di Manuela Zanni
Nel settore vitivinicolo l’attività di ricerca e sperimentazione non finisce mai di sorprendere. Se da una parte, infatti, si assiste alla sempre crescente voglia da parte di enologi e produttori di migliorare i vitigni autoctoni più rappresentativi della nostra isola, quali Grillo e Nero d’Avola, solo per citarne alcuni, dall’altra c’è una altrettanto fervida attività che conduce gli addetti ai lavori ad investire tempo ed energia nella ricerca di vitigni autoctoni minori e nella sperimentazione dei vini da essi provenienti. I risultati? Davvero interessanti.

E’ stato proprio in nome della ricerca e sperimentazione che è stato possibile conoscere ben sei tipologie di vino provenienti da altrettanti vitigni sconosciuti in occasione della degustazione organizzata il 31 maggio scorso presso la wineroom del Marina di Petrolo Hotel & Spa di  Castellammare del Golfo in provincia di Trapani.

La degustazione dei vini sperimentali è stata condotta  dal dirigente dell’Istituto Regionale Vini e Oli (Irvo) di Sicilia, Antonio Sparacio coadiuvato dall’enologo Salvatore Sparla che hanno illustrato le caratteristiche organolettiche di ciascun vino. Scopo della degustazione è stato divulgare agli operatori di settore i risultati dei primi “esperimenti” effettuati su alcuni vigneti sperimentali ipotizzandone rosee prospettive future e, a giudicare dai primi risultati ottenuti,  non possiamo che essere concordi.
Si tratta di un interessante progetto realizzato dall’Irvo su alcune particelle del fondo “Verbumcaudo”, un vigneto sperimentale, nel territorio di Polizzi Generosa, nel cuore delle Madonie, in provincia di Palermo, confiscato alla mafia e assegnato al patrimonio della Regione Siciliana e intitolato a Placido Rizzotto, destinato a “Banca del germoplasma viticolo siciliano”, dove sono state  impiantate  più di trenta varietà di vite minori o in via di scomparsa, recuperate  dal Dipartimento Regionale dell’Agricoltura.
“Si tratta di minivinificazioni  che rappresentano un’attività sperimentale che sta dando risultati importanti ed interessanti – ha spiegato Sparacio – . Obiettivo è che questi vitigni possano interessare i produttori siciliani che, magari, in seguito, ne faranno blend destinati alla vendita”.


La degustazione ha riguardato sei vini, di cui un  bianco e cinque  rossi, provenienti da diverse varietà di vitigni autoctoni recuperati e oggetto di sperimentazione.  Quasi tutti i vini degustati hanno evidenziato una piacevolezza al naso accompagnata da una buona godibilità del sorso facendo ipotizzare che in futuro le aziende potranno ampliare la loro offerta di vini provenienti da vitigni autoctoni siciliani.
In particolare  abbiamo  degustato come unico bianco un Catarratto lucido metodo classico 2015 dal colore  oro carico e dal  naso fragrante di crosta di pane. La  bocca  è fresca e sapida dalla grande personalità e persistenza che lo rende piacevolmente riconoscibile.
Cominciando la breve carrellata dei vini rossi abbiamo provato il Lucignola 2018 dal colore rosso cupo e dal naso intrigante con piacevoli note di visciole e sentori balsamici in chiusura. In bocca il sorso è apparso  ancora acerbo ma dalle buone potenzialità di invecchiamento.
A seguire è stata la volta del Bracau 2018 dal colore rubino carico. Il naso, inizialmente un po’ chiuso, si è poi aperto lasciando intravedere sentori di frutti rossi e spezie miste in evoluzione. In bocca il tannino  è astringente, robusto e ben estratto e ne anticipa una buona capacità di invecchiamento.
Terzo vino è stato il Merlese 2018

vitigno ottenuto dall’incrocio fra Sangiovese e Merlot. Il  colore  è rubino profondo e il naso  inizialmente è poco generoso rivelando solo  note lattiche ed erbacee. In bocca il sorso è citrico dalla freschezza sorprendente che rivela grande capacità di invecchiamento. Da riprovare con curiosità tra un paio d’anni.
Per concludere  due  le tipologie di Frappato delle quali  in una è stata applicata la tecnica della defogliatura. Stesso colore rosso rubino intenso, naso e bocca della tipologia defogliata hanno presentato un ventaglio aromatico più ampio e una struttura più complessa motivata probabilmente dall’esposizione degli acini d’uva più diretta agli agenti climatici che ne modificano la struttura regalando, nel caso del sole e quindi di un leggero appassimento in pianta, un residuo zuccherino più elevato regalando una maggiore piacevolezza al sorso che, in entrambi i casi, è caratterizzato da una evidente persistenza.

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L’evento era inserito nell’ambito della due giorni dedicata all’assegnazione del Premio Mediterraneo Packaging, giunto alla settima edizione, il riconoscimento assegnato dalla testata enogastromica on line Egnews-OlioVino&Peperoncino  per l’originalità e l’eleganza delle etichette e bottiglie di vino ed olio delle aziende partecipanti alla gara. Vincitori del premio di quest’anno, proclamati lo scorso Primo Giugno, il Rosso Riserva Doc Sicilia Epicentro dell’azienda Hermes e il Prosecco Doc Spumante Brut Gold dell’azienda Bottega, che hanno ottenuto il Golden Pack per la sezione vini; il Gin Geometrie Cividat dell’azienda Domenis e la Crema di Liquore al Pistacchio verde Dop di Bronte dell’azienda Verdamaro, per la sezione distillati/liquori; l’Olio extravergine dell’azienda Tenuta La Presa e l’Olio extravergine Bellantonio dell’oleificio Mallia per la sezione oli.  Premio Speciale Innovazione  IISS “Mattarella-Dolci”, infine,  è andato all’oleificio Mallia e il Premio Speciale Immagine Coordinata IISS “Mattarella- Dolci” alla Cantina Palmeri.