di Michela Pierallini

amarone5-pronta-a-scrivereSono partita rilassata, curiosa ed eccitata. Sono tornata elettrizzata, soddisfatta e immensamente ricca. Niente vincite al lotto, cosa vi viene in mente? La mia ricchezza, molto più profonda, è fatta di incontri inaspettati, di sorrisi genuini, di racconti appassionati e di grandi vini. L’Anteprima Amarone 2008 mi ha regalato tutto questo, oggi, nel Palazzo della Gran Guardia in Piazza Brà, a Verona. Due ore di autostrada piacevoli, con il sole, la musica di Michael Nyman e poco traffico. Entro nello splendido palazzo del 1800 molto emozionata e salgo con lentezza, passo dopo passo, la lunga scalinata bianca che mi trovo davanti e che porta alla conferenza stampa e, avanzando ancora qualche metro, alla mostra “Il Settecento a Verona: Tiepolo, Cignaroli e Rotari”. Sono in perfetto orario! Osservo dalla porta tutto il fermento che c’è in sala e cerco con lo sguardo qualche volto conosciuto, ma senza risultato. Decido quindi di sedermi in terza fila al terzo posto e mi trovo accanto ad un signore distinto, con il sorriso negli occhi e lo sguardo birichino. Mi presento subito a quello che sarà il mio compagno di degustazione per tutta la giornata, Ferdinando Cossio. Nel frattempo si abbassano le luci in sala, i fotografi sono in posizione e i relatori pronti davanti al microfono. Emilio Pedron, presidente del Consorzio della Valpolicella, apre la conferenza con il ricordo di Giuseppe Quintarelli, morto pochi giorni fa, considerato uno dei padri dell’Amarone. Seguono le dovute considerazioni sull’annata 2008 e sull’importante posizione che questo grande vino ha conquistato nel mercato.

Inevitabile una riflessione sui produttori assenti, poco disponibili a fare gioco di squadra, pronti ad anteporre il bene della propria azienda a quello del territorio. Pedron manifesta preoccupazione nel mantenere il successo dell’Amarone, queste le sue parole:
“Non è facile, quando si tratta di portare avanti un marchio collettivo formato da realtà aziendali molto diverse fra loro. Perciò il consorzio ha iniziato un’importante discussione per trovare una soluzione che metta tutti d’accordo. Una base salda può superare l’attacco di agenti esterni, una base debole rischia lo sgretolamento”.
Eugenio Pomarici, dell’università di Napoli, espone la ricerca che verrà realizzata sul fenomeno Amarone: “Studiando la situazione attuale si generano idee utili per il futuro e si hanno spunti per fare un’autodiagnosi e migliorare”. Daniele Accordini spiega poi l’annata 2008, iniziata con difficoltà a causa della pioggia, ma conclusa con soddisfazione grazie soprattutto alla competenza dei produttori. “Il fattore territorio esce – dice Accordini –  ogni vallata ha la sua personalità. I vini presentano caratteristiche organolettiche differenti e significative, riconoscibili nel confronto attento e accurato. In conclusione il 2008 si rivela un’annata molto buona con punte di ottimo/eccellente”.
Siamo ai saluti, pronti ad alzarci, quando l’attenzione è catturata da un signore sulla settantina, che attraversa tutta la sala per portare il suo messaggio. Non si presenta e anche il moderatore, il “gastronauta” Davide Paolini, non sa chi sia. L’imbarazzo é presto interrotto da quelle enfatiche parole che escono con decisione e che all’istante mi commuovono. “Ognuno di noi porterà nel cuore quello che ha creato. Lo sviluppo del territorio e la difesa del prodotto nascono dall’interno e solo se siamo solidali possiamo essere forti”. Quest’uomo è Antonio Cramer, responsabile regionale degli Ispettorati Agrari negli anni ‘70, è un “pezzo di storia” che ci mette in guardia dal commettere ripetutamente gli stessi errori.

Basta lacrime e commozione! Si inizi la degustazione! Questa volta la scalinata la scendo di corsa, due scalini per volta, perché non vedo l’ora di cominciare. Inizio con l‘Amarone di Zeni, nel territorio di Sant’Ambrogio. Al naso conquista, è caldo e fruttato. In bocca c’è una buona ciliegia, qualche spezia e una leggera acidità. Ottimo compagno di fiorentine sulla brace, direi. Mi sposto nella zona di Marano di Valpolicella. Silvia, dell’azienda Le Bignele, mi presenta il suo vino. È giovane, erbaceo, mi fa venire in mente un campo da golf dove stanno tagliando l’erba. In bocca è morbido, delicato ed ha una buona persistenza. Un vino che potrei bere anche fuori pasto. Sono nella zona di Fumane con Valentina Cubi, dell’omonima azienda. Il suo Amarone necessita ancora di un po’ di tempo, verrà presentato al Vinitaly 2013. Al naso è caldo, alcolico. In bocca asprognolo (concedetemi il termine toscano) e con tannini erbacei.

Resto nel territorio per bere l’Acinatico, prodotto da Stefano Accordini. Qui sussulto e mi emoziono! Al naso confettura di ciliegia, marmellata di marasca, cachi stramaturi, lamponi. In bocca mantiene il fruttato e si arricchisce di spezie, legno tostato, liquirizia ed altro ancora. È ricco, intenso e persistente. Chiudo gli occhi e mi trovo in mezzo ad un bosco di castagni, al tramonto. Sento l’acqua di un ruscello in lontananza e il fruscio delle foglie poco mosse dal vento. Ha buone potenzialità, è potente e corposo. Scatta la domanda al produttore: “Questo vino ti assomiglia?” Stefano è un uomo forte, caparbio, che ha giocato a rugby per vent’anni. Si conferma la mia idea di somiglianza tra il vino e colui che lo produce.

Torno nella zona di Marano attirata da Cuslanus, uno dei due amaroni prodotti da Albino Armani. È un vino impegnativo, dà profumi complessi al naso, dolcezza e morbidezza in bocca. Persistente, con un tannino importante ma non fastidioso. È ancora in botte ed entrerà in commercio nel 2013. L’altro amarone è più elegante, tecnicamente perfetto, ben fatto. Siamo ancora nella zona di Marano con l’Amarone di Ca’ la Bionda che uscirà a settembre del 2012. I presupposti per una buona annata ci sono tutti. Ben strutturato, dolcezza, acidità e tannino in equilibrio.

Un piccolo passo e mi trovo davanti a Le Marognole, di Fabio Corsi, proprietario ed enologo. I vigneti si trovano su terrazze dette marogne, da qui il nome dell’azienda. Avvicino il mio calice per la mia “dose” di Amarone. Mi soffermo poco sui profumi perché quando lo avvicino al naso ho un’immediata voglia di berlo. Wow! Vado in estasi, un colpo di fulmine, un vino che tocca le mie corde facendole vibrare. È diretto, deciso, ha carattere e una spiccata personalità. Mi avvolge con sentori di ciliegia, frutti rossi e una dolcezza inesistente che a me piace. È il mio amante focoso, quello che mi apre lo sportello dell’auto per farmi salire e sa dove portarmi senza chiedere. Difficile proseguire la degustazione dopo un’emozione così intensa.

Mi addentro in Valpantena e mi fermo da Zecchini, attratta da un simbolo, logo aziendale, al quale é stato attribuito il significato di Sciamano. L’Amarone ha profumi freschi e giovani, quasi erbacei e floreali. In bocca è equilibrato e ben fatto con un buon tannino. La sosta per oltre due anni in barrique nuove lo arricchisce di legno tostato, eccessivo per il mio palato. Deludente l’Amarone della Cantina Sociale della Valpantena, chiuso al naso e polveroso ed amarognolo in bocca.

Cammina cammina mi trovo nelle valli orientali e, per la prima volta, dopo una giornata col sorriso sulle labbra ho una smorfia di disappunto. Sono molti i visitatori e gli appassionati presenti all’anteprima ed è inevitabile trovarsi a fare i conti con profumi dolci femminili che coprono qualsiasi altro odore nel raggio di almeno 5 metri e dopobarba secchi e pungenti che ti si infilano nelle narici senza pudore. Faccio finta di essere sola e mi concentro sull’Amarone di Soraighe by Bennati. Al naso mi piace, è in bottiglia da Natale e ha fatto due anni tra botte grande e barrique. Buona acidità e tannini in ottimo equilibrio, elegante, diplomatico e piacevole. Spicca la ciliegia razza mora, tipica di queste zone.

Ora ho fra le mani il Campo Leon di Latium Morini. Al naso un bel profumo floreale e balsamico, in bocca è robusto, profondo e tannico ma andrà ad ammorbidirsi. Chiudo gli occhi, come sempre quando entro in empatia con un vino, e mi trovo nella grande sala di un castello medievale. I muri in pietra, due caminetti accesi ai lati della stanza, tende scure e damascate, quadri, armi e dipinti alle pareti. La tavola è imbandita, la musica soave, i bicchieri sono pieni, iniziano le danze. Ferdinando mi prende per il braccio e mi ricorda che ci sono ancora molti vini da incontrare.

Colpita dal sorriso fresco e dallo sguardo luminoso di Camilla Rossi Chauvenet mi avvicino a Massimago 1.8.8.3. Un’azienda tutta al femminile dove si respira un’aria nuova. Non più il figlio che porta avanti una tradizione consolidata negli anni, ma una ragazza giovane che dà vita alla tenuta di famiglia creando la sua azienda con idee nuove e brillanti. Lo sapevo! Il suo Amarone mi piace. Al naso è caldo con profumi di confettura e spezie, in bocca è morbido con una bella personalità e una buona persistenza. Lascia un ottimo ricordo. Chiudo gli occhi e sono in una baita di montagna, le pareti in legno chiaro, tappeti morbidi e candidi qua e là. Scosto la tendina in organza e guardo fuori. Siamo in primavera appena cominciata, c’è ancora qualche sprazzo di neve sui prati e sui Prunus in fiore.

Lascio la baita per andare da Roccolo Grassi e conoscere il suo Amarone che sarà pronto a fine anno. Ottimi presupposti, potente, intenso e scontroso. Il tannino, che ora appare eccessivamente duro, migliorerà e sarà di supporto al vino pronto per affrontare gli anni a venire. Dalla Valpantena alla Valle di Negrar il passo è breve. L’Amarone di Sartori attualmente è in botte, sosterà ancora un anno quindi trascorrerà sei mesi in bottiglia. Al naso balsamico fresco e fruttato, in bocca strutturato, un po’ slegato ma avrà tempo di equilibrarsi. Sarà un bel vino.
Sono sulla via del ritorno e mi fermo da Marco Speri, titolare della nuova azienda Secondo Marco. Il suo Amarone é ancora in botte grande e ci starà per 6/7 mesi, poi farà ancora sei mesi in bottiglia. Al naso balsamico e floreale, profumi di ciliegia. In bocca è penetrante, ha una bella struttura e …faccio un salto! Ma cosa c’è nel vino che mi tocca emozionalmente e mi fa sobbalzare? Non lo so, però mi piace.

Quando mi trovo a tu per tu con un vino così, sono automatiche le domande al titolare. Mi intriga da sempre la relazione tra la personalità del produttore e il carattere del suo vino. Non si può sbagliare. Marco ha 43 anni, si è staccato dall’azienda di famiglia per seguire il suo intuito e assecondare i propri desideri, da qui il nome dell’azienda. Gli chiedo anche il segno zodiacale perché sono appassionata di astrologia vedica, ma a voi non lo rivelo… Prendo nota di una frase che lui dice: “Cerco di non abituarmi al difetto. Il mio vino non è buono a prescindere, lo confronto per imparare e migliorare”. Adoro la similitudine alla vita. Se mi metto in dubbio e in discussione, se sono in grado di allargare i miei orizzonti, non dirò più: Sono fatto così, prendere o lasciare ma, al contrario, mi impegnerò ad essere migliore”.
Una giornata che mi ha lasciato il segno e mi ha arricchita. Salgo in macchina, do il “la” a Michael Nyman e sorrido.
Come dico sempre, i vini vanno bevuti e non raccontati.

link di approfondimento: www.consorziovalpolicella.it

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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