di Umberto Gambino
Sulla facciata del palazzo neoclassico veronese della Gran Guardia si mostrano affiancati – non a caso – due striscioni verticali: a sinistra, quello nero, dell’Anteprima dell’Amarone 2012; a destra, su sfondo giallo, l’altro delle mostre dedicate ai post-impressionisti, Seurat, Van Gogh e Mondrian. “Quadri d’autore nei calici”, titolammo su “Wining” per l’anteprima di quattro anni fa, da buoni profeti e maghi chiaroveggenti. Un segno del destino o,  più semplicemente, la “classe” del “Grande Rosso Veronese”, cioè il principe Amarone, che si conferma nel tempo? L’Amarone, come un’opera d’arte pittorica, è inimitabile: è un vino unico, non copiabile né riproducibile in altre parti del mondo. Anche se tante parti del mondo lo bramano, lo vogliono, desiderano averlo nel calice. Il filo conduttore, il “claim” (ovvero lo slogan) dell’Anteprima 2012 Docg dell’Amarone è stato: “Un assaggio di storia e di eleganza”. E se andiamo a vedere la “fama” tangibile dei grandi vini rossi italiani in giro per il mondo, l’Amarone della Valpolicella è oggi noto quasi quanto il Barolo e il Brunello di Montalcino.

Annata 2012 a quattro stelle
L’unicità dell’Amarone della Valpolicella si fonda su quattro pilastri: vitigni, metodo, sistema di allevamento, territorio. La qualità dell’Amarone 2012 è stata tracciata sapientemente – nel convegno di apertura – da Diego Tomasi, enologo, direttore del CRA di Conegliano Veneto. E’ stata un’annata da classificare – secondo lo stesso Consorzio – a 4 stelle (su un massimo di 5). Cosa significa? “Un’ottima annata, con punte di eccellenza, forza e profondità, pur non presentando la ricchezza aromatica della 2011”. Perché è andata così? La 2012 è stata un’annata difficile ma anche un’annata “capitale” – ha spiegato Tommasi –  perché segnata da un profondo cambiamento climatico. Si è avuta pioggia alternata a stress idrico con una primavera piovosa, poi da giugno ad agosto scarsità di precipitazioni, fra  settembre e ottobre nuovo aumento della piovosità. Risultato: uve non molto zuccherine per l’appassimento con aromi gradevoli di frutta matura, leggere note di confettura e floreali, colore nella media, tannini morbidi e non aggressivi. Nel calice si ottengono degli Amarone in definitiva potenti, maturi, ma allo stesso tempo complessi ed eleganti. Piuttosto marcate le differenze dei fra le diverse vallate del territorio. L’Amarone è ottenuto principalmente dai vitigni Corvina, Corvinone e Rondinella a cui si possono aggiungere Croatina, Oseleta e Molinara in percentuali minori. Alcuni viticoltori hanno riscoperto e utilizzato varietà di vitigni autoctoni quasi scomparse come Oseleta e Spigamonti.

L’Amarone in numeri. Il Canada è il nuovo Eldorado dei mercati esteri
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di Wine Monitor di Nomisma ha dato un po’ di numeri sull’Amarone: il fatturato 2015 si attesta a 345 milioni di euro. Il vigneto Valpolicella vale oggi complessivamente 4 miliardi di euro. Altri numeri: per l’Amarone ci sono 210 imbottigliatori per una produzione di 13,3 milioni di bottiglie che per il 60% vengono esportate. “L’Amarone – aggiunge Christian Marchesini, presidente del Consorzio Valpolicellaoggi è un vino-icona: nonostante la consistente percentuale di alcol è un vino rosso bevibile e seducente”. Si può ben dire: “La sottile seduzione dell’appassimento!”

“Wine Monitor” ha puntato i riflettori sul mercato del Canada, considerato il nuovo Eldorado per le vendite del nobile rosso veronese. L’export mira in particolare agli stati del Quebec e dell’Ontario. Un’indagine statistica ha evidenziato che il 48% dei consumatori canadesi ha viaggiato in Italia e che il 34% ha familiari di origine italiana. L’Amarone è apprezzato in Canada per la sua qualità, perché è un vino corposo, richiama alla mente il Made in Italy, è classico, elegante e rappresenta la tradizione. Da sviluppare meglio, secondo Wine Monitor (e anche secondo noi), il giusto abbinamento cibo-vino per l’Amarone. Anche se, idea non nuova, si può benissimo sorseggiare un calice del grande rosso veronese la sera, dopo cena, davanti al caminetto, quasi come fosse un vino da meditazione.

Per le aziende, i mercati sui quali vale la pena investire nella promozione dell’Amarone (e quindi sui quali si intravvedono prospettive di crescita) sono nell’ordine: Stati Uniti, Cina, Russia e Canada. Se aggiungiamo i paesi del Nord Europa (Regno Unito incluso) all’export è destinato il 60% della produzione del grande rosso veronese. Perché questa predilezione per l’estero? Semplice. Perché buona parte dei produttori sa che sui mercati esteri si riescono a spuntare prezzi più alti del 10% rispetto al mercato interno. Il 18% dell’Amarone prodotto si vende in Germania, il 14% in Svizzera, il 13% in Canada, il 10% negli Stati Uniti. Seguono Danimarca, Svezia e Regno Unito.
Considerazione finale: la stragrande maggioranza dei produttori della Valpolicella si è buttata a capofitto sull’export dimenticandosi (in parte) il mercato nazionale. E questo non è positivo.

Qualità del vino e produttori divisi
Nel virtuoso sistema Amarone non sono tutte rose e fiori. Settantaquattro aziende hanno presentato l’annata 2012 Docg all’Anteprima. Un evento disertato, anche quest’anno, da nomi di spicco (leggi Dal Forno e Quintarelli) e soprattutto dalle dodici aziende che fanno parte delle Famiglie dell’Amarone d’Arte (guidate da Marilisa Allegrini), in polemica ormai da anni con la politica del Consorzio Valpolicella. Una guerra strisciante fra produttori dello stesso vino, di cui abbiamo scritto già su Wining, combattuta, purtroppo, senza esclusione di colpi.

Proprio in concomitanza dell’evento Anteprima, Confcooperative Verona ha ricordato “gli eccezionali standard qualitativi raggiunti dalle Cantine Cooperative di Verona” e che “anche alcune aziende del blasonato gruppo delle Famiglie dell’Amarone d’Arte si affidano a queste realtà per la fornitura di un’importante quota dei loro prodotti a Denominazione Valpolicella imbottigliati. Quota che negli ultimi tre anni – scrive Confcooperative Verona – si è attestata intorno al 26% circa, raggiungendo addirittura il 44% se si considera il solo vino Valpolicella. Questo significa che una bottiglia su quattro dei vini Doc o Docg della Valpolicella è il frutto delle uve raccolte dai soci cooperatori delle Cantine di Verona”.

Non si è fatta attendere la risposta delle “Famiglie”, direttamente dagli Stati Uniti, per voce della presidente Marilisa Allegrini: “All’interno della nostra associazione ci sono aziende che commercializzano solo i vini che provengono dai loro vigneti, ma ce ne sono altre strutturate che acquistano prodotti dal resto del sistema Valpolicella, di cui il mondo cooperativo fa parte, svolgendo un ruolo importante: non ci trovo niente di male dal momento che le regole del mercato libero lo permettono”.
Allegrini ha poi sottolineato che “in una filiera sana c’è spazio per tutti” e che “l’affermazione di Confcooperative Veronesi sia tendenziosa e volta a screditare chi come le Famiglie dell’Amarone d’Arte ha dato un grande contributo a costruire l’immagine positiva di questo territorio”.

E resta ancora in piedi l’azione legale avviata dal Consorzio di tutela dei vini Valpolicella – su input del Ministero delle Politiche Agricole – finalizzata a impedire l’uso del termine “Amarone” all’interno del nome dell’associazione “Famiglie dell’Amarone d’Arte” perché, ha spiegato Christian Marchesini a Wining, la denominazione “Amarone” risulta protetta dall’Unione Europea e può essere solo abbinata al termine Valpolicella”. Sulla querelle è atteso il giudizio del Tribunale delle Imprese di Venezia.

In conclusione, le divisioni non risultano mai positive per l’immagine complessiva dell’Amarone, sia in Italia che all’estero. Il vino, in sé, dovrebbe essere simbolo di convivialità. Siamo in attesa di segnali di pace…

www.consorziovalpolicella.it

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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