di Sara Vani

Diciamolo, io al ProWein sono una privilegiata, ho dei compagni di avventura d’eccezione: Alessandro Scorsone, che non ha bisogno di presentazioni, in Germania per comunicare i vini italiani con la sua riconosciuta professionalità e l’attenzione costante al lavoro delle aziende, che da sempre lo fa amare dai produttori che incontra, e Sofia Darè Biancolin, Presidente della DE.S.A., Deutschland Sommelier Association, che lavora sapientemente, con grande competenza e passione, per diffondere la cultura della qualità in Germania, in particolar modo promuovendo i vini  italiani attraverso attività didattiche, eventi ed iniziative su tutto il territorio tedesco, sempre con grande successo. Insieme a loro seguo un’interessante degustazione dei prodotti della nuova Doc Venezia, presentata proprio da Sofia Biancolin e guidata da Alessandro Scorsone con l’ausilio della brava Sira Da Val Franco, sommelier e Vicepresidente della DE.S.A., interprete per l’occasione. prowein-11
Ho anche il piacere di essere ospite presso gli Stand della Regione Puglia dove assaggiamo i vini salentini dell’Azienda Vinicola  Palamà, di Cutrofiano (Lecce), mentre al momento del bisogno, ovvero necessità di mangiare qualcosa per proseguire senza problemi  nelle degustazioni del pomeriggio, eccomi  rifocillata dall’Azienda di Enio Ottaviani, di San Giovanni in Marignano (RN). Davide Lorenzi ci ha accolto con la premura e l’allegria che solo i romagnoli sanno offrire. Il suo stand, che si avvale dell’ausilio di un cuoco (romagnolo anch’egli, ovviamente) è sempre pieno di gente che sorride, prima alla vista dell’omino di sughero un po’ alticcio che ci dà la schiena all’ingresso…poi per l’assaggio del cibo e ovviamente dei vini:  non filtrati, di bella struttura e decisamente espressivi.
Tra un produttore italiano e l’altro, trovo il modo di fare un giro in ottima compagnia in Germania  (nel Padiglione dedicato, ovvio!), dove mi soffermo, tra gli altri, sui vini di Karl Schaefer nella zona di Pfalz e di Grans-Fassian in Mosella: Riesling assolutamente tipici con la loro sapidità e mineralità spiccate, magari ancora un po’ giovani ma con un sorso tagliente e molto secco. Davvero sorprendenti. Solo il tempo per un calice di Champagne al volo ed eccomi nuovamente in Italia.

Come al solito sto girovagando tra uno stand all’altro assetata…di conoscenza e con troppi appuntamenti presi dicendo di sì a tutti gli amici che incontro perché non vorrei rinunciare a nulla, quando vedo un braccio conosciuto che si solleva a chiamarmi da un capannello di gente in piedi intorno ad un tavolino con molti calici, bottiglie passate da una mano all’altra ed un gruppetto di signore dall’aria dolce e determinata al contempo. E’ lo Stand dell’Associazione ALvino Monferrato e Obertenga. Mi accorgo solo adesso che sono in Piemonte e mi avvicino incuriosita: vengo subito rapita dall’affabilità che si respira e dal nome di un vitigno che avevo forse soltanto letto da qualche parte: l’Albarossa. Effettivamente non ne so nulla, non è il momento per fermarmi a lungo ma bastano pochi scambi di battute ed un calice un po’ frettoloso per promettere di tornare, e così sarà. Ci rivediamo un paio di giorni dopo, finalmente con la meritata calma. Si intuisce subito che i produttori riuniti in questa associazione hanno molta voglia di farsi conoscere nella loro realtà territoriale. Questa è stata la molla determinante che li ha spinti a fare squadra, oltre alle innegabili maggiori opportunità derivanti dall’essere un “unicum” sul mercato nazionale ed estero e non molte piccole e piccolissime realtà produttive che difficilmente potrebbero esportare la loro voce. Una “filosofia di squadra” sapientemente spiegata da Maria Giancone, consulente e P.R. dell’associazione, che si occupa in particolar modo dell’organizzazione di eventi e della partecipazione alle fiere come questa.
L’
Associazione ALvino dal gennaio 2011 riunisce 52 Aziende vinicole della provincia di Alessandria: al nord il Monferrato, al sud l’Obertenga. Al ProWein sono presenti in pochi e si siedono insieme a me con lo spirito della riunione tra amici. E’ un piacere enorme ascoltare ancora una volta dei produttori ribadire il concetto vincente: l’unione fa la forza, sempre! Solo così le aziende possono dare maggiore identità e visibilità a un territorio e alla sua produzione autoctona, perché la zona si rafforzerà sostenendo e promuovendo non solo i propri prodotti, ma anche quelli del vignaiolo accanto. Altra bella testimonianza di una solidarietà collaborativa che fa bene al mondo del vino.
Stefania Carrea, dell’Azienda Molinetto Carrea, orgogliosamente mi dice che si è fatta conoscere con un solo prodotto, il Gavi. La sua è un’azienda molto giovane: possiede 10 ettari tutti impiantati a Cortese, rilevati dopo la scomparsa del padre che, pur vendendo ad altri l’uva, curava le vigne con immensa dedizione, come fossero sue creature. Franco Ivaldi, dell’omonima azienda situata a Caranzano di Cassine (AL), nell’alto Monferrato – che non ci inganni, si trova nel sud della provincia, nella zona prossima agli Appennini! – e Michela Marenco, titolare dell’omonima Azienda a Strevi, zona vocata per il Moscato, mi raccontano della loro sfida: produrre l’Albarossa. Diciamolo, non è nota ai più e se qualcuno ne ha sentito parlare la confonde spesso con un vino “tagliato”,  ignorando (ci sono anch’io tra gli ignoranti!) che sia invece un vitigno relativamente nuovo, dato che soltanto nel 2004 nascevano i primi impianti di questa varietà geneticamente incrociata in pianta tra Nebbiolo e Barbera. L’incrocio è stato sperimentato nel 1938 dal professor Dalmasso e nel tempo portato avanti dal Centro Sperimentale Vitivinicolo della Regione Piemonte “Tenuta Cannona”. Il miglior impianto tra quelli sperimentati è stato autorizzato dalla Regione solo una decina di anni fa. Mi racconta Michela Marenco: “Alla prima presentazione al Salone del Gusto di Torino, nel 2004, un funzionario della Regione chiese se l’Albarossa potesse essere considerato un vero vitigno piemontese autoctono e la risposta affermativa arrivò dai produttori..ovvio, la mamma e il papà sono piemontesi!”. E’ un’uva dall’acino piccolissimo, “tutta buccia”. I vignaioli alessandrini che raccolgono la sfida ci hanno creduto molto; iniziano a impiantare e a vinificare con la Doc Monferrato Rosso, mentre due anni fa nasce la nuova Doc Piemonte Albarossa.

Franco Ivaldi  è stato uno dei primi a vinificarla. Degustiamo il 2009 ed il 2008. Il 2009 ha fatto solo acciaio, con poca permanenza sulle bucce per evitare un sovraccarico di colore. E’ brillante nel calice, con una bella trasparenza di fondo e poi concentrato e carico al centro. Al naso sono immediatamente riconoscibili una nota di frutti rossi ed una nota vegetale che ritroveremo poi in tutti gli assaggi per essere caratterizzanti del vitigno. Il sorso, ancora giovane, è fresco, dall’acidità prepotente. Il 2008 passa un anno in botte (è una prova tecnica), il colore è più carico, di un bel rubino brillante, caratteristico del vitigno. Al naso somiglia molto al 2009, con predominanza di frutta rossa e nota vegetale. All’assaggio ecco il tannino che lo dinamizza, un sorso sapido in alternanza con la dolcezza del frutto.
Ho avuto il piacere di incontrare due giorni prima Renata Cellerino, ora assente, titolare di Villa Felice a Cassine altra azienda produttrice di Albarossa. E insieme ai suoi colleghi degustiamo il Foglio 16 2009, dal colore molto intenso e carico, con sentori al naso tipici del vitigno. Il suo vino, che permane 18 mesi in botte di rovere, alla beva regala un piacevole freschezza ma andrà atteso un po’ prima di avere la giusta soddisfazione, il legno non sembra ancora del tutto digerito.
Michela Marenco mi spiega che sua sorella Patrizia faceva parte del panel di degustazione della Cannona durante le sperimentazioni dell’Albarossa. La sua azienda opera con metodi da agricoltura sostenibile, anche se non è non certificata biologica. Il suo Red Sunrise 2008 è davvero intenso e, a differenza degli altri, ha un naso molto floreale di violetta e rosa, pur conservando il tratto vegetale tipico di fondo. E’ vinificato assemblando una parte di acciaio e una di botte: il sorso è sapido e dinamico grazie alla presenza di un gradevole tannino. Morbidezza e facilità di beva mi sorprendono piacevolmente.
Non poteva nascere che qui l’Albarossa, a completamento dell’offerta di questo territorio, noto specialmente per i suoi vitigni aromatici e senza vini di importante struttura anche se vitigni storici del Monferrato, quali il Timorasso e il Caricalasino, stanno ora riscuotendo un rinnovato successo di pubblico. E’ una zona che ha una grande storia alle spalle, ricca di vigne ed estremamente diversa dal resto del Piemonte, che ha voluto cimentarsi con un progetto interessante: un vino che aspira ad essere una sorpresa per longevità. Intanto per me è stato un onore averlo conosciuto.

Gli altri due reportage di Sara Vani dal ProWein:

http://www.wining.it/it/events/356-e-zeni-riscopre-la-rossara-antico-vitigno-rotaliano.html

http://www.wining.it/it/wines-a-wineries/354-negro.html

Links:

www.doc-venezia.it/
www.enioottaviani.it
www.al-vino.it
www.molinettocarrea.it
www.francoivaldi.com
www.marencovini.com
www.villafelice.it  

 

 

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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