Se n’è andato in silenzio, com’era nel suo stile. La sua epopea ha attraversato due secoli di storia e diverse dominazioni. Livio Felluga si è spento all’età di 102 anni nella sua casa di Brazzano di Cormons (Gorizia), circondato dall’affetto della moglie Bruna, dei figli Aldo, Elda, Filippo e Maurizio, del fratello Marco, dei nipoti. La morte è avvenuta nella notte fra il 22 e il 23 dicembre, ma la notizia è stata tenuta riservata e diffusa solo dopo i funerali, celebrati in forma privata nell’abbazia di Rosazzo.

Era nato a Isola d’Istria nel 1914, da famiglia di viticoltori. E’ stato uno dei grandi del vino italiano, noto come il “patriarca dei produttori friulani”. Legatissimo alla sua terra, era riuscito a valorizzare e a far conoscere in tutto il mondo soprattutto i vini del proprio territorio: il Collio.

Ricordiamo tutti le etichette della sua azienda che riportano la carta geografica del Collio, quasi a voler sottolineare la provenienza certa dei vini. Vini di grande qualità che hanno fatto la storia enologica della regione, rivalutando principalmente gli autoctoni, quali la Malvasia, il Tocai, la Ribolla, il Refosco, utilizzando anche tecniche innovative di coltivazione delle viti. Una sfida vinta da Felluga anche quando le campagne – nell’epoca del boom economico – andavano spopolandosi.

Nel 2009 è stato insignito ad Udine della laurea honoris causa in enologia e nel 2015, a Verona, ha ricevuto il premio internazionale del Vinitaly.

La sua opera, la sua lungimiranza, mancheranno certamente a tutto il mondo del vino italiano.