di Jenny Gomez
Cosa ci vuole per fare una buona vendemmia di Trebbiano d’Abruzzo? Uve sane, giusto rapporto acidi/zuccheri, forbici, cassette e buona volontà. Risponderebbero così in tanti, ma non vendecordano-22nella Cantina Marchesi de’ Cordano di Loreto Aprutino in provincia di Pescara. Azienda ubicata in un posto di rara bellezza tra il mare Adriatico e il Gran Sasso d’Italia.  Per loro – il titolare Francesco D’Onofrio, sua moglie Daniela e l’enologo Vittorio Festa (che ci ha anticipato la “chicca” dello spumante di cui leggeremo dopo) – la vendemmia è un momento gioioso da trascorrere con chi veramente ama la campagna. Ed ecco che per l’occasione  hanno coinvolto i gourmet di Slow Food,  Condotta area Vestina,  guidata dal fiduciario Sandro Rossi coadiuvato  dall’instancabile Tommaso Di Giacomo, che ci ha gentilmente concesso le foto scattate in vigna. Tommaso è un tipo simpatico che quando si tratta di seguire eventi ed iniziative enogastronomiche parte e chiude il suo Bar San Francesco, situato nel centro storico del borgo montano di Penne. Possibilmente coinvolgendo altri appassionati come lui. In questo caso ha chiamato i suoi colleghi neo sommelier della Delegazione di Chieti, alcuni membri del gruppo folcloristico Vurra Vurre e la fantastica cuoca Mara D’Addario, cresciuta nella macelleria di famiglia. 

Tutti puntuali in vigna per la vendemmia di Trebbiano d’Abruzzo accolti dai “dett e fatt”, dolcetti simili ai muffin nella forma, ma nulla in comune per quanto concerne il sapore. I “dett e fatt” sono senz’altro più soffici e gustosi, quindi impareggiabili. L’allegra brigata confortata dalla dolce accoglienza, ridendo e scherzando, in tre ore ha raccolto circa  15 quintali d’uva bianca autoctona, giunta immediatamente in cantina. Dove è iniziata la “magia” della trasformazione dell’uva, a cui abbiamo assistito entusiasti e rigorosamente con un calice di vino in mano. Appena arrivata l’uva, l’atmosfera si è raffreddata, nel senso letterale del termine. I grappoli sono stati sommersi da una cascata di anidride carbonica sotto forma di ghiaccio secco. L’abbattimento drastico della temperatura dei chicchi con Co2 li protegge dall’ossidazione salvaguardandone i profumi e il patrimonio organolettico, inoltre permette di fare successivamente un uso parsimonioso di anidride solforosa. Le bacche di Trebbiano avvolte in una nube fredda sono scomparse sotto i nostri occhi per finire nella pressa dove si ottiene il mosto, successivamente illimpidito con azoto prima della fermentazione con lieviti selezionati. È una “magia” che si ripete a Marchesi de’ Cordano, cantina ultratecnologica come avrete già capito. Gli appezzamenti si trovano nelle province di Pescara, Chieti e L’Aquila. 22 ettari di proprietà a Loreto Aprutino, 25 ettari dislocati tra Villamagna, Bucchiano e Canosa Sannita e 6 ettari a Tione. L’azienda produce 180.000 bottiglie annualmente.

A parlare di vino e di trasformazione dell’uva viene fame. Quindi,  allietati dalle note del gruppo Vurra Vurre ci troviamo tutti intorno a tavoli tondi elegantemente apparecchiati per “testare” l’abbinamento vino/cibo. Partiamo con un invitante piatto assortito di salumi e pecorino di Farindola, un presidio Slow Food di cui vi ho già raccontato in un precedente articolo:
Pecorino di Farindola, il formaggio “vietato agli uomini”. Antipasto accompagnato dagli autoctoni Aida – Trebbiano d’Abruzzo D.O.C., Brilla – Cococciola Colline Pescaresi I.G.T., Diamine – Pecorino Colline Pescaresi I.G.T. A seguire Pasta alla Mugnaia al ragù e polpette  cacio e ovo abbinati magnificamente al Puntarosa Cerasuolo D.O.C.. Ma qui bisogna fermarsi per spendere due parole sulle pietanze citate, conosciute da pochi fuori dall’Abruzzo. 

La Pasta alla Mugnaia è una pasta antica e tradizionale di Elice, paese in provincia di Pescara. Deve le sue origini agli antichi mugnai della vallata del fiume Fino. È fatta rigorosamente a mano con farina, uova e acqua. Si presenta come un cordone appiattito e non uniforme. Per quanto concerne le polpette (che sono valse alla cuoca Maraapplausi a scena aperta) va detto che ciascuna famiglia ha la sua ricetta.  Ciascuno sceglie per l’impasto il formaggio della stagionatura che più gradisce,  ma l’importante è che alla fine le polpette risultino soffici, da squagliarsi in bocca.

Siamo già sazi! Per non scoppiare interrompiamo il pranzo scendendo in bottaia. È il turno dell’enologo Festa che ci fa assaggiare alcuni eccellenti campioni di botte, Montepulciano d’Abruzzo. Ma oltre alle antiche botti imponenti notiamo delle pupitre.  Ebbene sì, la Marchesi de’  Cordano ha sur lie uno spumante Metodo Classico a base di pinot nero vinificato in bianco e chardonnay, proporzioni 70% e 30% rispettivamente. Ma non è tutto, le uve usate provengono da un vigneto in quota, a quasi 1000 metri sul livello del mare, 
dall’appezzamento Vigna di More, località aquilana di Tione, Comune del Parco Sirente Velino.

vendecordano-12“Non è ancora il momento della sboccatura, ma ho messo a raffreddare quattro bottiglie per voi
– preannuncia Festa – è un’anteprima”. Sorpresi torniamo di corsa a finire il pranzo. Pancetta di maiale in porchetta, patate al forno e pomodori, con Aida e Trinità – Montepulciano d’Abruzzo D.O.C. Sarebbe stato il caso di fermarsi e passare alla degustazione fuori programma dello spumante, ma c’è la torta, anzi la Pizza doce accompagnata dal Passito Rosso Colline Pescaresi I.G.T. Finalmente, finito il dessert  e contravvenendo alle consuete regole di sequenza di mescita, dopo il vino dolce ci concediamo un Metodo Classico
pas dosé. Si stappa, anzi: si sciabola (passatemi il termine). Apertura della bottiglia in grande stile con sciabolata dalle mani abili di Francesco D’Onofrio – che si cimenta anche nell’apertura della bottiglia con la base di un calice (sconsigliato imitare…) – guardato con ammirazione dal suo erede: il figlioletto di quattro anni che vorrebbe emulare, ma ovviamente può solo posare per le foto.

Sentirete parlare di questo spumante, ma saranno in pochi a poterlo degustare per via della produzione limitata.
Bisogna attendere ancora qualche mese per la sboccatura, ma è già sontuoso all’olfatto e in bocca. Fine, burroso, spalla acida notevole e per nulla graffiante in gola. Sarebbe magnifico lasciarlo così, senza aggiunta di liqueur de expedition, con quella impronta varietale immediata ed elegante conferita dai vitigni e dai lieviti.
La giornata di vendemmia di Trebbiano di Abruzzo a Marchesi de’ Cordano non poteva concludersi in modo migliore. I sommelier e i gourmet della condotta Vestina di Slow Food seduti intorno a un tavolo sorseggiando uno spumante, non ancora in commercio, insieme ai padroni di casa.  A loro va un sincero ringraziamento. Per l’accoglienza, l’organizzazione e la pazienza con cui hanno risposto alle nostre domande, anche quando l’orologio segnava ormai le 19.30 e la imponente cornice di montagne non si concedeva più ai nostri sguardi.
Links:
www.marchesidecordano.it
www.slowfoodabruzzo.it
www.wining.it:  Pecorino di Farindola, il formaggio “vietato agli uomini”