Antonio Iannuzzi, Marina Alaimo “Acino Ebbro” e Maurizio De Riggi

di Marina Alaimo Acino Ebbro
La piacevolezza del vino sta anche nel confronto e nella voglia di scoprire, conoscere a fondo luoghi e persone che gli danno vita. Il produttore spesso lo immagina come la proiezione del proprio io, come un qualcosa che lo rappresenti e si pieghi alla propria volontà, agli umori del momento. In parte è giusto, il vino è anche racconto di vita, più che di se stessi, ma è innanzitutto la voce di un territorio che bisogna saper ascoltare con pazienza ed una buona dose di umiltà. La natura dei luoghi, del suolo, dell’andamento climatico dettano le loro leggi e quanto più se ne ha rispetto, tanto più il vino sarà buono. In questo appuntamento di Markus Wine Experience, presso il ristorante dello chef Maurizio De Riggi, a San Paolo Bel Sito in provincia di Napoli, il produttore Antonio Iannuzzi ha presentato ufficialmente per la prima volta il suo vino con una mini verticale delle tre annate prodotte: 2013, 2014, 2015.
Antonio nella vita è imprenditore in tutt’altro settore e la decisione di impiantare vigneti di Greco di Tufo nel paese di origine, Chianche, è stata spinta dal desiderio di fare un gradito regalo a suo padre. Siamo nel cuore del territorio classico di produzione di questa DOCG campana, in Irpinia, e gli ettari vitati sono appena 2,2. Una piccola parte del terreno l’ha dedicata all’ospitalità degli insetti, in particolare alle api, piccoli esserini molto amati e graditi. L’enologo è Sergio Pappalardo che ben conosce la realtà del Greco di Tufo avendo maturato una certa esperienza lavorativa in zona. Questo bianco irpino dal carattere esuberante esige assoluta competenza e rispetto. Guai a cercare di imporgli la propria volontà o ad avere un approccio invadente. E’ un tipino un po’ altezzoso, volubile, a volte scontroso e superbo. Ma una volta stabilite le regole ed il patto di fiducia, sa regalare una beva coinvolgente e grandi emozioni nei tempi lunghi – anche lunghissimi. Nel caso di Antonio, questi punti salienti sono stati appresi presto ed il risultato è molto interessante. Questo territorio sa offrire grandi vini e richiede tantissima attenzione e lavoro manuale nei vigneti essendo i terreni molto ripidi.

La prima annata in degustazione è anche la prima in commercio, la 2013 che personalmente mi è piaciuta moltissimo per l’eleganza espressa sia nei profumi che al palato. Le bottiglie prodotte sono appena 1.200 e le rese più alte rispetto a quelle attuali rendono il corpo del vino sottile e sinuoso – particolare che gli giova moltissimo. Al naso va inseguito, atteso e regala delicati sentori di finocchietto, bergamotto, decisa la mineralità salina, poi i fiori di acacia. Il sorso si mostra leggiadro, a tratti setoso, la freschezza si fa apprezzare e non è invadente, conducono un bel ritmo anche le note sapide sulle quali il vino si dilunga in chiusura.

Con il millesimo 2014 la piccola azienda di Chianche aumenta la produzione e le bottiglie diventano 6.666. Antonio in qualche modo deve far trasparire la sua esuberanza sempre con un certo estro originale. L’enologo fa la scelta di ridurre la resa per ettaro che da 120 quintali passa a 30 quintali, particolare che rende il corpo del vino importante ed anche il grado alcolico. E’ molto diverso al naso, più ampio e deciso, apre sui toni fumè, poi pesca gialla matura, torba, ha sentori dolci di miele e sottile la nocciola tostata. Il sorso è ricco, materico e la freschezza fa fatica a sostenere l’alcol importante.

Recupera moltissimo l’annata 2015 con la scelta di anticipare la vendemmia all’ultima settimana di settembre, particolare che consente di preservare l’acidità dell’uva. Le bottiglie prodotte diventano 9.999. Ricorda molto la 2013 nei profumi e nel temperamento elegante, anche se mostra maggiore concentrazione. La mineralità anticipa gli altri sentori di aneto, agrumi, liquirizia, fiori bianchi. All’assaggio ha grande personalità, ruvido nella freschezza decisa, salino, ricco, vuole tempo per dare il meglio di sé e conferma il rispetto e la passione esposti più volte da Antonio che consentono al terroir di emergere e di raccontarsi in tutta franchezza.

Lo chef Maurizio De Riggi in abbinamento alle diverse annate di greco di tufo Rieci ha preparato:SCAROLA A MAPPINA

Scarola a mappina al profumo di aglio fresco, aromatizzata con pesto di olive nere DOP Kalamata e olive verdi La Bella di Cerignola, petali di pomodori pugliesi essiccati al sole, cipollina fresca e prezzemolo strianese biologico.

Spaghetti 3.0 in tre varietà di grano Matt, Kamut, Senatore Cappelli e mono fusi da cremoso di mango e aglio nero, spuma di bufala campana, crudo di fave vesuviane e tozzetti di pomodoro San Marzano Agro-Sarnese Nocerino DOP profumati al thè verde.

PANE E MORTADELLA

Pane e mortadella: risotto 100% Carnaroli Superfino cotto in acqua di Mortadella Bolognese Presidio Slow Food, profumato con pepe bianco di Muntok pestato a mano e ricoperto con briciole di pane cafone di Cicciano.

PESCE SALATO

Pesce salato: Baccalà Norvergese al vapore con petali di pomodoro San Marzano Agro-Sarnese Nocerino DOP, insalatina di sedano fresco Sarnese, scorzetta di arancia candita, cremoso di mais, bocciolo di cappero.