(U.G.) Tema: “Fare un vino senza utilizzare la chimica, né in campagna né in cantina”.
Svolgimento, secondo l’associazione VinNatur guidata da Angiolino Maule:
“Produrre vini naturali nel pieno rispetto del territorio, della vite e dei cicli naturali, limitando – attraverso la sperimentazione – l’utilizzo di agenti invasivi e tossici di natura chimica e tecnologica in genere, dapprima in vigna e successivamente in cantina”.
Era la fine degli anni ’80 quando Angiolino Maule da Gambellara, Vicenza (il “vicino di casa di Zonin”, come lui stesso si definisce), veniva ignorato e deriso per le sue idee.
In poco meno di trent’anni, di acqua (anzi di vino) sotto i ponti ne è passato parecchio. Oggi Angiolino Maule, da Gambellara (la terra della Garganega), è corteggiato apertamente dalla Fiera di Verona affinché porti la sua VinNatur dentro il Vinitaly. Ma lui tiene la barra dritta e conferma che i vini dei 170 vignaioli dell’associazione saranno a disposizione, come sempre, a Villa Favorita, Sarego (VI), dall’8 al 10 aprile.
Angiolino Maule, da 12 anni presidente e guida coerente dei viticoltori di VinNatur, ha deciso di raccontare a “Wining” filosofia, obiettivi e progetti della sua associazione.Vignetonaturale_low

Come e quando è cominciato tutto?
Alla fine degli anni ’80, proprio da Gambellara. Da una terra di origine vulcanica e da un’uva, la Garganega, sfruttata per molti anni solo per fare quantità. Il mio primo obiettivo, fin dall’inizio è stato quello di dare la giusta dignità al nostro vitigno autoctono per eccellenza.

La sua prima mossa?
In quegli anni ho iniziato a viaggiare in Francia, confrontandomi con diversi vignaioli. Ho scoperto subito che sui vini naturali erano tendenti all’estremismo con tanti esempi di vini rifermentati e puzzoni. Ho capito che quello non era il mio mondo, ma era la luce che poteva aiutarmi a capire meglio cosa fare. Da solo, però, non sarei andato da nessuna parte. Così, nel 2003 ho raccolto le adesioni di una cinquantina di produttori, mettendo insieme le diverse normalità, regione per regione: cioè, quello che può essere normale in Veneto non lo è in Piemonte, o viceversa. Il metodo era semplice: ci siamo scambiati e confrontati le nostre esperienze di lavoro in vigna e in cantina. Ci siamo costantemente arricchiti l’un l’altro perché nessuno di noi ha tenuto per sé le proprie informazioni. Così, siamo usciti dal Vinitaly e abbiamo noleggiato Villa Favorita. Con il ricavato della Fiera finanziamo l’associazione. Così è nata VinNatur.

Ma non si è accontentato…
Io sono fatto così. Dopo pochi anni ho alzato l’asticella. Mi sono accorto che eravamo finiti in quell’orticello denominato “Vino Bio”. E non andava bene! Per emergere davvero, per eliminare i difetti dai nostri vini, ho pensato che bisognava evolversi dal punto di vista culturale, coinvolgendo una componente scientifica. Perciò abbiamo iniziato a lavorare con alcune università, impegnandole in ricerche pratiche facilmente applicabili dagli agricoltori. Per esempio?  Intervenendo sui suoli, ripristinandone la vitalità. Abbiamo perciò inserito la figura del biologo in campagna, dell’entomologo per misurare l’ecosistema e del botanico che verifica quanto ci stiamo allontanando dalla spontaneità di un bosco.

Cos’è un vigneto secondo voi?
Il vigneto è un terreno coltivato, ma bisogna rispettare le erbe spontanee che crescono naturalmente nella zona, in un preciso territorio. Solo così possiamo dire che l’uomo si è inserito nella natura in punta di piedi senza deturparla o depauperarla.

Come funziona il “metodo VinNatur”?
Semplice: ogni volta che troviamo un difetto nei nostri vini naturali, si commissiona una ricerca scientifica che ha l’obiettivo di eliminarli. Solo così il prodotto finale risulta puro, buono, senza difetti e apprezzato dal consumatore.

Qual è la vostra caratteristica? Cosa vi differenzia dagli altri vignaioli del mondo biologico e naturale?
Gli altri fanno le fiere per vendere, noi le organizziamo (ovviamente) per vendere, ma anche per finanziare i nostri progetti scientifici e migliorare costantemente la qualità dei nostri vini.
Oggi abbiamo progetti di collaborazione con tre Università:
– Il progetto “Fertilità e vitalità dei suoli” – Vitenova Vine wellness e Università di Udine, dipartimento di microbiologia.
– Il progetto “Biodiversità entomologica e botanica dei vigneti” – Vitenova Vine Wellness e Università di Trieste, dipartimento di entomologia.
– La collaborazione per la parte enologica (in programma un progetto per la vendemmia 2017) con FoodMicroTeam s.r.l. Spin-Off Accademico dell’Università degli Studi di Firenze.
– Inoltre stiamo lavorando ad un progetto “Riduzione Rame e Zolfo” con la Stazione sperimentale per la viticoltura Sostenibile di Panzano in Chianti.

I soci viticoltori di VinNatur devono – per statuto – sottoporre i propri vini ad analisi di laboratorio …
Esatto. Siamo l’unica associazione al mondo che, tutti gli anni, fa l’analisi dei pesticidi ai vini dei nostri vignaioli. Se qualcuno è beccato ad usare pesticidi, lo cacciamo da VinNatur. Dopo nove anni abbiamo operato una pulizia impressionante. In laboratorio abbiamo un database costantemente aggiornato delle molecole usate nei pesticidi agricoli. Sia le ricerche che i controlli sui pesticidi sono autofinanziati con gli introiti delle nostre fiere.

VinNatur 2016 a Roma

Ma non basta ancora…
Noi siamo l’unica associazione che si è dotata di un vero e proprio disciplinare (leggi qui il disciplinare VinNatur, ndr) che mette paletti precisi. Anche al nostro interno le discussioni sono continue e vivaci fra un filone di produttori cosiddetti estremisti e altri cosiddetti fifoni, i quali vorrebbero usare un po’ di solforosa. Noi, invece, ci siamo concentrati sulla tecnica di filtrazione del vino. La ricerca ci ha portato a stabilizzare i vini senza usare il filtro, lasciando compiere l’opera al tempo attraverso la decantazione, la stabilizzazione delle proteine e dell’acido tartarico. Un produttore naturalista deve saper lavorare così. Il disciplinare di Vinnatur, approvato dall’assemblea di Scandicci, sarà concretamente messo in pratica nel 2017 e verrà validato da tre enti certificatori del bio con i quali VinNatur vuole costruire un dialogo franco e credibile.

Chi è oggi il vignaiolo naturale, rispettoso della natura?
Si chiacchiera molto e a sproposito di vini bio e naturali. Il tipico vignaiolo biologico anni ’80 – dalla barba lunga, i capelli unti e il maglioncino fatto a uncinetto – sta scomparendo. Dal 2010 sta lasciando spazio ad un’altra figura che si è rimboccata le maniche, più informata, che ha saputo coinvolgere nel suo lavoro scienziati e ricercatori. E’ solo con la maggiore conoscenza che si ha consapevolezza del nostro lavoro.

Ha un obiettivo finale per sé e per la sua associazione?
Fare qualcosa non solo per il nostro orticello di VinNatur, ma anche per tutto il mondo del vino italiano, per renderlo migliore. Stiamo mettendo insieme un sistema di certificazione a prova di bomba che verrà messo a punto e applicato nel 2017 grazie all’apporto di tre enti certificatori. Il  mio sogno è portare l’associazione a un sistema di controlli come lo voglio io. Poi, forse, me ne andrò.

Nessuna possibilità che VinNatur partecipi al Vinitaly?
Stimo molto Stevie Kim e Ian D’Agata, due grandi professionisti, i quali, per alzare la qualità dei visitatori alla manifestazione veronese, si sono attivati per portare VinNatur dentro la manifestazione. Ma per ora non ci conviene: altrimenti come faremmo a reperire i fondi per finanziare le nostre ricerche? Pensi che la scrittrice statunitense Alice Feiring, presidente del Free Wine Award del Vinitaly per i vini naturali e biologici, mi fa la corte perché io accetti di partecipare alla kermesse di Verona. Non è innamorata di me, ma mi stima tantissimo. Mi ha soprannominato “il Clint Eastwood del vino italiano”. Mi viene da ridere, con simpatia. Giustiziere io? Macché. Io sono un contadino di Gambellara e voglio fare il formatore.

L’associazione VinNatur nata nel 2006 riunisce piccoli produttori di vino naturale da tutto il mondo che intendono difendere l’integrità del proprio territorio. Scopo dell’Associazione è unire le forze di questi vignaioli per dare ad ognuno maggior forza, consapevolezza e visibilità condividendo esperienze, studi e ricerche. Scopo dell’associazione è anche quello di promuovere la ricerca scentifica e divulgare la conoscenza di tecniche naturali e innovative. Negli anni sono nati diversi progetti di ricerca tra le aziende associate e alcune Università e Centri per la Sperimentazione.
Alla nascita le aziende aderenti a VinNatur erano 65. Oggi sono 170. Per associarsi i viticoltori devono accettare di sottoporre i propri vini all’analisi dei pesticidi residui, per poter garantire la genuinità dei vini. Villa Favorita è l’evento che permette all’Associazione VinNatur di vivere e di ampliare nel tempo i propri traguardi.

www.vinnatur.org

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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