di Michela Pierallini
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Ci sono vini così importanti che devi aspettare a berli, dopo aver stappato la bottiglia.

Ci sono eventi così intensi che devi aspettare a scriverne, dopo averli vissuti.
“Vite di donne” è un titolo che gioca mixando le parole vite e vita, quella delle donne produttrici, comunicatrici, artiste e professioniste nel mondo del vino.
Nel parco dell‘agriturismo Principessa Pio, sotto le fronde degli alberi, accompagnati dal canto degli uccellini – ho reso l’idea? – si è svolta una tavola rotonda, dove un gruppo di donne si è raccontato. È stato un confronto, “uno scambio sereno di vedute” lo definisce Arianna.
Arianna Fugazza si può tranquillamente definire una donna multitasking, bella dentro e fuori, madre di tre figli, moglie, lavoratrice, artista, sommelier e presidente dell’Associazione PIV. Lasciate perdere, so che PIV sembra un acronimo e induce a indovinare, ma non lo è. La nascita di questo nome è un mistero che è svelato a pochi fortunati.

PIV è un’associazione culturale con sede a Ferrara, che ha lo scopo di diffondere la conoscenza del mondo del vino attraverso eventi, mostre, incontri e gite. PIV mette insieme capacità, emozioni e conoscenze, e le condivide. Il vino è protagonista, inteso come natura, lavoro, rispetto e convivialità.
Tutto inizia così: durante il rientro dall’anteprima Bardolino ricevo una telefonata dalla mia cara amica Lucia Galasso, antropologa dell’alimentazione, che esordisce con: “Michè, vuoi partecipare sabato 17 maggio come relatrice a una tavola rotonda che si chiama Vite di donne?”
Ci penso poco perché so già cosa rispondere: “Certo che no, ma che sei matta? Io sono a mio agio con la penna mica col microfono, non saprei cosa dire”.
Lucia mi risponde: “Ma bella mia, se non lo sai te, cosa dire, che sei produttrice di vino, hai studiato enologia, scrivi di enogastronomia e sei pure master reiki. Allora ci vieni o no?”.
“Ok, se lo dici te…”. Mi sto ancora chiedendo se abbia usato tecniche ipnotiche a me sconosciute, ma, a esperienza vissuta, posso soltanto esserle grata.
Michela: Arianna, com’è nata l’idea di questo incontro? C’è un motivo particolare che ha fatto nascere in te questo desiderio?
Arianna: “Da qualche tempo si pensava noi del PIV, a un evento dedicato alla donna. Andando a varie manifestazioni legate al vino, abbiamo constatato che non veniva mai risaltato, o giustamente esaltato, l’aspetto femminile, finora troppo spesso legato a stereotipi. Insomma, si sa che la donna deve ogni giorno coprire diversi ruoli contemporaneamente; moglie, figlia, mamma e lavoratrice. Quest’aspetto, troppo spesso sottovalutato o ignorato o, ancora peggio, ritenuto un’ovvietà, lo abbiamo considerato molto importante e raccontarlo sarebbe stato non solo interessante ma anche istruttivo. Storie di vite lasciate in silenzio che avrebbero avuto finalmente una voce. Così nasce la tavola rotonda o, come preferiamo chiamarlo noi, un salotto per chiacchierare, e raccontare, senza polemiche o rancori, le esperienze, le emozioni, le scelte di donne che hanno seguito percorsi diversi ma con la stessa determinazione e consapevolezza”.
Michela: perché hai scelto Lucia Galasso come moderatrice?
Arianna: “La sua “interpretazione” dal punto di vista antropologico mi interessava particolarmente. E così abbiamo iniziato insieme a comporre tutto quanto. Ci piaceva anche l’idea di coinvolgere quelle donne che il vino lo raccontano attraverso articoli, blog e altro; tutto avrebbe concorso nel creare una visione dal punto di vista femminile di un mondo, quello del vino, storicamente appannaggio della sfera maschile”.
Michela: Lucia, come vivi questa tavola rotonda?
Lucia: “Vite di donne” parla di scelte al femminile. Se ancora a inizio secolo la donna contadina non poteva decidere nulla relativamente al lavoro dei campi e al resto della propria vita, oggi tornare a scegliere la terra è un modo per comunicare come si concepisce il mondo e il senso del proprio vivere. Sono ritmi antichi, malamente recisi dalla contemporaneità, cui tornare, di cui, infatti, abbiamo nostalgia. Per mia visione non amo nessun tipo di retorica quando si parla di cibo, agricoltura e tradizione. Voglio capire, dove tutto questo sta portando e, in questo caos, come possiamo aiutarci tutte insieme a lavorare meglio, sostenendoci con le nostre testimonianze”.
Non basterebbe un libro, figuriamoci un articolo, per esprimere tutto ciò che ho vissuto perciò mi limito a estrapolare le frasi per me più significative dalle e-mail che molte, fra le donne presenti all’incontro, hanno voluto scrivere mettendoci in copia.
Antonella Tacci ( azienda Martilde): “L’incontro è stato tanto insolito quanto piacevole. Ascoltare i diversi pensieri e le considerazioni di ognuna, si è rivelata un’esperienza diversa e interessante. A volte mi piacerebbe potere essere senza vincoli, poter viziare le mie vigne e sciogliere la mia fantasia, senza dipendere dalla dura realtà”.
Carolina Gatti (Gatti): “Mi rendo conto che il mondo del vino deve ritrovare la sua semplicità e lasciarsi alle spalle fuffe e orpelli, per ritornare all’essenzialità. La gente deve rendersi conto che non siamo principesse che lavorano la terra, madame del badile, ma donne appassionate”.
Natascia Artosi (Etica vitis): “Sarebbe possibile snellire la burocrazia se ci si mettesse tutte insieme per un obiettivo comune di rete? Io credo molto nel potere creativo e nella capacità di noi donne di vedere la luce e creare il nuovo”.
Paola ed Elena Conti, Cantine del Castello: “L’interpretazione della parola “libertà”, in conflitto con i tanti vincoli in cui ci sentiamo segregate (burocratici, fisici, economici, familiari…) diventa una libertà dello spirito nella quale risvegliare quella parte viscerale, “selvatica” che ognuna di noi sa di avere e che si manifesta potentemente ogni volta che ci si libera dai condizionamenti”.
Chiara Baroffi, Le Casalte“Fa bene vedere che non si è sole nell’aver scelto un percorso diverso e fa benissimo accorgersi che i problemi da affrontare sono gli stessi per tutte, che la passione per ciò che facciamo ci unisce. Questa passione è la nostra forza, il filo che ci unisce. Si potrebbe ragionare su questo e cercare di trarne risultato, avendo ideali comuni e modi estremamente simili di lavorare”.
Cassandra Juliette Wainhouse, artista: “Penso a quanto lavoro di donne rimane non solo non retribuito, non valorizzato, ma neanche mai riconosciuto! Non importa guardare lontano, sono proprio vicine a noi, sotto i nostri occhi, le realtà dominate da maschilismi e prepotenze”.
Maurizia Gentili, artista: “Ho vissuto questo evento in modo molto diverso da quelli ai quali ho partecipato finora….si respirava complicità, condivisione, amicizia, passione per il proprio lavoro, insomma, una per tutte, tutte per una. Tutte voi, ma proprio tutte, avete dato suggerimenti, impulsi e idee alla mia parte creativa, che già è un vulcano sempre in eruzione”.
Lodovica Lusenti (Lusenti): “Ho finalmente visto e sentito cose che provengono da una vera passione per la terra, mi sono sentita parte dei vostri pensieri e delle vostre incertezze, la forza di chi ogni giorno si arrotola le maniche della camicia e va nella vigna e poi in ufficio e da un cliente… donne che non si arrendono mai”.
Samantha Vitaletti (Casteani): “Quella di sabato è stata un’esperienza bellissima, intensa ed emozionante. E’ stato bello rivedere quelle che per me sono già amiche da tempo e conoscere tante donne splendide quali tutte voi siete, ognuna con la sua peculiarità, ognuna con la storia e il suo sguardo al futuro, ma soprattutto con la forza di vivere il proprio presente fino in fondo, in maniera così viva e sentita, col sangue che nelle vene ci scorre davvero!”.
Michela Iorio, giornalista: “Grazie per i sorrisi, per la forza, per l’animo selvatico, per la dolcezza, per l’accoglienza, per lo stile punk, per l’amore e l’odore di terra e vigne.
Cecilia Naldoni, Grifalco: Lo so che le magie non esistono, e che le fatiche segnano. Ma trascorrere il pomeriggio e la serata insieme a tutte voi è stato un balsamo per me e vi ringrazio tantissimo tutte, dalla prima all’ultima”.
Intorno al vino gira tutta la mia vita, le scelte più importanti del mio percorso, personale e professionale, avvengono intorno al vino. Anche col bicchiere in mano, per i maliziosi che lo stanno pensando.
“Vite di donne” mi ha coinvolto molto, soprattutto come archeologa dell’anima e comunicatrice. Da molto tempo, ormai, sento il bisogno interiore di comunicare una verità che va ben oltre la semplice degustazione di un vino. Una verità che non concepisce compartimenti stagni, ma abbraccia il tutto. Le donne non sfruttano la terra ma la fanno fruttare, un dono atavico, innato, che portano dentro come la procreazione. La mia penna danzerà molto.
(Credits: ringrazio Claudio Borgatti per la gentile collaborazione nell’invio rapido delle foto e Giovanni Buccarello al quale ne ho “rubata” una).

 

Links:

www.manaresi.net
www.lusentivini.it
www.martilde.it
www.casteani.it
www.agricolaifabbri.it
rabosando.blogspot.it
www.castelloconti.it
www.grifalco.com
www.pietraventosa.it
www.villabellini.com
www.vinimartavalpiani.it

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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