di Silvia Parcianello

Singolare personaggio l’Amarone. Un vino estremo capace di arricchire il territorio che lo produce e allo stesso tempo di creare contrasti. Sospeso tra la tradizione, che lo concepisce possente, cupo e misterioso, da meditazione, e chi invece cerca dei vini più avvicinabili, con cui pasteggiare.

Da più parti è stata criticata una manifestazione come l’Anteprima Amarone Docg 2011  in quanto i vini proposti in assaggio sono palesemente giovani: andrebbero  e, nella maggior parte dei casi saranno,  attesi per qualche anno. E’ vero comunque che anche nella giovinezza i purosangue lasciano intravedere il talento. E che è molto emozionante scoprirli quando sono ancora in boccio, ovvero, in alcuni casi, nemmeno usciti dall’intimità delle botti.

Estremo dicevo. Al di là del fatto che ora l’Amarone oggi  è un vino cool, una cosa è certa, non lascia indifferenti. È un vino secco che imita la dolcezza, che al sorso accarezza il palato con la carica alcolica e poi lascia un retrogusto amaro come il cioccolato più fondente. Con l’Amarone difficilmente si pensa al cibo. La gran parte dei piatti viene sopraffatta da questo rosso che nelle annate migliori e con il giusto invecchiamento fa sembrare la maggior parte dei bordolesi di culto dei vini eleganti per persone delicate.

Tutto ciò può costituire un limite ma bisogna ricordare che l’Amarone è un vino che prima che in cantina si fa in soffitta. Dalla vendemmia, le uve di prima qualità di vitigni autoctoni, Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara e Oseleta, vengono stese ad appassire fino a data che il Consorzio destina. Questa procedura risale ai tempi di Plinio il Vecchio e veniva utilizzata per creare il Recioto, vino dolce che ancora oggi è in produzione. La prima botte di Amarone si dice fosse un “recioto scampà” ovvero un recioto che per sbaglio aveva fatto una fermentazione in più, abbassando così il residuo zuccherino.

16-caliciOra, l’Amarone moderno è ben lungi dall’essere un “recioto scampà”: il grado zuccherino è molto più basso, a tutela della bevibilità del vino, ma l’appassimento regala comunque delle caratteristiche sciroppose, delle note di frutta secca, una morbidezza ingannevole che lascia inesorabilmente il palato leggermente amaro.

Torniamo all’Anteprima Docg. L’annata 2011 è considerata tra le migliori ma per esserne certi dovremo attendere qualche annetto. 64 vini in degustazione, a cura del Consorzio per la tutela dei vini della Valpolicella, nella splendida cornice del Palazzo Gran Guardia, nel cuore di Verona. Segnalo quelli che – secondo me – sono alcuni tra gli Amarone da tenere d’occhio, pardon, in cantina.

Villa Canestrari – si chiama Plenum l’Amarone di quest’azienda e devo dire che il nome è davvero azzeccato. Rosso rubino intenso, travolge con profumi di frutta rossa matura e vivida per poi evolvere in spezie molto fini, vaniglia per il momento, ma fra qualche anno il bouquet sarà sicuramente più ampio. Al palato è teso, giovane e vibrante, decisamente promettente.

Santa Maria Valverde – l’azienda si trova nella zona sopra Fumane, in alta collina. Il vino porta con sé il proprio territorio con una grande acidità e dei tannini che necessitano di essere smorzati. Non a caso i produttori affermano che verrà imbottigliato nel 2017 (fate pure i conti di quanto manca). Questo è ciò che vuole essere l’Amarone da bere: residuo zuccherino minimo, spalla acida possente e profumi balsamici  e freschi.

Giacomo Montresor – altro Amarone da bere. Il campione prelevato dalla botte porta profumi balsamici e di frutta giovane che prevalgono sulla speziatura. Al palato acidità e sapidità sono possenti  e preannunciano un futuro da campione.

Massimago – profumi fruttati con qualche nota floreale per l’Amarone di Camilla Rossi Chauvenet, giovane produttrice che già l’anno scorso al Vinitaly mi aveva impressionata. Per quanto acerbo anche il campione  2011 regala già sensazioni piacevoli, preannunciando un vino molto verticale e schietto.

La Collina dei Ciliegi – fiori nel bouquet, profumi tipici della Valpantena.  Non a caso, accanto alle bottiglie, i produttori  hanno portato le pietre che compongono lo scheletro del terreno in cui regnano i vigneti. Dopo i fiori si sentono i profumi di frutta rossa, ciliegia su tutti. Al palato il vino è decisamente giovane ma già mostra i muscoli.

Bertani – vino molto teso, vibrante, giovane. Un po’ mi stupisco quando mi viene detto che è già in commercio ma di fatto il prodotto ha stoffa da vendere. Grande acidità che preannuncia altrettanto grande struttura, profumi che si sprigionano dopo qualche secondo: marasca e vaniglia leggera. Per il momento.

Accanto alle anteprime alcuni produttori hanno proposto anche qualche annata precedente, cosa che trovo utile per poter apprezzare, seppur con le dovute cautele riguardanti le diverse stagioni, l’evoluzione del prodotto. Ricordiamo infatti che i campioni del 2011 sono degli “Amaroni in potenza” per dirla come Aristotele, sono ai blocchi di partenza per diventare quel vino estremo di cui parlavo nell’introduzione.

E allora:

2006 La Collina dei Cilieginomen omen. Al naso la marasca travolge, nell’espressione olfattiva fruttata più tipica dell’Amarone. Poi si perde in un mare orientale di spezie, pepe, chiodi di garofano, e chiude con cuoio fresco e tabacco. Al palato è avvolgente, morbidamente ingannevole e garbatamente secco nel finale. Lunghissimo. Cinghiale al mirto.

2008 Flatio – interessante prodotto da vigne in prevalenza di pianura, nel comune di San Pietro in Cariano. Il giovane produttore Flavio Fraccaroli mi parla delle sue vigne, di come per trovare l’equilibrio perfetto abbia aggiunto una piccola parte di uva terodola , una varietà autoctona che dona acidità e colore. Il risultato è un vino teso con buona bevibilità, da apprezzare con la pastissada de caval, abbinamento d’elezione dell’Amarone, ma anche con selvaggina da pelo in salmì.

2008 Villa Canestrari – per me, over the top. E vi spiego perché. Tre anni fa avevo avuto il piacere di assaggiarlo in anteprima e, da giovane, era stato quello che più mi aveva colpita. Ho avuto  l’opportunità di conoscerlo con tre annetti in più sul groppone e ha confermato le mie aspettative. Rosso granato nel bicchiere, un bouquet amplissimo, in cui anche il più inesperto dei degustatori saprebbe trovare un sacco di profumi, marasca, spezie, datteri, liquirizia, fumo, cuoio ecc. ecc. Al palato è potente, vellutato, il finale terroso, pepe,cioccolato fondente. Con un vino così si fa fatica a pensare al cibo, perché basta a se stesso. Al limite un formaggio stagionato. O cioccolato fondente oltre l’85%.

Finisce qui la mia breve passeggiata tra il vino rosso più estremo del pianeta. Che siate amanti della tradizione e lo preferiate quando ricorda il sangue di una qualche bestia mitologica o che siate invece fautori dell’Amarone più moderno, poco importa. In ogni bicchiere avrete un’emozione che, per sprigionare tutta la sua potenza, dovrà essere attesa a lungo e con pazienza.

LINKS

www.consorziovalpolicella.it

www.bertani.net

fraccawine@libero.it

www.lacollinadeiciliegi.it

www.massimago.com

www.vinimontresor.it

nicola.campagnola@libero.it  – (Tenuta Santa Maria Valverde) https://www.facebook.com/tenutasantamariavalverde/info?tab=page_info

www.villacanestrari.com