di Silvia Parcianello
Il mondo del vino è strano. Forse perché è per molti versi legato alle emozioni e al gusto soggettivo; forse perché il vino è di fatto un alimento accessibile a tutti, qualcosa che proviene dalla terra e solo negli ultimi anni ne sta emergendo il valore edonistico e culturale. E la cultura, si sa, ha bisogno di tempo e fatica per essere assimilata.

Fatto sta che certe convinzioni sono dure a morire. Una delle più consolidate riguarda i vini che non sono bianchi né rossi ma una via di mezzo. Li ho volutamente definiti così perché è proprio  questo il modo in cui sono visti  i vini rosé in Italia: quando va bene sono un completamento di gamma, e da qui si può solo scendere. Né carne né pesce, roba per donne, vinelli ecc. Per un motivo o per un altro non se li fila nessuno e quasi mai sono considerati prodotti di classe.

Chissà perché vien da chiedersi. Qualche motivo effettivamente c’è… io stessa anni fa ho visto produrre un rosé mescolando un vino rosso e un vino bianco, così in diretta. Sembra una barzelletta e mi auguro che queste cose non succedano più ma non è di questo che voglio parlare oggi.

La notizia è che ci sono degli spumanti rosé che danno grandissime soddisfazioni e ho radunato gli assaggi dell’ultimo anno per sceglierne dieci, con cui mi auguro avrete voglia di inaugurare la bella stagione.

In primavera fioccano aperitivi e cene, i piatti si fanno più leggeri e la voglia di spumante aumenta. Per una volta diamo al nostro spumante una sfumatura di rosa. Ce ne sono per tutti i gusti.

Per cominciare, suggerirei un viaggio alla ricerca di spumanti a metodo classico provenienti da vitigni autoctoni, tralasciando le zone di consolidata tradizione spumantistica, con le quali chiuderemo il nostro vademecum.

Cominciamo col botto. Il Rosè 2013 di Cantina della Volta mette il vestito elegante a un vitigno che nell’immaginario è rusticità e colore rosa acceso, il Lambrusco di Sorbara. Vitigno indomabile, acido malico in gran quantità, qui nell’insolita veste rosa antico con perlage scintillante. Scorza d’arancia e melograno al naso, conserva il gusto del frutto in tutto il dipanarsi del sorso che, vi assicuro, sarà molto lungo e godurioso. Quasi come le crescentine e il culatello che si fanno in Emilia, con cui creerebbe un’armonica accoppiata.

Scendendo lungo gli Appennini, vale la pena fermarsi in Umbria, in una cantina che trasuda bellezza e cultura. Il Brut Rosè di Lungarotti, da uve Sangiovese e Pinot grigio, 9 mesi sui lieviti, è un vero e proprio invito a bere. Al naso sprigiona dolcezza con glicine e piccoli frutti rossi. Il sorso è agile, il gusto fresco e buono, ottimo con il sapore dolce e allo stesso tempo piccante degli spaghetti alla busara.

Siamo ora in una terra magica, probabilmente la doc ante litteram più antica d’Italia, ora Falerno del Massico, provincia di Caserta, pendici del vulcano spento di Roccamonfina. In pratica abbiamo uno spumante metodo classico da vino Falerno … pardon Aglianico. Mata di Villa Matilde è ciò che gli antichi Romani avrebbero usato per brindare alle vittorie belliche se avessero conosciuto l’arte spumantistica. Un calice color pesca i cui profumi si rivelano a poco a poco. L’Aglianico è un vitigno scontroso che non si dà facilmente. Sentori di pepe rosa e mandorla, poi arancia rossa. Al palato è solido e nervoso, perfetto per il cibo, anche la pizza margherita.

E chi se l’aspettava un metodo classico rosè in Puglia? Stupitevi con il Brut Rosè di D’Araprì, Montepulciano e Pinot nero, 24 mesi sui lieviti. Color salmone con riflessi violacei, profumo fresco e dolce, floreale e pasticceria alla ciliegia. Il sorso è rotondo e persistente, perfetto con capocollo di Martina Franca e caciocavallo podolico.

Scendiamo ancora e scopriamo che sull’Etna, oltre agli spettacolari bianchi e blanc de noirs, si comincia a credere nel rosa. Rosè Brut Terrazze dell’Etna è composto da Pinot nero e Nerello mascalese, vigne a 800 metri di altitudine. Sa di crosta di pane, fragolina selvatica, melograno e iodio. Al palato è corposo con mineralità impetuosa e i ricordi della frutta rossa che si percepivano al naso. Spumante di Sicilia con zuppa di pesce.

Scoperta dell’ultimo Vinitaly. Vado da Vigne Surrau per assaggiare il Vermentino di Gallura e vedo una bottiglia di spumante rosè. Surrau Rosè millesimato è Cannonau in purezza, 24 mesi sui lieviti per un insolito spumante speziato e dal bouquet piuttosto buio. Ribes e mora miste a crosta di pane e note fumè. Il sorso è secco e senza fronzoli, con buona struttura. Fa venire voglia di tartare di tonno.

E in Sardegna ho terminato con le proposte insolite.

Per continuare a bere rosa alla grande mi sposterei ora nell’Oltrepo’ Pavese. Torre degli Alberi Cruasè è un Pinot nero di estrema eleganza: note di fragolina di bosco, crosta di pane e petali di rosa per un sorso molto succoso e fresco, di cui avrete difficoltà a non chiedere il bis. Meglio ancora se ad accompagnarlo abbiamo una catalana di crostacei.

Spostiamoci poi in Franciacorta per due proposte rosa ma molto diverse tra loro.
Soul Rosè di Contadi Castaldi (80% Pinot Nero e 20% Chardonnay) ha color rosa ramato e luminoso, note di frutti rossi, petali di rosa e rabarbaro. Al palato è succoso ed eclettico con sapidità accentuata e finale di gusto mediterraneo, alla liquirizia. Risotto allo scorfano e olive taggiasche per metterlo alla prova.

Parosè di Mosnel punta invece sulla pulizia. Qui le proporzioni 70-30 a favore del Pinot nero. Colore pallidissimo, il naso è imperioso, di zeste di limone, pasticceria alla nocciola e pompelmo rosa, a rivelare subito di che pasta è fatto. In bocca è solido, strutturato, lungo, potente. Sembra sfidare la beva di alcuni Champagne, che, come sappiamo, dalla loro hanno un territorio unico. E’ fantastico con risotto ai fegatini di pollo.

Chiudo con quello che per me è stato l’assaggio più completo, sia dal punto di vista tecnico che gustativo. Siamo in Trentino, dove gli spumanti sono cosa seria. Letrari presenta il +4 Rosé 2009, 72 mesi sui lieviti per una cuvée classica a base Pinot nero e Chardonnay. Colore rosa con riflessi dorati, al naso trasmette subito carattere da vendere con la nota iodata conferita dal territorio, che nemmeno la lunga sosta in bottiglia riesce a smorzare. Bouquet evoluto di margherite, fragola matura, dattero e crosta di pane tostata. Sorso pieno e pulito, con breve nota tannica che suggerisce abbinamenti importanti. Il finale al pompelmo rosa aumenta il piacere. Un grande vino per del gran cibo.