libro granello(U.G.) Da Anna Abbona a Luisa Valazza, passando per Valentina Argiolas, Annie Fèolde, Livia Iaccarino, Silvia Imparato, Camilla Lunelli, Gianola Nonino, José Rallo e tante altre straordinarie protagoniste in rosa dell’enogastronomia nostrana. 
Sono i 20 ritratti che potrete scoprire leggendo “Il gusto delle donne”, edito da Rizzoli (16 euro), un libro che non può mancare nella biblioteca di un appassionato di cibo e vino, scritto in punta di penna, con sensibilità e originalità mai agiografiche, da Licia Granello, giornalista e food editor de “la Repubblica”. Una collega, amica che ho avuto modo di conoscere personalmente e apprezzare, per la sua irrefrenabile verve, in uno stage “pre esame professionale” nella fredda Urbino. Era il febbraio 1986. Da allora di strada ne ha percorsa Licia, con il puntiglio piemontese che la contraddistingue, passando brillantemente dal calcio al food.
Più che di protagoniste e donne di successo, l’autrice racconta le storie di venti amiche che hanno un punto in comune: tutte (nessuna esclusa) hanno lottato per abbattere quel luogo comune che non le avrebbe voluto alla guida di aziende di successo. Emblematica la vicenda di Mimma Ordine, emigrata a Torino ancora bambina negli anni ’60, che è riuscita a diventare fornaia solo nel ’96 perché un articolo dell’albo cittadino dei fornai escludeva le donne. Storie che prendono, colpiscono e fanno riflettere. Donne di ogni stato sociale: madri e nonne, single e sposate: tutte hanno vinto la loro personale battaglia portando un valore aggiunto alle rispettive attività. E qui mi piace riportare fedelmente le parole scritte nell’introduzione del libro da Licia:
“Nutrire” è un verbo che ammette solo il femminile: esiste la nutrice. Il “nutore” non esiste, così come c’è la balia ma non esiste il “balio”. Nulla riesce più rassicurante di una donna che si occupa di cibo. E’ il suo habitat naturale, una sorta di codice genetico che si tramanda da millenni. Non a caso, quando gli uomini si sono affacciati nel mondo dell’alta gastronomia, è stato adottato il termine chef, traduzione francese di “capo” (chief in inglese). Un bel salto di qualità, rispetto a chi, come le cuoche,  fa semplicemente da mangiare”. 
Altra sensibilità, decisamente innata, quella femminile nel mondo della gastronomia e – da qualche anno ormai – anche nell’enologia. Sarà forse per questo che tutti gli autori di Wining (eccetto il sottoscritto) sono donne? Ma, bando alle autocitazioni: il libro di Licia Granello merita di essere letto, tutto d’un fiato, dalla prima all’ultima riga.

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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