di Giorgia Costa (da Santa Cruz de Tenerife)

tenerife1-04“Il viaggio è un sentimento, non soltanto un fatto” scriveva Mario Soldati scrittore, giornalista, regista cinematografo del Novecento. Ideatore del “reportage enogastronomico” negli anni ’50. Non avrei potuto trovare citazione o metafora più opportuna al mio essere, al mio stile di vita, al mio primo articolo su Wining! C’è chi viaggia per lavoro, per diletto, rilassandosi o macinando km. Chi viaggia in treno, in aereo, con la mente, con lo spirito. Io non riesco a contenermi in uno di questi, dei tanti “raccoglitori”, io sono, me li sento, mi ci sento in tutti.
Adoro viaggiare, fotografare, leggere, sciare, degustare vini e ovviamente, scrivere. Comune denominatore a tutto ciò, la curiosità, la voglia di vedere, osservare, sentire con l’olfatto, il gusto, l’anima tutto ciò che di nuovo posso, riesco a cogliere. Mi emoziono al gate attendendo la chiamata del volo, allo scatto della macchina fotografica, quando leggendo riesco a lasciarmi trasportate nel racconto. Quando sciando, il vento mi accarezza il viso. Quando con la semplice, ingenua curiosità avvicino il naso al bicchiere di vino e riconoscendone i profumi li associo ad una scena già vissuta. Mi emoziono sempre, quando rileggo ciò che scrivo con il cuore.
Due settimane fa degli amici mi chiedono se li voglio raggiungere in vacanza alle Canarie, a Tenerife. Non sono mai stata particolarmente attratta da quell’arcipelago Spagnolo, più vicino all’Africa che alla penisola Iberica. Ogni occasione è però buona. Week end lungo, ferie accumulate, voglia di sole, isola vulcanica (… penso subito al vino), compagnia. Gli ingredienti ci sono tutti, cerco un low cost flight e sono già in volo. 
Mi documento un po’, non troppo sinceramente. La mia curiosità si deve soddisfare a fuoco lento. Quindi parto, convinta di soli tre dati fissi: temperatura media di 23°, 300 giorni di sole all’anno e ben 191 aziende vitivinicole dislocate in 5 denominazioni.

Arrivo e capisco subito che qualcosa non quadra: alcuni grigi nuvoloni sopra l’isola. Non è possibile, mi dico. Cade un mito. Cerco di far trascorrere le prime ore nel Sud dell’isola tra Playa de Las Americas e Los Cristianos, due piccole Las Vegas. L’abuso edilizio e l’eccessivo affollamento di turisti e negozi di qualsiasi tipo limitano la mia capacità di apprezzamento del loco: a nulla possono le numerose palme, il mio naso è chiuso, l’obiettivo della mia camera pure, la mia testa non riesce ad evadere.
Come spesso succede, le cose nascono per caso. In una giornata decisamente uggiosa, dopo essermi fermata a visitare la Basilica a Candelaria consacrata a Santuario nel 1959 e dedicata a Nostra Signora della Candelaria, patrona delle Canarie, decido di raggiungere la capitale: Santa Cruz de Tenerife. Dall’auto la città mi attira per le sue vie pedonali che scintillano di tapas&wine e tipici ristorantini. Parcheggio a Plaza Espana sede del potere civile e cuore pulsante della vita sociale. Passeggio e subito vengo attirata da una glacette traboccante di bottiglie di vino locale, posta su un bancone di legno, poco curato, ma gremito di piatti con cibi semplici ed accattivanti. Mi guardo attorno: zero turisti.
Mi convince la gastronomia adiacente. Incuriosita entro e mi soffermo ad ammirare il pesce fresco sul banco e le bottiglie di vino sulla scaffalatura. German coglie lo sguardo e mi invita ad assaggiare il “Flor de Chasna Tinto”: vino naturalmente dolce, mi dice, un blend (40% Listan Negro, 30% Tempranillo, 30% Syrah) ottenuto da uve site ad un’altitudine di 800 mt. Denominazione Abona. Rosso scuro dai riflessi violacei, simile ad un Recioto della Valpolicella, non nella concentrazione, ma nei profumi intensi di frutta rossa matura. La mia bocca lo trova perfettamente corrispondente al naso, mi rimane gradevole e persistente. Chiude asciutto per nulla stucchevole. Guardo la retro etichetta e mi accorgo dei 15% alcool. Ottima acidità però! Capisco che German è il mio uomo… bé almeno quello che mi avrebbe indirizzata nella scelta del pranzo! Decido quindi di fermarmi nella sua Taberna El Cambullon un vero viavai di persone 100% autoctoni! Mi lascio deliziare da alcune tapas: melanzane fritte con miele, crocchette ripiene di formaggio fuso e jamon iberico. Chiedo di assaggiare il vino che loro bevono solitamente come aperitivo. Mi sorride e mi dice: un vino afrutado?! Si perché più che il vino seco o semiseco, loro, preferiscono i vini “fruttati”, semidolci. Mi spiega: “Sai, la gente non ha una grande cultura del vino qui. Ci sono sì, molte aziende, ma poche sono quelle ben organizzate e che meritano veramente”.
La mia mente si accende, la mia curiosità si desta. Scopo della vacanza: piano B, itinerario enoturistico!
Nel mentre la mia testa è già in partenza per un altro viaggio, si, come le scatole cinesi: il viaggio nel viaggio, vengo interrotta dall’arrivo del calice di vino blanco, afrutado e semidulce, D.O. Abona “Vina Arese”, cosecha (annata) 2012. Colore giallo paglierino carico, naso decisamente fruttato, mi ricorda il Moscato. In bocca si sentono la pesca, il mango, la frutta tropicale. tenerife1-06Esuberante direi, sarà forse anche per la bottiglia ed etichetta di colore blu che mi fa essere speranzosa sul cielo azzurro del giorno seguente. Non lo trovo in sintonia con il mio antipasto e decido quindi di concentrarmi sulla scelta del secondo calice: un vino Canariano sì, ma seco. Tutto fiero, German arriva con “Diego Seco” V.C.P.R.D. Bodega Los Bermejos di Lanzarote, ecologico (il nostro biologico certificato), 2012, 13,5% alcol. Da uva “Diego”, si chiama anche Bujariego, Verijadiego o Vijariego. E’ una cultivar tardiva che si raccoglie a metà Settembre. Nettamente differente dall’altro, questo si rivela nella sua decisa mineralità, con note di pietra focaia. Elegante al naso, lascia la bocca delicatamente salata. Vulcanicamente composto. Immagino il suolo nero e lunare di Lanzarote, immagino la più grande eruzione delle Canarie, quella del Settembre 1730 quando la terra di Timanfaya si aprì.  Perfetto per il mio delizievole assaggio di bacalao con salsa di olive nere e tuna su letto di pomodorini. Chiudo il pranzo con una piccola ma variegata selezione di queso, formaggi di media stagionatura. Il pane mi tradisce: così soffice all’interno e croccante nella crosta. Non resisto, è tutto uno spizzicare.
Il tempo passa e mi rendo conto che sono già le cinque del pomeriggio: come un pranzo Natalizio. Ebbene sì, sono rimasta seduta ben 4 ore!
Saluto German e decido di passeggiare tra le vie del centro. Mi ritrovo subito nella parte vecchia della città. Si respira l’aria coloniale, “retrò”, con l’Iglesia de Nuestra Señora de la Concepción, la più vecchia chiesa della città, considerata la principale. Sita nell’ononima Plaza attorno alla quale si trovano fervidi ristorantini, e wine-bars sicuramente cuore della movida.
Decido di rientrare ma non posso fare a meno di fermarmi a Los Ambrigos, a sud est dell’isola. Piccolo e tipico paesino di pescatori, segnalatomi da varie persone per la qualità del pesce e l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Percorro la breve discesa verso il porto: 10 case di cui 5 ristoranti. Destinazione: ristorante “La Scarpetta”. Vengo subito distratta dallo schiamazzo in un locale fronte mare. Guardo il nome, è lui! Entro e vengo subito bloccata da Matteo, barese che vive là da 25 anni. “Locale pieno” mi dice, “non voglio turisti”. Lo conquisto con un sorriso e poco dopo mi ritrovo seduta. Mi lascio deliziare da granchio ed avocado e capesante su insalatina d’arance. Chiudo con una crema di mascarpone e cioccolato. Tutto eccellente! Pure la cuenta: 30 € acqua e vino compresi.
(fine prima parte – continua) qui la seconda parte

I locali visitati a Santa Cruz de Tenerife:
Taberna El Cambullon – C/San Josè, 2 – Santa Cruz de Tenerife (Spagna) tabernaelcambullon@hotmail.com 
La Scarpetta –  La Marina 26, 38639 Los Abrigos, Tenerife (Spagna) Tel  +34 922 749 792