di Michela Pierallini

arrivano 1-05Non ho il dono della sintesi, non sono diplomatica, adoro gli eccessi e mi esprimo in modo folcloristico. Sei sicuro di voler leggere il mio articolo? E mentre scrivo articolo, al singolare, mi viene il dubbio di non essere sincera perché ho talmente tante emozioni da esprimere che non credo di riuscire a contenermi in un solo reportage. Inizio dall’inizio! C’era una volta, tanto tempo fa, una regione dell’Italia settentrionale di nome Trentino. La sua terra e il suo microclima, e macro, offrivano l’habitat giusto per la coltivazione di una vite chiamata Nosiola, una pianta resistente che dava i suoi buoni frutti, purtroppo poco apprezzati e poco pagati dalle cooperative. Per questo motivo i viticoltori non l’hanno mai tenuta troppo in considerazione fino a quando un temerario ha deciso di valorizzarla e altri hanno seguito il suon buon esempio. A loro voglio dire grazie, per aver permesso a noi appassionati, oggi, di poter degustare annate e vinificazioni tanto particolari.
L’evento ArRIVAno i Vignaioli è stato organizzato da Aurora Endrici che ha guidato anche la degustazione di Nosiola.
Aurora è una donna straordinaria. Competenza, grinta e buon cuore si nascondono dietro la sua sfacciata bellezza. Ci siamo, si comincia tutti seduti davanti ai bicchieri vuoti. Nicola Balter, presidente dell’associazione vignaioli trentini, manifesta il bisogno del Trentino di farsi conoscere: “Bisogna essere aperti al pubblico, al turismo. Non nego che sia impegnativo, soprattutto nel periodo della vendemmia, ma volevamo fortemente fare questa manifestazione. Spero che apprezziate la nostra buona volontà”: E continua: “L’idea di fare una mostra-mercato ci è sembrata buona: così chi vuole, può comprare direttamente il vino che gli piace al prezzo di cantina. Per noi è emozionante farvi assaggiare questi vini”.

E sapessi com’è emozionante per me! Sono eccitata e curiosa come una bambina davanti al regalo del suo compleanno. Non so cosa aspettarmi e non voglio aspettarmi niente. Sono aperta a tutto quanto ci sia di buono nel mio calice. Usiamo una Nosiola 2011 per avvinare i bicchieri ed è l’unico vino giovincello della degustazione. La prima Nosiola si chiama Maiano Bianco, annata 2008. Ce ne parla il produttore Francesco Poli:La Nosiola è il vitigno più affascinante da affrontare. Nella valle dei Laghi ne coltiviamo parecchia. Io produco quattro vini di Nosiola, uno diverso dall’altro. I primi approcci con queste uve li ho avuti nel 1994 e l’idea me l’ha data un vecchietto del paese”. Avvicino il naso al bicchiere. Un buon profumo, caldo, suadente. In bocca è sapido con il tipico finale mandorlato. Restiamo nel 2008 con la Nosiola di Alessandro Fanti.Alessandro non è qui perché sta lavorando in cantina, si scusa e lascia che il suo vicino Lorenzo Cesconi parli al suo posto”. Mi aspetto che Lorenzo dica qualcosa a grandi linee e resto veramente sorpresa dai dettagli che ci da, proprio come se stesse parlando della propria realtà. La terza etichetta è ancora di Fanti, una Nosiola del 2006. Entrambi i vini di fanti sono molto salini e minerali, di buona struttura, sebbene esili, che però non manifestano per niente cedimenti di età.
La Nosiola che mi stanno versando ora è di Lorenzo Cesconi, annata 2002. Dieci anni. Ha dieci anni! Deglutisco il primo sorso e mi passa per la testa l’immagine di una donna energica, tenace, che manda avanti la famiglia numerosa, che non si ferma mai dalla mattina alla sera, che prima di dormire si dà la crema sulle mani per mantenerle morbide e idratate. Il tempo non invecchia questa donna, la rende solo più affascinante e bella. Il 2001 è ancora di Cesconi e faccio un balzo perché mi sembra ancora più giovane del precedente. Metto una stellina sulla mia moleskine. Sono tutti vini di qualità ma fra questi c’è sempre quello che, più degli altri, mi afferra per la mano e m’invita a seguirlo. Una specie di colpo di fulmine tra me e il vino, per dirla breve. La Nosiola 2001 di Cesconi mi ha proprio distratto. Per un momento mi sono trovata dentro al calice e tutto il mondo fuori. E questo sarebbe il vinello fatto con la Nosiola? Bevitori di vino, attrezzatevi, eruditevi, portate in giro un po’ di buone informazioni e ottime bottiglie, uniamoci e parliamo al mondo, cominciando dall’Italia!
Interviene Mario Pojer:Abbiamo un tesoro in mano e non ce ne rendiamo conto. E’ un enorme peccato”. Cosa è successo fino ad oggi è chiaro: un vino sottovalutato e sottopagato che esce dalle grandi aziende come un vinello qualunque. Chi conosce la Nosiola in questa veste non s’immagina che sta viaggiando su una Panda costruita con i pezzi di una Ferrari. Mi viene un nodo in gola, vorrei farmi portavoce di questa realtà, dove percepisco tanto lavoro fatto con il cuore senza avere il giusto riconoscimento.  Ci soffermiamo a discutere sulla difficoltà di inserire la Nosiola nella carta dei vini, al ristorante, con Marco Zani, produttore delle uve di Castel Noarna. Il terreno lì è calcareo con scisti, basalto e porfidi e l’esposizione è ottimale perché i grappoli ricevano la luce nel momento giusto della giornata. Tutto questo nel bicchiere si sente, senza dubbio. Una Nosiola del 2002 e l’altra del 2001 fanno a gara a chi dimostra meno l’età. Un bel colore oro, profumi intensi e molta mineralità caratterizzano la Nosiola di Castel Noarna. Emerge dai discorsi che l’italiano non sa aspettare, che il vino lo vuole pronto da bere, subito, d’annata, e nasce qui la difficoltà di proporre la Nosiola nei ristoranti. All’estero è diverso, sembra ci sia più cultura e maggiore rispetto. “Abbiamo bisogno di voi, noi la parte produttiva la stiamo facendo, ora c’è bisogno di comunicare”, è l’appello dei vignaioli. Mi sento chiamata in causa, mi sento coinvolta più che mai perché questa volta stiamo parlando con il calice in una mano e il cuore nell’altra.
Questi produttori mi sembra di conoscerli da sempre, sono amici, familiari, sono mio nonno che coltivava il suo piccolo podere. Mi assale la rabbia: attenzione perché sono una tipa piuttosto “fumina”. Rabbia per l’ignoranza, rabbia perché siamo così ottusi da lasciarci sfuggire, spesso, le cose migliori e nel frattempo rincorriamo le illusioni. Mi salta in testa Rino Gaetano, ricordato pochi giorni fa in televisione, che è stato apprezzato soltanto dopo anni dalla sua morte. Mi chiedo quanto viviamo del nostro presente! E intanto sono fiera di vedere quest’unione tra i vignaioli, uno stare insieme non di poco conto, anzi, cosa rara da trovare.
L’ottava Nosiola, del 2003, è di Pojer e Sandri. Mario Pojer è uno dei pochi che ha conservato le sue bottiglie: “Come si fa a parlare di storia se non hai più le bottiglie? E poi, così, puoi anche correggere gli errori. Da noi non c’è la cultura di invecchiare i bianchi, a differenza di altri paesi”. E’ vero, ma la Nosiola la dice lunga su quanto ci stiamo sbagliando. Questo vino appena versato è esploso in un fruttato esotico ed ha iniziato a cambiare, nel calice, fino a profumare di fiori di campo. “E’ un vino dinamico” dice Aurora Endrici. “Mi ricorda certi Chablis francesi” ribatte Mario Pojer.
Nosiola numero nove, L’Ora dell’azienda Pravis, annata 2001. Ce la presenta in modo impeccabile Erika Pedrini, enologa e produttrice. “Il vino che bevete è un grazie a questa bella varietà ed anche una valorizzazione della nostra zona. La brezza che tira sul lago di Garda, insieme all’umidità atmosferica, asciuga i grappoli che sono lasciati ad appassire all’aperto. Ci stacchiamo dal minerale per raggiungere l’esotico e la dolcezza data dall’appassimento, possibile soltanto nella valle dei laghi. L’Ora ci aiuta”.  Intanto, fra un calice e l’altro, si parla di forme di allevamento, trattamenti, coltivazione biologica e biodinamica.
Bevo la Nosiola numero dieci e mi accorgo di fare una faccia strana. E’ stupore, non capisco questo vino, non trovo il filo di collegamento con gli altri. Il motivo c’è, stiamo bevendo la Nosiola “Fontanasanta” 2009 di Foradori. Terreno argilloso, vinificazione in anfora con uve da coltivazione biodinamica. “La Nosiola in anfora non si perde per strada” dice Aurora “non ha pesantezza alcolica, dimostra capacità di plasmarsi nel tempo”. Le variabili sono molteplici, a monte della Nosiola. Zone diverse, metodi di coltivazione e vinificazione diversi, creano vini che hanno una propria identità e una forte personalità, come dimostra la Nosiola “Maso Nero” 1992 di Zeni. Ho capito bene, 1992? Mi vengono i brividi! Stiamo parlando di vent’anni fa, e nel bicchiere trovo sapidità, mineralità e grinta da vendere! Per di più quelle in degustazione sono le uniche due bottiglie esistenti in cantina. “Mio padre e mio zio erano un po’ preoccupati quando ho detto che avremmo degustato quest’annata” scherza Rudy Zeni. “Non hanno prodotto questo vino con l’idea di invecchiarlo”.

Bene, la Nosiola riserva bellissime sorprese, anche agli stessi produttori. Mi sento frizzante e piuttosto eccitata. A questo punto cosa potrei raccontare della Nosiola datata 1983 di Pojer e Sandri sennonché è proprio da orgasmo? Lo so, una parola forse non appropriata per la degustazione. Allora, trovatemi voi un sinonimo che esprima alla perfezione lo stesso concetto. Questa è la pozione dell’eterna giovinezza. Presenta una spiccata acidità, una forte personalità, è sicura di sé, minerale e sapida. Non è fragile, è incredibilmente forte. Ho la pelle d’oca. La ciccia di gallina. Insomma:  mettetevi nei miei panni! 

Ora mi devo ricomporre per fare onore al vino santo trentino. Il Vino Santo 1994 di Alessandro Poli emana profumi molto intensi, sento il caramello molto cotto conquistare le mie narici.
Il Vino Santo 1993 di Pisoni è diverso: sono alla fiera paesana, mamma mi tiene per mano e la signora infagottata dietro al banco delle caramelle mi riempie il sacchettino di carta. Una dolcezza antica!
Il Vino Santo 1986 di Pedrotti lo riconosco e ne sono felice. E’ elegante, semplicemente elegante e raffinato. Bello, lindo, col papillon.
Si entra in un vortice di profumi e sensazioni mistiche con il Vino Santo 1982 di Pravis: Sono subito avvolta da cioccolato, caffè, abbracci e carezze. Una piacevole persistenza chiude la degustazione.

Condivido le parole di Giuseppe Pedrotti che ricorda ai colleghi: “Non dobbiamo avere paura di osare, di fare un vino diverso. La nosiola è unica e noi dobbiamo crederci”. Condivido perché la paura è l’elemento frenante di ognuno di noi, al di là del vino, in ogni settore, nel nostro quotidiano. Chi ha paura e non osa, non va avanti. Sono entusiasta perché i vignaioli sono uniti e questo per me è un ottimo passo per comunicare. La voce di un gruppo è più forte di quella del singolo. Resto però con un dubbio e la domanda la rivolgo direttamente ai produttori. Come descrivo la Nosiola? Qual è la sua essenza? Devo pensare che sia un vino camaleontico? Ogni produttore ha la sua che è diversa dalle altre? Seguitemi e lo scoprirete nel prossimo articolo.

(fine prima parte – segue)
Links:
www.vignaiolideltrentino.it

www.distilleriafrancesco.it
www.vignaiolofanti.it
www.cesconi.it
www.pojeresandri.it
www.castelnoarna.com
www.pravis.it
www.elisabettaforadori.com
www.zeni.tn.it
www.pisoni.net
www.ginopedrotti.it
www.idolomitici.com  

 

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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