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di Sara Vani Era destino che prima o poi raccontassi la storia della viticoltura “eroica”delle Antiche Cantine Migliaccio, Azienda condotta da Emanuele Vittorio e sua moglie Luciana Sabino, viticoltori a Ponza. Li
Grecomusc' significa nel dialetto irpino che l'acino è decisamente più sgonfio rispetto al chicco del tradizionale Greco di Tufo... Leggi...
"De Gustibus", da Palermo la guida alla cucina del Mediterraneo. Non solo cibo, ma un vero e proprio stile di vita che promuove l'interazione sociale.Leggi...di Michela Pierallini
“Quando lo scrivi il pezzo su Letrari? Hai già scritto di Letrari? E’ passato del tempo da quando sei andata a visitare l’azienda Letrari, non hai ancor scritto niente?”. Ho capito!! Ora scrivo così non sentirò più questo ronzio nelle orecchie. Non è mica colpa mia se non ho il dono della sintesi, non ce l’ho e basta. Per questo motivo mi riesce difficile mettere nero su bianco, in poche righe, tutto quello che ho visto, sentito, bevuto e mangiato quella domenica di marzo, prima di vinitaly. Perché proprio una visita all’azienda Letrari? Nessuna scelta da manuale, soltanto un pizzico di romanticheria. Le buone amicizie arrivano quando meno te lo aspetti e soprattutto da dove proprio non te lo immagineresti: in questo caso da twitter. Twittavamo per combinare un incontro, noi “twitteri “ bevitori, perché alla fine fa anche piacere dare un volto a chi sei abituato a leggere e identificare in un avatar o in un tweet. “Dove potremo trovarci? Chi conosce un albergo carino? Dovrei guardare se ho già impegni, farei una toccata e fuga, potrei, sarei ..ei..ei..ei..“. Alla fine io e Lucia Letrari, usando consapevolmente il verbo presente, ci siamo messe d’accordo e in un batter d’occhio eravamo già alle terme di Saturnia spalmate sulla sdraio nel giardino delle piscine termali. “Vino dentro e acqua fuori”: ho coniato questo motto che mi calza a pennello.
Lucia Letrari, donna del vino
Lucia è enologa e anche donna del vino. In azienda segue tutto, dai vigneti al confezionamento. Ha le idee chiare e le esprime in modo eccellente in ogni sua creazione, dal vino al packaging. Una visita in cantina era scontata visto che durante i due giorni trascorsi insieme non abbiamo fatto altro che parlare di vino, moltiplicazione dei lieviti, spumantizzazione, metodo classico e Trento DOC! Dopo tanto parlare è naturale che venga voglia di bere. E così, eccomi qui, a Rovereto, nella meravigliosa sala degustazione arredata veramente con gusto. Non ho ancora chiesto niente che già mi trovo nel bicchiere il Dosaggio zero Riserva, annata 2007, quarantotto mesi, minimo, sui lieviti, sboccato un mese e mezzo fa, 60% di chardonnay e 40% di pinot nero. I profumi sono sconvolgenti, mi strappano alla giornata piovosa e mi conducono verso un pascolo di montagna, con una piccola casetta in pietra e il camino fumante. “La montagna nel bicchiere” esclama Lucia “lo definisco così perché è ruvido”. Per un attimo ho pensato che mi leggesse nel pensiero! “Io amo le asperità, è il nostro territorio, lavoro con la malo-lattica svolta e l’anidride carbonica non evidente”, continua Lucia “per me, lo chardonnay ci differenzia, ci dà il fruttato, i profumi. Quello che stai bevendo è stato sboccato a mano. Non mostra il perlage, però in bocca senti la persistenza. Deve accompagnare il pasto e lasciare la bocca pulita”. Il colore è bellissimo, intenso e molto accogliente. Il profumo è sincero, schietto e importante. Un mix di fiori e frutta, nocciole, albicocche secche, chiudo gli occhi e in un brivido mi vedo bambina. Fra le mani il calzettone dell’epifania, quello grigio, in lana grossa, lavorato ai ferri dalla nonna Rosa, la nonna tanto cara a mio padre. Corro verso il tavolo per aprire quella calza tutta bitorzoluta e, infilando la manina, arraffo noci e mandarini, caramelle di zucchero e liquirizie gommose, piccoli chewing-gum a forma di limone con dentro la frizzina e nocciole. Una gioia e un’emozione così intensa che non sarò mai in grado di descriverla a parole.
di Umberto Gambino
Sempre dall'ultima edizione di Sicilia En Primeur ecco i migliori assaggi delle annate già in commercio. In evidenza, ancora una volta, i vini del comprensorio etneo (bianchi e rossi).
Bianchi
Inzolia - IGT Sicilia 2011 - D'Alessandro
Dapprima timido al naso, si apre in sensazioni piacevoli di lavanda e di frutta fresca. E' corretto, morbido, sapido, di buona persistenza. Un buon esempio di Inzolia.
Didattico. 80/100
Alberta Ferretti - Chardonnay - IGT Sicilia 2010 - Feudi del Pisciotto
Un internazionale che in Sicilia ha attecchito bene ormai da tempo, al punto che molti produttori lo considerano alla stregua di un vero e proprio autoctono. Questa è una buona interpretazione "alla francese" con uso di barrique. Note vanigliate evidenti che però coprono il frutto. Vino fresco, di gusto ampio e suadente.
Modaiolo. 81/100
Chardonnay - IGT Sicilia 2011 - Feudo Principi di Butera
Un altro buon esempio di Chardonnay a cura di una delle perle del gruppo Zonin. Naso fresco, floreale, con bel fruttato giovane di pesca gialla. Al gusto è agrumato, intenso, di ottima beva. Un vino che lascia presto la bottiglia vuota.
Piacevole. 81/100
Nakone – IGT Sicilia 2010 – Tenuta di Fessina
Chardonnay in purezza. Già assaggiato in altre occasioni, è sempre un vino piacevole, particolare, mai banale. Giallo paglierino chiaro con note agrumate, di mandorla dolce e un po’ fumé che tornano coerenti all’assaggio. Grande freschezza e sapidità in bocca.
Dinamico. 83/100
di Sara Vani
Mi chiedo, come mai non capito quasi mai in Ciociaria? Eppure è la terra di mio padre, quindi per metà anche la mia, e la conosco così poco nonostante zii e cugini sparsi tra Frosinone e la provincia. Quando si
concretizza la mia partecipazione all’evento Rosso Cesanese 2012, per assaggiare le anteprime DOCG Cesanese del Piglio e DOC Cesanese di Affile, penso sia un segno: ecco, è arrivata l’occasione giusta, riaccenderò la mia curiosità alla ricerca delle mie radici. Il mio percorso ha inizio proprio da questa giornata, qui ad Anagni, la bellissima Città dei Papi. Del vitigno principe di questa zona abbiamo notizia dai libri antichi custoditi nella Biblioteca del Monastero di Santa Scolastica a Subiaco: i monaci benedettini testimoniano di apprezzarlo in epoca medievale, anche se la coltivazione della vite risale a moltissimo tempo prima, al 133 a.C.
L'anteprima nel comune di Anagni
La manifestazione, organizzata dal Comune di Anagni in collaborazione con la Strada del Vino Cesanese, si svolge nel suggestivo scenario del medievale Palazzo Comunale. Nella sala degustazione riservata alla stampa, mi rendo conto che ci sono molti giornalisti stranieri, tra i quali anche un indiano. Sono incontri che accendono nuove curiosità e io, come al solito, dovrò soddisfarle. Tra i 35 campioni presenti, non è presente alcun Cesanese di Olevano, visto che i produttori non fanno più parte della Strada del Vino. Le DOCG sono suddivise in base 2010, superiore 2010, riserva 2009, mentre le DOC Cesanese di Affile, in base 2010 e riserva 2009. Il 2009 è stata un’annata dagli strani episodi climatici, con la pioggia spalmata lungo tutto l’anno, mentre il 2010 è stato caratterizzato da precipitazioni più abbondanti e numerose e con temperature medie inferiori di almeno un grado, anche se complessivamente più regolare.
Ed ecco i miei appunti di degustazione, condotta rigorosamente alla cieca.
Cesanese base 2010
Tra i base 2010, ho avvertito in generale una nota amara abbastanza evidente sul finale e un tannino ancora non integrato. Possiedono complessità gusto-olfattiva questo sì, ma in un modo che confonde le idee: senza franchezza e immediatezza di beva, la sensazione è che non siano ancora tutti pronti per affrontare un’anteprima. Due campioni in particolare hanno suscitato il mio interesse: innanzitutto l’Hiperius di Agricola Emme, Vigneti Massimi Berucci, il primo calice dal colore rubino pieno e intenso della categoria. Al naso accenna un’eleganza insospettabile ed è il primo assaggio in cui i tannini sono finalmente già masticabili, supportato da una bella acidità, anche se ancora esile in bocca. L’altro è il Cesanese del Piglio dell’Azienda di Giovanni Terenzi , che al naso offre note di caramella mou, note floreali di petali di rosa, marmellata di ciliegia. All’assaggio mostra più armonia degli altri ed è effettivamente il più pronto. Semplice, immediato, bevibile.

Io e il vino. Ho voluto cominciare l'avventura di questo sito in onore e in ricordo di mio padre e mio nonno che se ne sono andati (troppo presto) ed erano entrambi viticoltori puri. Fin da piccolo mi hanno trasmesso la passione per il vino genuino, per la vendemmia che era un giorno rituale di festa grande per tutta la famiglia, per i profumi intensi del mosto fresco, per l'emozione di quelle botti enormi che sfioravano il soffitto della cantina e che mi facevano sentire ancora più piccolo...leggi