche ore sono riuscita a emozionarmi, ridere, commuovermi, deliziarmi e fare anche amicizia. Che la tavola sia sinonimo di convivialità è cosa nota, ma trovare i maestri dello spiedo in mezzo all’aeroporto, che cucinano dall’alba, con gli aerei che intanto fanno acrobazie tra le nuvole bianche, appoggiate ad un cielo splendente, questo no, non è cosa nota.

L’aria si inebria del profumo dello spiedo in cottura, dei colori della primavera sbocciata, del calore del comandante e dei piloti che ti accolgono come in famiglia. Respiro energia positiva e anche allegra. Credo che sia questo il segreto dei Maestri dello Spiedo, che ridono, scherzano, giocano come bambini e si divertono. Dalla gioia del cuore nascono soltanto cose buone.

L’Associazione I Maestri dello Spiedo ha due finalità: individuare i veri “artisti” di questa disciplina e presentare al pubblico la loro capacità di “spiedare”.  I grandi maestri vengono premiati e ricordati in una bellissima brochure che svela i segreti di ognuno di loro, sempre un po’ diversi.

Gli elementi che caratterizzano lo spiedo d’arte sono questi:

 – la legna utilizzata. Ogni Maestro predilige un tipo di legna per le caratteristiche aromatiche e di tenuta del calore

 – il fuoco. Ci vuole maestria per mantenerlo ore ed ore alla temperatura ottimale per la cottura delle carni

 – la qualità delle carni. Non tutte vanno bene, ogni Maestro usa quelle che ritiene più adatte

 – inspiedare. Ci vuole metodo e organizzazione per infilzare i pezzi nello schidione.

 – aromi. Si usano erbe aromatiche, lardo o pancetta, dipende dal tipo di carne scelta. E bisogna predisporre tutto in modo corretto tra un pezzo e l’altro, non è così scontato

 – condimento. C’è il momento giusto per salare e anche per ungere

 – segreti…

Di tanti spiedi mangiati da quando abito in Veneto, pochi mi hanno fatto impazzire. Quello dei Maestri dello Spiedo si scioglie in bocca! E’ così buono, delizioso e gustoso che devo assolutamente scriverne. Voglio farlo conoscere, tutti devono sapere che ci sono segreti  per cucinare lo spiedo. Tutti devono avere la possibilità di godere di uno spiedo così ben fatto. Sto leggendo proprio ora la brochure dedicata al Maestro Alessio Antoniazzi perciò ora conosco i suoi “trucchi”, ma non ve li dirò, vi citerò soltanto un po’ di ciò che scrive:

“..cominciai a frequentare assiduamente Poldo da Solighetto e a fargli da aiutante: la passione per lo spiedo prese il sopravvento. Ho imparato da lui molti accorgimenti per ottenere risultati ottimali con l’impiego del girarrosto tanto che quando Poldo si ritirò da responsabile dello “Spiedo Gigante”, una tra le massime manifestazioni gastronomiche del periodo autunnale nella pedemontana trevigiana, fu quasi naturale che il testimone passasse nelle mie mani. Una bella responsabilità che ora ho lasciato ai giovani, tenendo per me solo il piacere di pareciar la carne e le lardelle, inspear ovvero confezionare gli schidioni e starghe drio cioè sovrintendere alla cottura degli spiedi di quanti mi apprezzano per quello che sono e mi vogliono con loro.”

Passione, una parola che la dice lunga, lunga come lo spiedo dell’Associazione Maestri dello Spiedo.

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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