(U.G.) Caro Giacomo, ti ho visto per l’ultima volta lo scorso 21 aprile, a Sciacca, nel corso dell’inaugurazione di Sicilia en primeur. Come in altre occasioni, non hai voluto mancare all’annuale e fondamentale appuntamento del vino siciliano che si presenta e si apre al mondo. Perché, caro Giacomo, tu eri (e rimani) sempre la faccia perbene, onesta e sorridente del vino siciliano, il grande precursore e innovatore, colui che ha saputo vedere prima più lontano degli altri.

Volevi, in particolare, che tutti i colleghi viticoltori siciliani andassero avanti, uniti, compatti, in un bel gioco di squadra, facendo sempre in modo però che, ad apparire in prima fila, fossero gli altri. Tu eri modesto, intelligente, bravo, e decidevi di dar spazio ai colleghi, ben sapendo di essere tu il primo della classe.

Ho ancora nitido il ricordo del primo incontro, ai magazzini generali di Verona, 14 o 15 anni fa, in una serata del periodo Vinitaly: Donnafugata presentava i vini nell’ambito di un cocktail party organizzato insieme ad altre aziende di diverse parti d’Italia. Un evento, immerso in un’atmosfera da night club, che avevi voluto dedicare in particolare ai giovani, per avvicinarli al mondo del vino. Ed è in quell’occasione – grazie a te – che ho conosciuto per la prima volta l’austero e raffinato rosso “Mille e una notte” e il Ben Ryè, l’emozionante passito di Pantelleria. Erano (e sono) i due gioielli di casa Donnafugata che mi hai voluto presentare  e raccontare personalmente, raccontandomi gli aromi scovati nel calice e spiegandomi, con pazienza, l’uso dei legni, le tecniche di vinificazione e di appassimento. E io, ancora inesperto di questioni enologiche, rimasi talmente affascinato e  rapito che capii subito in un lampo: quel mondo bellissimo doveva essere il mio mondo, ci dovevo entrare anch’io. Poi mi hai presentato gli altri due gioielli di famiglia: Josè e Antonio, i tuoi figli che ho rivisto in molteplici occasioni, a rappresentare più che degnamente l’idea di Donnafugata in Italia e nel mondo. Da lassù potrai sorridere tranquillo: sono bravissimi e la tua azienda è davvero in ottime mani.

Nel 1983 hai fondato, con tua moglie Gabriella Anca, l’azienda Donnafugata, proseguendo una storia nel vino di famiglia lunga cinque generazioni. Personaggio di vivace creatività, propulsivo, di larghe vedute – caro Giacomo – hai intuito e inventato tante cose prima degli altri, come per esempio la vendemmia notturna che a Donnafugata si è trasformata in un evento ogni anno sempre diverso. Sei sempre stato protagonista, impegnato per migliorare la qualità e l’immagine del vino siciliano in tutto il mondo. Dal 2006 sei stato nominato cavaliere del lavoro. Sei stato, fra l’altro, fondatore e primo presidente di Assovini Sicilia, ma il pubblico degli appassionati ti conosce e ti ricorderà sempre come “Mister Donnafugata” o come “l’inventore del Ben Ryè”.

Ma, al di là delle tante innumerevoli belle parole che da oggi si spendono per ricordarti, a me – caro Giacomo – resterà sempre nitido nella mente il bel ricordo di quell’incontro veronese, ai magazzini generali. Dove, forse, anche grazie a te, è scoccata inesorabile la mia passione per i vini di qualità. E che qualità! Ciao Giacomo. Sei scomparso all’età in cui è mancato mio padre. Mi mancherai. Ci mancherai!

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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