di Silvia Parcianello

E anteprima sia.
Come da tradizione è l’Amarone , vino iconico della Valpolicella, ad aprire la stagione delle Anteprime, ovvero della presentazione a pubblico e  operatori dei vini che hanno appena terminato l’invecchiamento obbligatorio da disciplinare e che, quantomeno sulla carta, potrebbero essere messi in commercio. Sta poi ai produttori decidere se il proprio vino sia pronto per essere venduto e bevuto o se invece sia il caso di aspettarlo ancora.
Dalle parti di Verona la visione non è univoca. Da anni ci sono alcune aziende che propongono un Amarone verticale e più precoce nella maturazione e altre aziende che invece continuano a lavorare secondo l’antica tradizione, creando un vino singolare, possente, masticabile, con cui a fatica si pensa al cibo.

Entrambi i punti di vista sono rispettabili e rispettati, tant’è che dei 77 campioni dell’annata 2012 proposti almeno la metà erano provenienti da botte, quindi ben lungi dalla commercializzazione immediata. Essendo io un’amante dell’Amarone tradizionale, più portata a tempi lunghi che a bevibilità immediata, mi sono divertita a provare alla cieca quelli invece già imbottigliati. Sono senza dubbio giovani virgulti, prodotti che solo con il passare del tempo acquisiranno quella complessità di aromi e di beva degna di un Amarone ma alcuni già danno un assaggio della bellezza che verrà. Eccoli.

Corte Archi Profumo di marasca travolgente, avvolto in pepe e spezie dolci. Al sorso presenta buone acidità e persistenza, con finale lungo, di cioccolato amaro. Tipico.

Farina Grande pulizia al naso, in cui i frutti rossi la fanno da padroni, addolciti da una forte nota di vaniglia. L’assaggio conferma un vino schietto e con pochi fronzoli, acidità e tannino preannunciano un grande futuro.

La Giuva – Travolge con la dolcezza questo Amarone che profuma di uva appassita, vaniglia e cannella. Un effetto cocooning che viene solo in parte confermato in bocca dove il tannino e l’acidità svelano la propria forza. Ai banchi d’assaggio scoprirò che è il primo Amarone prodotto da questa giovane cantina, di proprietà dell’ex allenatore di calcio Alberto Malesani, qui rappresentato dalle figlie Giulia e Valentina (ecco l’origine del nome “La Giuva”). E se è vero che il buon giorno si vede dal mattino, prevedo molte giornate di sole e cielo terso.

Santa Sofia – All’inizio è reticente, un po’ chiuso, poi esplodono ciliegia, vaniglia, liquirizia. L’acidità e il tannino sono consistenti, la beva pulita. Polveroso nel finale.

La Collina dei Ciliegi Non scherzo ma il primo sentore che ho scritto nei miei appunti è proprio ciliegia. Poi prugna, molte spezie, un profumo anche etereo, che denota la giovinezza. Al palato è un po’ acerbo ma pulito, pronto a diventare grande.

Tinazzi Si sentono i fiori, cosa non frequentissima nell’Amarone giovane. Poi ciliegia, spezie dolci. L’acidità è ottima, un vino teso e verticale, lontano dalla tradizione ma decisamente promettente.

Bennati – Note in prevalenza scure e terrose, di sottobosco e funghi, unite a una complessità che vira presto su sentori minerali, viva espressione del terreno calcareo da cui nasce. Gusto intenso, fresco, persistente e tannini già fini. Va giù dritto come una scheggia. Già in commercio sui mercati esteri.

Bertani – Dalla Val Pantena tutto il fresco floreale di rose e violette spruzzato qua e là di pepe nero. Sorso immediato, intenso, avvolgente, che sembra non finire mai. Gustoso. Il classico Amarone didattico, pronto e già in vendita.

Corte Figaretto – Graal – E’ un cru che si produce solo in particolari annate: la 2012 lo era. Un rosso elegante, fine, con note di more, spezie scure e violetta che in bocca si distende grazie a freschezza e sapidità notevoli. Tannini già a posto.

Tenute Salvaterra Sarà in commercio fra tre anni ma la stoffa c’è e si sente. “L’Amarone decide lui quando è buono da bere”, spiega il produttore. Fiori freschi, caffè, tabacco e note minerali per un sorso sapido, intenso con bel finale di marasca.

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