di Patrizia Pittia
antonutti-08E’ dal 1921 che la cantina Antonutti  è presente nel mercato dell’enologia friulana: esattamente da quattro generazioni.  Un grazie immenso deve andare necessariamente a  nonno Ignazio che, quasi un secolo fa, cominciò a commercializzare vino sfuso in tutto il Friuli. Seguito poi dal figlio Franco che dette il suo contributo iniziando a vinificare le uve acquistate, imbottigliandole nella cantina  di Colloredo di Prato. Oggi la conduzione dell’azienda Antonutti è nelle mani della figlia Adriana, la quale assieme al marito Lino Duranti è affiancata dai figli Nicola e Caterina che proseguono con passione nel compito di assicurare continuità all’azienda. 
Negli anni ’80 sono stati acquistati 20 ettari di vigneto nella zona di Barbeano di Spilimbergo (Doc Grave): terreni pianeggianti, alluvionali e sassosi dove appunto i sassi affiorano ovunque nel materiale trasportato nei secoli  dai fiumi Livenza e Tagliamento. Questi ciotoli  riflettono il sole di giorno, restituendo di notte il calore assorbito alle viti. Un terroir unico che dona ai vini  mineralità, profumi e freschezza. Le Grave del Friuli sono “sito europeo di importanza comunitaria”. Quest’anno Antonutti ha acquistato una decina di ettari di vignetp a Clauiano, uno dei borghi più belli d’Italia nel comune di Trivignano Udinese (Doc Aquileia): qui i terreni di medio impasto argilloso sono alla base dei vini ben strutturati. Il sistema di allevamento è guyot con una densità di 4500 ceppi per ettaro.
Adriana Antonutti si occupa della gestione della comunicazione e delle relazioni con il pubblico senza trascurare tutti gli aspetti della gestione complessiva della cantina. Il marito Lino si occupa delle vigne  e dei vini con la collaborazione dell’enologo Giuseppe Lipari. La cantina, modernamente attrezzata con cisterne inox , si avvale ancora delle vasche in muratura vetrificate. La bottaia comprende barriques e tonneaux.

Oggi perciò, da Antonutti, gioco in casa: ho preso appuntamento con Adriana, con cui condivido la passione per il buon vino. Anche lei è sommelier e donna del vino del Friuli Venezia Giulia. Dire che Adriana è vulcanica è dir poco: è una donna solare, sempre disponibile, un fiume in piena. Mi fa accomodare nella elegante sala degustazione ricavata in un soppalco della cantina dove ci  raggiunge Caterina, la bellissima figlia.
Per i 90 anni dell’azienda è stato cambiato totalmente il look: tutto nero all’interno e all’esterno, compresa l’insegna  esterna in ferro battuto che ricorda l’anno di fondazione.  Fuori un bel giardino pensile con erbe aromatiche-officinali, piante a frutto e vecchie barriques. Degusteremo  la linea Vis Terrae: per questi vini  un’attenzione particolare è riservata al lavoro in vigna grazie alla selezione dei cloni migliori, alle basse rese, al diradamento dei grappoli e alla raccolta in più passaggi. E’ il “metodo Antonutti”. Si ottengono così vini di grande struttura e longevità.

Il tasting dei Vis Terrae
Iniziamo con le bollicine, l’ultimo prodotto nato in azienda:
Ant un metodo classico blanc de blancs da uve chardonnay, che giace 36 mesi sui lieviti dopo la presa di spuma, presentato in anteprima all’ultimo Vinitaly. Ricordo ancora l’emozione di Adriana come le fosse nato un nipotino!  La data di sboccatura è febbraio 2012: quindi a Verona il vino era ancora stressato. Dopo sette mesi ha raggiunto la piena maturità: è giallo paglierino con riflessi dorati con perlage fine e persistente. Al naso ha un bouquet elegante di note fruttate con sentori di crosta di pane e lieviti. Al gusto è fresco, morbido e cremoso. Ma Adriana non è ancora del tutto soddisfatta: come altri produttori è molto severa con se stessa.
Il Vis Terrae Chardonnay 2010, da uve raccolte mature, sottoposte a criomacerazione a 7 -8° per poche ore. Una parte di vino si affina in acciaio e l’altra in tonneaux. Dopo l’assemblaggio il  vino rimane qualche mese in bottiglia. Al naso sentori di frutta matura; in bocca è morbido e strutturato.
Il Vis Terrae Pinot Grigio Ramato 2010, con lo stesso metodo di macerazione col freddo. Si ottiene un nettare dal tipico colore buccia di cipolla. Fermenta e affina in acciaio. Qui trovo note fruttate fresche, bella struttura, ottimo equilibrio. Adriana crede molto in questo Pinot Grigio.
Ora ci attende il Vis Terrare Sauvignon Blanc 2010 che è una selezione dei cloni storici dell’azienda sempre trattati con la criomacerazione per una corretta estrazione delle sostanze aromatiche. Giallo paglierino e note vegetali al naso, al primo sorso è fresco e avvolgente con un piacevole retrogusto speziato.
Il Vis Terrae Traminer Aromatico è il mio preferito e anche Adriana lo apprezza molto. Delle uve raccolte ben mature, una parte viene lasciata fermentare con le bucce per 3-4 giorni, la rimanente fa la classica vinificazione in bianco. I vini maturano separatamente per sei mesi con frequenti batonnage. In primavera vengono assemblati e rimangono in bottiglia per altri sei mesi. Il Traminer ha un bell’aspetto giallo dorato con sfumature ambrate. Al naso il profumo intenso di rosa è prorompente con un’aromaticità sorprendente. Morbido e vellutato al palato. Ricordo bene quando Adriana lo presentò per la prima volta a “Ein Prosit” di Malborghetto: fu un successone!
E, per finire, i due vini  rossi.
Ecco il Vis Terrae Cabernet Sauvignon 2010. Le uve vengono lasciate macerare per due settimane, poi segue la maturazione per 24 mesi in botti di rovere. Al tasting è di un rosso rubino intenso con sentori di frutta rossa matura e sottobosco; elegante e di ottima persistenza gustativa in bocca. Trova abbinamento ideale con le carni importanti.
Infine il Vis Terrae Merlot 2007. In questo caso le uve fermentano in acciaio 2-3 settimane poi il vino matura in barriques di secondo passaggio per circa 24 mesi. Rosso rubino, note di confettura di frutta rossa e spezie dolci. In bocca è morbido ed equilibrato con piacevole retrogusto speziato.
In conclusione, ho sempre difeso i vini delle Grave perché sono sempre di più le aziende che fanno prodotti di ottima qualità, sfatando il luogo comune che il vino buono si può fare  solo in collina. Adriana Antonutti ne è fermamente convinta. E io con lei.
Link: www.antonuttivini.it  

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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