di Sara Vani
Mi chiedo, come mai non capito quasi mai in Ciociaria? Eppure è la terra di mio padre, quindi per metà anche la mia, e la conosco così poco nonostante zii e cugini sparsi tra Frosinone e la provincia. Quando sicesanese-03 concretizza la mia partecipazione all’evento Rosso Cesanese 2012, per assaggiare le anteprime DOCGCesanese del Piglio e DOC Cesanese di Affile, penso sia un segno: ecco, è arrivata l’occasione giusta, riaccenderò la mia curiosità alla ricerca delle mie radici. Il mio percorso ha inizio proprio da questa giornata, qui ad Anagni, la bellissima Città dei Papi. Del vitigno principe di questa zona abbiamo notizia dai libri antichi custoditi nella Biblioteca del Monastero di Santa Scolastica a Subiaco: i monaci benedettini testimoniano di apprezzarlo in epoca medievale, anche se la coltivazione della vite risale a moltissimo tempo prima, al 133 a.C.

L’anteprima nel comune di Anagni

La manifestazione, organizzata dal Comune di Anagni in collaborazione con la
Strada del Vino Cesanese, si svolge nel suggestivo scenario del medievale Palazzo Comunale. Nella sala degustazione riservata alla stampa, mi rendo conto che ci sono molti giornalisti stranieri, tra i quali anche un indiano. Sono incontri che accendono nuove curiosità e io, come al solito, dovrò soddisfarle. Tra i 35 campioni presenti, non è presente alcun Cesanese di Olevano, visto che i produttori non fanno più parte della Strada del Vino. Le DOCG sono suddivise in base 2010, superiore 2010, riserva 2009, mentre le DOC Cesanese di Affile, in  base 2010 e riserva 2009. Il 2009 è stata un’annata dagli strani episodi climatici, con la pioggia spalmata lungo tutto l’anno, mentre il 2010 è stato caratterizzato da precipitazioni più abbondanti e numerose e con temperature medie inferiori di almeno un grado, anche se complessivamente più regolare.

Ed ecco i miei appunti di degustazione, condotta rigorosamente alla cieca.

Cesanese base 2010
Tra i base 2010, ho avvertito in generale una nota amara abbastanza evidente sul finale e un tannino ancora non integrato. Possiedono complessità gusto-olfattiva questo sì, ma in un modo che confonde le idee: senza franchezza e immediatezza di beva, la sensazione è che non siano ancora tutti pronti per affrontare un’anteprima. Due campioni in particolare hanno suscitato il mio interesse: innanzitutto l’Hiperius di Agricola Emme, Vigneti Massimi Berucci, il primo calice dal colore rubino pieno e intenso della categoria. Al naso accenna un’eleganza insospettabile ed è il primo assaggio in cui i tannini sono finalmente già masticabili, supportato da una bella acidità, anche se ancora esile in bocca. L’altro è il Cesanese del Piglio dell’Azienda di Giovanni Terenzi , che al naso offre note di caramella mou, note floreali di petali di rosa, marmellata di ciliegia. All’assaggio mostra più armonia degli altri ed è effettivamente il più pronto. Semplice, immediato, bevibile.

Cesanese Docg Superiore 2010
Nella categoria DOCG 2010 superiore, i vini mi sono sembrati non sempre riconoscibili. Vorrei valutare anche la tipicità, mentre in questi assaggi manca spesso il tratto comune. L’alcool è ancora per conto suo, ma si sistemerà. Tra questi assaggi, spiccano il Massitium di Pileum, campione di botte, e il Romanico di Coletti Conti, una piacevole conferma. Il Massitium si presenta limpido, dal naso erbaceo, delicato, nella sua complessità scorgo eleganti note fumè e speziate. La bocca è piacevole ed equilibrata, di bella persistenza. Il Romanico è delicato al naso, con tostature evidenti di caramella mou al caffè, speziatura dolce, all’assaggio c’è grande rispondenza naso-bocca, richiama freschezza e lunghezza, direi più di una promessa. Nel salone principale troviamo Anton Maria Coletti Conti, per gli amici Antonello, ci fa assaggiare il Romanico 2011, ancora in barrique, un’anteprima dell’anteprima! Stupisce per quanto risulta già sulla strada dell’armonia, equilibrato. Antonello mi racconta che l’annata è stata difficile per la chiusura anticipata della fermentazione a secco. E’ un vino che si fa immaginare in prospettiva: una sorpresa, sembra pronto più di qualche campione assaggiato in sala degustazione.

Cesanese Docg 2009 Riserva
I vini della categoria DOCG 2009 Riserva, in generale non hanno ancora deciso come esprimersi e mancano soprattutto di una nota sapida. Tra loro, il mio gradimento va al Tellures di Petrucca e Vela, di un rubino intenso, deciso e limpidissimo, con un naso particolare i cui sentori vanno dal floreale all’erbaceo, poi speziato, di buona eleganza e complessità. Il sorso è armonico, già piacevolmente bevibile per essere un campione di botte! Anche il San Magno di Corte dei Papi è un vino che ha già la giusta bevibilità, dalle note erbacee e di caramella alla frutta, con una bocca rispondente al naso e un buon equilibrio. Il colore è più intenso degli altri, effetto dovuto in gran parte al diradamento praticato in vigna, come mi racconta Francesco Di CosimoIl Capozzano della Cantina Formiconi è tra i cesanese di Affile, 2009 Riserva, quello che si distingue per la sua tipicità, con un naso pieno, sostanzioso, di fiori e tostature, un assaggio dolce ma di grande persistenza, da bere a tavola.

Il tram del vino
Aver dimenticato dove ho parcheggiato la macchina, al momento non mi preoccupa: mi aspetta un pomeriggio scarrozzata sul Tram del Gusto, per l’occasione Tram del Vino, bella iniziativa un po’ romantica e un po’ retrò, per un tour del territorio. A bordo del nostro strano mezzo, attraversiamo la Valle del Sarco, con i Monti Lepini sullo sfondo. Passando tra gli uliveti, Anna Maria Di Carlo, guida turistica della provincia di Frosinone, ci racconta che in quest’area si produce la Rosciola, una cultivar dall’oliva piccolina e rossa, definita di “qualità sasso“, perchè è coltivata ad oltre 700 mt s.l.m., tra i sassi. Se ne fa un olio davvero puro perché a quell’altitudine le olive non sono aggredite dalla mosca olearia. Alcuni ulivi sono millenari, altri sono stati piantati con i fondi del Piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale. Scopro anche che nella piana di Anagni, nella Villa di Marco Aurelio, è stata ritrovata una vera e propria cantina, con la strumentazione completa, dove il vino era prodotto con aggiunta di spezie e miele al momento della fermentazione. Una delle vasche dove si pigiava l’uva, ora è il Battistero della Cattedrale di Anagni. Molto interessante sentire che nella zona del Piglio si coltivano le fave tra le viti, perché servono ad azotare il terreno. Mi sto proprio incuriosendo.

Terreni e vini differenti
Il territorio del Cesanese è pieno di terreni differenti: dal rosso terra del Piglio, all’argilla di Olevano, alla pietra di Affile. Diverse esposizioni e diverse altitudini, inoltre, creano piccoli microclimi in grado di produrre vini molto diversi tra loro. Eccoci arrivati al Casale Verde Luna in zona Piglio, l’azienda che ci ospita per il pranzo, immersa in una splendida cornice di vigneti. Dopo un aperitivo con spumanti a base Bellone e Passerina, in bianco, e Cesanese in purezza nella versione rossa (proprio rossa, non rosè) mi siedo a tavola con un gruppetto di amici, ai quali si aggiunge dopo poco Manfredi Massimi Berucci, storico produttore di Cesanese e padre di Maria Berucci, direttrice della Strada del Vino Cesanese. Potrei stare ad ascoltarlo per ore, per quanta ricchezza di racconti e storie di persone, vino e vigna prodiga. Apprendo da lui che la terra al Piglio è di tre tipologie differenti: in due aree c’è una forte presenza di argilla, dove la diversità deriva dalla quantità di ferro nel terreno, che conferisce un colorito più grigiastro o più rosso. Questi terreni apportano ai vini una bella sintesi di colore ma meno profumi, a parte quelli terziari sempre in evidenza. Poi c’è un tipo di terreno più giallino, con presenza di lime e sabbia, che regala forte aromaticità ai vini.

Miscelazione dopo la vinificazione
Daniele Proietti, giovane enologo di Pileum, di Manfredi Opificio, del Casale Verde Luna di cui siamo ospiti e di molte altre aziende della zona, ha adottato la tecnica della miscelazione dopo la vinificazione, effettuando le vendemmie in tempi diversi, così da ottenere vini di buona struttura e profumi più intensi. Mi piace la sua idea di enologo: somiglia alla sacrosanta convinzione, non solo mia, che un vino dovrebbe somigliare al produttore: “L’enologo è un consulente, non crea ex novo un prodotto, deve seguire la linea del produttore, altrimenti stravolge il vino, dovrebbe firmarlo lui a quel punto, non l’azienda per cui lavora!”. Bene, tra una chiacchiera e l’altra mi accorgo di essere riuscita a spazzolare antipasto, due primi, due secondi e persino il dolce, per tacere dei vini assaggiati per poterne riparlare a tavola, in abbinamento. Ci richiamano all’ordine e ci spediscono dritti sul tram per riprendere il nostro tour, ma non posso andarmene senza un caffè e sono anche stavolta l’ultima.

Le bottiglie nel pozzo
Tornati a bordo, temo di essermi appisolata brevemente ed è strano, non ho mangiato nulla, non ho bevuto nulla, non sono per nulla provata! Siamo sulla strada che ci porterà a Serrone, frazione La Forma, all’Azienda Agricola Giovanni Terenzi, ultima tappa della giornata. Lui, Giovanni, è un personaggio pazzesco. Ci accoglie, insieme ai figli, con grande calore all’interno della sala degustazione, mostrandoci orgogliosamente un pozzo romano profondo 20 metri (in origine era di 50) dove – spiega – vengono calate le bottiglie da degustare a temperatura di “cantina”. Ormai penso di non avere più nemmeno la forza di camminare, invece un rigurgito di vitalità mi sospinge in vigna al seguito di Giovanni, che – manco a dirlo – ha più energie di tutti quanti noi. Nei vigneti, 8 ettari circa, troviamo anche vecchie piante di 50 anni, sopravvissute agli insegnamenti del nonno di Giovanni, che predicava il rinnovo del vigneto al compimento dei 35 anni (delle viti, si intende!). Rientrati in Cantina, ci aspetta una bella sorpresa: il Rosato IGT Lazio, un Cesanese del Piglio in purezza, di un bel colore ramato, elegante e brillante, una mineralità pietrosa, gessosa al naso e una beva piacevolissima e fresca. Il ragazzo picchia duro ma con garbo (13,90% la gradazione alcolica).
Eccoci sulla strada di ritorno verso Anagni, ancora uliveti a perdita d’occhio ed uno sguardo virtuale al Picco La Manna, che raggiunge i 1998 mt di altezza. Grazie alle parole della nostra guida scopro anche che si scia in diverse località della zona, fatto a me ignoto, e che a Guarcino c’è un dolce tipico, una specie di amaretto, tipo una pasta di mandorla più croccante e meno dolce. Eh no, aspettate..questo lo conosco, si produce anche a Sezze: io lo mangio da quando ero bambina e mi piace da matti. Un po’ di orgoglio ciociaro!
links: 
www.rossocesanese.it
www.stradadelvinocesanese.it


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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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