di Enza Moscaritolo
– È possibile vivere la propria vita come quando si degusta un vino? Usare il linguaggio e gli schemi valutativi per un buon rosso, ad esempio, per cercare un uomo (l’uomo della propria vita)? Forse sì, o almeno ci prova Gilda, la protagonista di “Vino Rosso Tacco 12” (Cairo Editore), il secondo libro di Adua Villa, sommelier e noto volto televisivo.

Gilda è una wine taster in tacchi a spillo, alla ricerca di un compagno DOC, equilibrato, ma corposo, complesso, ma armonico, amabile, ma speziato. Gilda è simpatica, brillante, dotata di una bellezza fuori dal comune, ma anche fragile (come tutte le donne, in fondo) e gira il mondo sulle strade del vino, condividendo dubbi, speranze, consigli con le amiche del cuore, Lara e Adriana. Tra incontri, amori e qualche illusione, la protagonista ci porta alla scoperta dei vini che saziano anima e corpo (e, da esperta del settore, ovviamente quelli più adatti a ogni occasione) insieme all’uomo che potrebbe stregare per sempre il suo cuore.
Come è nata l’idea di “Vino Rosso Tacco 12”?
«Il primo libro che ho scritto è stato “Una sommelier per amica – Come scegliere i vini migliori senza svenarti” (Sonzogno Editore), una sorta di “bignami”, con consigli utili per scegliere il vino giusto per ogni occasione. “Vino Rosso tacco 12” è, invece, un romanzo, un libro diverso dal primo. Ce l’avevo nel cassetto da tempo, e quando l’ho proposto a Cairo Editore ho avuto subito l’ok perché sono rimasti colpiti dalla storia e dal particolare punto di vista offerto. È un romanzo basato su sensazioni e sentimenti che sono i veri protagonisti. Il vino fa da sfondo e da cornice: il mood del vino serve a Gilda per filtrare il mondo e la realtà che la circonda. Tutto per Gilda è classificato e valutato come si fa con un buon vino. Anche la ricerca del suo uomo ideale procede a tratti come si trattasse dei criteri di una degustazione. Tutto è apprezzato poi, grazie ad un linguaggio pop che lo ha candidato tra i libri da leggere sotto l’ombrellone per quest’estate. Sono molto contenta del risultato».

adua_02Come mai, secondo lei, solo adesso l’editoria ha incrementato il numero di pubblicazioni che toccano il mondo del vino?
«Questo romanzo non è autobiografico, la protagonista fa il mio lavoro, ma questa è una scusa per parlare d’altro, per avvicinarsi a questo mondo. In realtà anche se i titoli delle case editrici sono aumentati, spesso si tratta di libri per addetti ai lavori, molti spesso sono autoreferenziali. Qui la cornice del vino serve per mettere a fuoco le relazioni interpersonali. Piace all’estimatore del vino perché in questo romanzo trova spunti interessanti e stimolanti, ma piace anche al neofita che potrebbe avvicinarsi al mondo del vino per vederlo più da vicino».

In tutto il Paese, in realtà, si respira una nuova attenzione al vino, complici anche i programmi televisivi…

«Cibo e vino sono due dei principali simboli del Made in Italy nel mondo che il nostro Paese da alcuni anni ha imparato a valorizzare e a far conoscere, anche per il mercato interno. Era ora che l’Italia si aprisse e scoprisse questa sua sensibilità, così come prendesse coscienza di un patrimonio paesaggistico straordinario che è rappresentato da tutti i vigneti che abbiamo dalle prealpi alla Sicilia. Il vino non è solo il motore della convivialità, ma è anche un fattore importante del Pil agroalimentare: pensiamo, ad esempio, al fatto che il vino è il souvenir preferito quando andiamo in un posto e vogliamo portarci dietro qualcosa di quel pezzetto di terra e di storia. È innegabile che la tv abbia aperto la strada in questo senso, giocando un ruolo cruciale e decisivo, vino e cucina vanno a braccetto e i cuochi sono delle vere e proprie rockstar».

Che cosa ha notato andando in giro per l’Italia per lavoro e per la promozione del suo libro?

«L’Italia gode di un’ottima reputazione nel mondo grazie ad una crescita significativa della qualità della produzione. Ad esempio, in Brasile amano molto le bollicine perché si avvicinano in un certo qual modo alla birra che amano molto più del vino a quelle latitudini. Il prosecco è un must ormai e ha acquisito una straordinaria notorietà a livello internazionale anche per celebrare i momenti importanti e sottolineare l’ufficialità di certe cerimonie. Il Canada è un mercato importantissimo per noi, acquista per il 50% vini italiani come il Nero d’Avola, il Soave, il Montepulciano (che per me che sono abruzzese ha un posto speciale) perché sono apprezzati anche nella quotidianità. Oggi per fortuna il vino è un prodotto che comincia ad essere apprezzato dagli under 30 e molte aziende italiane sono guidate da giovani imprenditori, che stanno cambiando l’ottica che fino a questo momento hanno avuto i loro padri e l’approccio al mercato. La visita allo scorso Vinitaly mi ha confermato proprio questa tendenza e non può che farmi piacere perché significa che abbiamo una marcia in più per far crescere sempre di più il comparto».

E i suoi vini preferiti? Quelli che non mancano mai a casa sua?

«Nel mio frigo non possono mancare mai le bollicine. Anche se il frigo è semivuoto, il reparto delle bottiglie è sempre occupato da una triade delle meraviglie, un prosecco DOC, un Trento DOC e un Franciacorta che per me sono nella top ten».
Instagram Challenge con gli hashtag #vinopop #vinorossotacco12 per interpretare il vino nelle situazioni più disparate